di Raffaella Ceres

L’eclettico, simpaticissimo e scanzonato cantautore genovese ci ha dedicato  tempo e allegria  raccontandoci  della sua recente avventura cinematografica, passando per la musica, per la letteratura…per l’arte a 360 gradi.

Proprio in questi giorni il film Zoè  di Giuseppe Varlotta, del quale è uno dei protagonisti, concorrerà al premio Brasov Interantional Film Festival & Market in gara insieme ad altri film e nomi di grande spessore internazionale ( Paul Weitz, Robert Redford, John Cameron Michtell e moltissimi altri ). Ruolo intenso, che mette in luce le capacità di “ metamorfosi” proprie del cantautore genovese, che ritroviamo anche nella sua scommessa musicale con “ Baccini canta Tenco” .

“… qui è tutto veloce come un arcobaleno
e tu stammi vicino e non mi tradire
perché a tradire un amico è quasi meglio morire” .
(Francesco Baccini – Chissà chi sarò)

 Francesco Baccini

Ciao Francesco ! Sei in partenza credo per la proiezione del tuo film al Brasov International Film Festival & Market?

Ciao! Sai che purtroppo ci sarà solo il regista perché io il 22 ho un concerto vicino a Latina e non ce la faccio ad andare. Abbiamo provato a vedere se c’erano delle coincidenze per tornare in tempo ma siccome questo posto, Braslov,  praticamente è a tre ore di macchina da Bucarest!

Lontano!

Si! quindi il casino era il ritorno perché domenica sera ho un concerto a Sezze!

Il regista è partito stamattina…mi dispiace perché domani sera abbiamo la proiezione!

Dai, in caso andrai alla premiazione!!!!

Parliamo di questa tua esperienza cinematografica.

È stata per prima cosa un’esperienza faticosissima. Sveglia tutte le mattine alle cinque! …ecco io in genere mi sveglio a mezzogiorno! Neanche una donna riuscirebbe a farmi alzare tutte le mattine alle cinque. E questa cosa è andata avanti per cinque settimana ed.alla fine del film io ero sfinito, però ci siamo riusciti!

Com’è stato il rapporto con la protagonista del film…una bambina vero?

Bellissimo! Lei è incredibile..ci guardavamo tutti e pensavamo che fosse una donna travestita da bambina, molto matura.

Il tuo è un ruolo da grillo parlante… tu accompagni questa bambina lungo un viaggio…

Si è un ruolo anche abbastanza complicato perché all’inizio dovevo sembrare uno inquietante poi a metà film si capisce che invece sono uno buono. Era un personaggio abbastanza mutevole.

Hai accettato subito quando ti è arrivata questa proposta?

Quando mi è arrivata la proposta Varlotta mi ha fatto vedere anche il corto che aveva girato due anni prima e subito mi sono accorto del talento di questo regista…basta un’immagine per capire come uno gira..la fotografia da film non italiano..e poi ho letto la storia e mi piaceva e ho pensato “ lanciamoci in questa avventura”! Anche se per anni io avevo rifiutato quando mi avevano proposto anche altre cose.  Non mi sentivo assolutamente pronto…per me il cinema è una cosa serissima. E dovrei dire che è la mia passione numero uno da un bel po’ di anni, la musica,  ormai non lo è più.

Perché?

Perché la musica “è morta” è quello è il problema di fondo.

Spiegaci!

Secondo me la forma canzone è finita. Sono anni che si sta a giocare…io ho avuto la fortuna di nascere in un periodo storico dove mi svegliamo e c’erano le novità musicali e secondo me sono almeno 25 anni che si parla di suoni ma non si parla di novità musicali. A livello mondiale intendo. Quindi la musica è in una fase di stanca. Almeno la forma canzone, poi se vogliamo parlare di musiche contemporanee, quello è un altro discorso. È un po’ che non ascolto qualcosa che mi stupisce, mentre nel cinema no. Perché il cinema racchiude tutte le forme d’arte: c’è l’immagine, c’è la storia, c’è la musica, c’è tutto…

Riguardo a questo, sai seguendo quello che accade qui a Roma a Cinecittà?

Ho sentito si qualcosa! Purtroppo l’Italia è uno smantellamento unico! È quello il dramma! È un Paese che si sta svendendo al migliore offerente …questo rientra amaramente in questa logica.

Avresti un incoraggiamento da dare a questi ragazzi?

Ragazzi, Cinecittà è un sogno che va inseguito! È un po’ come Zoe la protagonista del nostro film .

Abbiamo fatto un film praticamente senza soldi; Varlotta mi dice sempre di non dire quanto è costato che non ci crede nessuno! Anche perché guardandolo non pensi minimamente che sia costato così poco. È quasi imbarazzante.

Varlotta è riuscito a creare una vera squadra! Tutti noi abbiano fatto questo film perché lo volevamo fare! E quindi si è creata una situazione di sfida, quasi a volerlo finire. E la bravura è stata quella di Varlotta che è riuscito a tenerci insieme tutti e a motivarci!

Quando vi hanno comunicato di essere in corsa per il premio cosa avete pensato?

Mi ha chiamato il regista è mi ha detto “ti mando una mail, non so se ci crederai perché non ci credo nemmeno io”!

Con questo film abbiamo fatto veramente un sacco di festival, abbiamo vinto premi…in Italia ma anche all’estero. Però ti dicono bravo, ma non si trovava nessuna distribuzione. Il vero problema per il cinema è quello. Il film è stato riconosciuto dallo stato come film d’essai e quindi ha girato un po’ quel circuito li. E lo scorso hanno abbiamo fatto un rimontaggio del film per la distribuzione on line…con questo nuovo montaggio adesso il film è targato 2011 ed è stato mandato a questo festival. Dove è stato scelto fra 1500 film!

Che è un numerone!

È un numerone e la commissione è quasi tutti americana. C’è quindi la possibilità di un nuovo mercato rappresentato da questo festival stesso .E per noi la vera vittoria sarebbe trovare anche una distribuzione al festival; la cosa bella è che la motivazione per cui hanno scelto Zoe è perché questi che hanno selezionato il film hanno visto in Zoe il cinema italiano che loro hanno nella mente che è quello di Fellini, di De Sica…e Varlotta è un pò un neo realista del terzo millennio..

E questo è un complimentone!

Noi abbiamo visto che facciamo molta più presa sugli stranieri che sugli italiani.per loro quel cinema li è un po’ onirico…

Quello che ha fatto la storia del cinema italiano.

Questo cinema di Varlotta è un mix fra Fellini, De Sica, però ha anche dentro un po’ di Kubrick…è curioso..e poi ha un modo molto personale di girare.

Il primo a riconoscerlo fu Monicelli che vedendo il film disse che è un film unico nel panorama italiano.

Purtroppo quando fai un film unico in  un mondo di mercato che tende a globalizzare è una sfiga non è una fortuna, a meno che non ti beccano da fuori dove comunque il cinema è una roba seria…il massimo sarebbe tornare in Italia con una produzione straniera

La situazione oggi in Italia è drammatica per tutto, per il cinema, la musica, per la letteratura…è un paese immobile che non rischia niente. Nel mondo la parola indipendente vuol dir figo…in Italia vuol dire sfigato.

Ti piacerebbe passare da interprete a regista?

Di quello che faccio sono sempre coautore e autore quindi anche nel personaggio di Luigi, che è quello che interpreto, insieme al regista abbiamo apportato delle modifiche. Anche una parte delle musiche nel film è mio; ci sono non solo in veste di attore ma anche nel discorso musica e nel lavoro del personaggio. Con Varlotta è nato un feeling particolare. È stato un lavoro di gruppo.

Da due anni stiamo lavorando a un nuovo progetto che implica  più spese… un gioco fra il medioevo e adesso…ricostruzioni particolari. E io dovrei fare il capo dei cattivi!

Io sono bravissimo a fare il cattivo, mi risulta più difficile fare il buono!

Varlotta è bravissimo a farci sempre cambiare ruoli e personaggi.

Va bè ma non sembri cosi cattivo dai!!

È una questione fisionomica! C’ho il sopracciglio che quando è messo serio sembro uno cattivo!

Passando dal cinema alla musica…il tuo percorso musicale. Parlami dello spettacolo e Cd Baccini canta Tenco.

Abbiamo riportato in vita un repertorio che ormai era in naftalina..Tenco la gente lo conosce pochissimo…solo il gossip, il mistero legato alla morte, ma non alla vita, a quello che pensava a quello che scriveva e me ne accorgo anche durante i concerti che la gente conosce tre canzoni e quindi scopre un cantautore nuovo, come se non lo conoscesse e scopre canzoni nuove e lo scopo di questa operazione era proprio quella. Di far capire la dimensione artistica di Tenco a 360 gradi. È stato ironico, il primo a scrivere canzoni sociali, ma neanche questo è passato alla storia.

È passato solo che fosse uno triste..è come un totem messo là, dove ogni tanto qualcuno si è avvicinato..ma anche gli esperti delle canzoni d’autore di Tenco sanno poco…e me ne sono reso conto proprio facendo questo spettacolo…

Una bella scommessa insieme alla tua avventura cinematografica

E se no nella vita facevo l’impiegato!

Sono un artista …il termine coincide a volte con quello di personaggio…e la tv ha sfornato negli ultimi vent’anni un centinaio di personaggi che però non sono artisti.

Condivido.

L’artista è inquietante, non è rassicurante…fra Carmelo Bene e la Clerici che cucina la gente si spaventerebbe a vedere Carmelo Bene!! E matto!Gli artisti sono matti, ma ce lo siamo dimenticati perché in vent’anni i media ci hanno fatto vedere cose chiaramente sempre molto rassicuranti..un villaggio vacanze.

Ora tutto questo stride perché del villaggio vacanza non c’è più neanche il villaggio e la gente comincia a non crederci più..pare… forse, finalmente!

Il non avere le cose aguzza l’ingegno. Anche per il cinema vale questa regola.

Il momento magico del cinema italiano infatti è quello del dopo guerra di un Italia devastata da tutto..dalla guerra, dalla fame…e sono venuti fuori i veri maestri del cinema che gli stessi americani hanno copiato. Facendo un cinema con due lire.

Tu hai festeggiato più di vent’anni di carriera musicale..fai un resoconto, in una battuta che ti caratterizza, rispetto a questo.

“È incredibile che sono ancora qui”!

Quando ho iniziato quello che facevo aveva un valore; oggi fare il cantautore è un po’ da riserva indiana.

Sono vintage!

Francesco, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e spero di poterti intervistare di nuovo da vincitore con il vostro film Zoè.

Però dell’Oscar dell’anno prossimo!

Perfetto allora ci diamo appuntamento sul red carpet!

Grazie a Francesco Baccini

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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