Protagonista dell’evento inaugurale di questa diciottesima edizione della “Festa del libro con gli autori”, Carlos Ruiz Zafon intervistato sul palco del Teatro Verdi da Edoardo Vigna.

Con l’autore spagnolo,il più letto dopo Cervantes, si è parlato dell’inizio della sua carriera e del successo, cresciuto grazie al passaparola, della tetralogia sul Cimitero dei libri dimenticati ( L’ombra del vento, Il gioco dell’angelo, Il prigioniero del cielo e l’ultimo uscito ‘Il labirinto degli spiriti’).

La tetralogia racconta un universo narrativo ambientato a Barcellona dagli anni ’20 ad oggi più o meno, punto di partenza per un lavoro, progettato e poi costruito come una cattedrale, che fosse un omaggio alla costruzione letteraria e alla letteratura.

GLI INIZI DELLA CARRIERA

Zafon ha un passato da pubblicitario, quello che lui ha chiamato impiego mercenario e che ha consigliato di intraprendere da giovani, come lui stesso ventenne.

Negli anni ’80, racconta Zafon, l’ambiente pubblicitario era uno dei modi, forse non etico ma legale – come rispose a suo padre quando gli chiese, visto gli abbondanti guadagni, se quello che faceva fosse legale- per arricchirsi e per permettersi di tornare al reale sogno: la scrittura.

Foto di Massimo Battista
SOGNI REALIZZATI

L’incontro è stata anche occasione per scoprire i sogni dell’autore, quello appunto dello scrivere ma anche la conoscenza con John Williams, suo mito da sempre.

Raramente i sogni che fai da bambino si avverano ma i miei due si sono realizzati entrambi

SIAMO CIO’ CHE RICORDIAMO

Si è viaggiato anche tra i ricordi dell’autore, come appunto la giornata trascorsa con John Williams nel suo studio di registrazione dove era impegnato con la composizione della colonna sonora di Star Wars e alla fine della quale Williams gli regalò la prima parte dello spartito

Spartito che adesso fa bella mostra di sé incorniciato e al quale, passandogli davanti, rivolge un inchino come se fosse un totem.

IL FORTE LEGAME CON LA MUSICA

Sorprendente anche il legame di Zafon con la musica, tanto che la struttura dell’ultimo libro è quella di una messa di Requiem e non a caso due capitoli si intitolano requiem e kyrie, come lo stesso autore ha affermato.

Un’orchestra di parole, in cui ogni parola paragrafo e capitolo sono pensati come composizione musicale con determinati e definiti ritmi, colori e timbri

devo cercare sempre i colori che meglio rappresenteranno l’opera letteraria

Sorprende anche, in un momento storico in cui si creano gadget su qualsiasi personaggio o film da qualsiasi libro, la sua onestà intellettuale e amore per la letteratura tale da escludere la possibilità sia ora che nel futuro di monetizzare la sua letteratura con film, gadget o videogiochi

foto di Massimo Battista

Il cimitero dei libri dimenticati è un luogo dell’immaginario di ognuno e lì deve rimanere. E’ onesto mantenere i libri così come sono, non c’è la necessità di trasformarli o adattarli in qualcosa di diverso

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