Quando si cammina lungo via Pisorno, a Tirrenia, il mare si sente prima ancora di vederlo. C’è un odore di salsedine e resina che riempie la strada, e nulla farebbe pensare che proprio qui, nella quiete balneare di oggi, sia nata una delle prime utopie cinematografiche italiane.
Prima di Cinecittà, prima dei grandi set romani, c’era Tirrenia.
E c’era la Pisorno, la Hollywood della pineta.


Le origini: un sogno che nasce nel pieno del Fascismo

La storia inizia negli anni Trenta, in un’Italia che sogna modernità e spettacolo. L’idea venne al drammaturgo Gioacchino Forzano, uomo brillante, ambizioso, capace di muoversi con abilità tra arte e potere. Voleva costruire un polo cinematografico all’avanguardia, lontano dalla centralizzazione romana. Scelse Tirrenia: una terra allora selvaggia, bonificata dal regime fascista proprio per renderla edificabile.

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Alla progettazione chiamò Antonio Valente, architetto dai tratti modernisti. Ai finanziamenti contribuì la famiglia Agnelli, convinta che il cinema potesse diventare la nuova industria nazionale. Al regime il progetto piaceva: un grande stabilimento sulle coste toscane era un’occasione per mostrare efficienza, modernità e capacità organizzativa.

E così, a partire dal 1933, la pineta iniziò a trasformarsi.


Una “piccola Italia” perfetta per i film

La scelta di Tirrenia non fu solo politica. La sua posizione era strategica: montagne, coste, fiume, boschi, colline, città d’arte, porto… tutto nel raggio di qualche decina di chilometri. Una tavolozza completa per ricreare qualsiasi scenario.

Nel 1935 gli studi acquisirono il nome destinato a rimanere nella storia:
PIsa + SORNO (da Livorno) = Pisorno.

Tra il 1935 e lo scoppio della Seconda guerra mondiale si girarono qui circa 80 film. Un numero impressionante per un polo di produzione nato nel nulla.


Gli studi più moderni d’Italia

Entrare nel complesso negli anni Trenta doveva essere stupefacente: teatri di posa enormi, finestre oscurate, passerelle di ferro, scale che salivano verso soffitti altissimi, luci potentissime, attrezzature che arrivavano dall’estero. C’era tutto: scenografia, costumi, laboratori sonori, montaggio, magazzini, spazi all’aperto. Una cittadella del cinema prima ancora che Cinecittà esistesse.

La pineta diventò un luogo in cui si mescolavano operai, comparse, attrici, registi, sarti, macchinisti.
La sabbia, i pini, la luce chiara della costa tirrenica diventarono parte del linguaggio visivo del nostro cinema.


Il cinema nato tra le dune

Negli stabilimenti di Tirrenia passarono attori e attrici destinati a diventare iconici: Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Totò, Claudia Cardinale, Vittorio Gassman. Ognuno lasciò un piccolo segno su quel territorio che si trasformava, giorno dopo giorno, in un luogo di cinema, lavoro, illusioni e fatica.


La guerra e l’occupazione: il sogno si spezza

Poi arrivò la guerra. La Pisorno fu occupata prima dall’esercito tedesco e poi dagli Alleati. I set diventarono magazzini, i camminamenti tecnici depositi di munizioni, i teatri di posa dormitori per soldati. L’epoca d’oro si fermò di colpo.


Il dopoguerra, la Cosmopolitan e il nuovo inizio

Finita la guerra, gli studi tentarono di ripartire. Ci riuscirono a metà: il cinema italiano stava cambiando, e Roma era ormai il suo centro gravitazionale. Nel 1961 arrivò però il grande colpo di scena: Carlo Ponti acquistò gli studi e li trasformò nei Cosmopolitan Studios.

Per qualche anno Tirrenia respirò di nuovo aria di cinema: arrivarono star, investimenti, nuovi film, nuove ambizioni. Ma la concorrenza di Cinecittà era enorme e nel 1969 gli studi chiusero definitivamente.


1987: un’ultima, luminosa apparizione

Eppure la storia non morì. Nel 1987, per il film Good Morning Babilonia, i fratelli Taviani ricrearono negli studi una piccola Hollywood dei primi del Novecento. Fu un ritorno simbolico, poetico: Tirrenia ritrovava, anche solo per qualche mese, il suo ruolo naturale di città del cinema.


La mostra che racconta tutto questo

Oggi, camminando lungo via Pisorno, è possibile ripercorrere questa storia grazie ai venti pannelli installati dal Comune di Pisa: fotogrammi, scene, attori, aneddoti, immagini degli studi nei loro anni d’oro. Un museo all’aperto che restituisce dignità al passato e memoria al territorio.

Guardando quelle fotografie in bianco e nero, si ha quasi la sensazione che gli studi non siano mai davvero scomparsi: che siano lì, appena oltre la pineta, pronti a riaccendere le luci.

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