Qui è cosi! Il format di Mauro Perugini all’Ar.Ma Teatro

Qui è cosi! È più di uno spettacolo, forse un aperitivo o magari una cena dove il pubblico sarà partecipe, elemento attivo e reattivo di un gioco, un’alchimia in cui si fonderanno intrattenimento, coinvolgimento, chiacchiere, visioni, idee, giochi, proposte, magie, musiche, poesie, cibi, ricette, libri, letture, consigli, risse, amplessi, orgasmi, insomma le solite cose o quasi che non troverete mai in un teatro normale! Il 7 e il 28 dicembre i prossimi appuntamenti, ne abbiamo parlato con l’ideatore e interprete.

Qui è cosi!. Ma così come?

Qui è cosi! Il format di Mauro Perugini all'Ar.Ma TeatroBella domanda!

Risposta breve: così come… intendo io lo spettacolo ed il fare spettacolo.

Risposta media: uno spettacolo quindi inusuale, non convenzionale,  giocoso, imprevedibile, circense, magico, visivo, aperitivo.

Insomma uno spettacolo dove realmente tutto può accadere.

Risposta articolata: le persone sentono il bisogno di divertirsi ma spesso non sanno come, perché hanno dimenticato che per divertirsi bisogna semplicemente giocare, ma per giocare a qualunque gioco, bisogna conoscerne le regole…. e l’unica regola del mio gioco è che “Qui é Così”!

Come è nata l’idea di questo nuovo format?

Dal desiderio di rimettere il pubblico al centro dello spettacolo, come referente unico e privilegiato di ciò che accade sul palco.

Di far tornare il pubblico ad essere pubblico, elemento vitale per l’esistenza di ogni spettacolo: perché è solo grazie al pubblico che l’attore esiste, altrimenti non è nulla.

Ma in questi ultimi anni il pubblico è stato spesso tradito, proprio da chi invece dovrebbe per primo amarlo e rispettarlo, relegandolo ad inutile accessorio in sale sempre più vuote e privandolo della sua funzione più benefica ed importante: quella di reagire!

Di criticare, di gioire, di fischiare, di applaudire (sul serio), di piangere. Di emozionarsi.

Il pubblico (quando c’è) è diventato un elemento quasi anacronistico: decorativo e passivo.

Il mio format vuole ribaltare completamente questa situazione, riportandola alle origini!

Quanta improvvisazione c’è in questo spettacolo e quanto invece è tutto stabilito?

Quando si parla d’improvvisazione, spesso i non addetti ai lavori la intendono come un momento in cui non si sa cosa dire o fare e quindi si “improvvisa” la prima cosa che viene in mente.

E’ invece esattamente il contrario, si sa già esattamente cosa si andrà a fare, solo che non si sa quando la si farà. E’ come avere nella propria mente un  grande contenitore virtuale, dove dentro ci sono idee, spunti, monologhi, tracce, appunti, gag, battute e molto altro, che in base alla tipologia di pubblico, all’umore del pubblico, all’atmosfera che c’è in sala, al chiacchiericcio o al silenzio che precede l’inizio dello spettacolo, determineranno via via le scelte e le “estrazioni” da quel contenitore.

Il che si traduce in uno spettacolo non precostituito, che io andrò a cucire addosso a “quello” specifico pubblico, di fatto uno spettacolo unico per un pubblico unico.

Io so esattamente come inizierò e concluderò lo spettacolo, il percorso invece (con dei punti di riferimento all’interno da raggiungere in modo cronologico) lo costruirò mano a mano che il pubblico si scalderà (o meno) ed inizierà a reagire ed interagire.

E’ il pubblico in fondo a dettare i ritmi ed è per questo che è importante saperlo ascoltare e rispettare.

L’improvvisazione pura è rarissima, quando cioè si va solo con l’istinto e senza alcuna rete, in “territori” di linguaggio e di situazione mai sperimentati prima, ma quando questo accade posso assicurarvi che è una sensazione unica e meravigliosa. Ed è proprio in quei momenti che si fanno i passi di crescita artistica più potenti ed importanti, perché per alcuni momenti, abbandonando  il conosciuto (il sicuro)  per il non esplorato (il rischio), si scoprono nuovi territori di espressione spesso neanche immaginati.

L’interazione con il pubblico pare sia fondamentale in questo format. Ma se il pubblico è “ostile”, il mattatore come si comporta?

La mia esperienza si è formata in quella straordinaria palestra che sono stati i locali negli anni 90, che mi ha permesso di sviluppare ed affinare sera dopo sera non solo il repertorio, ma anche istinto, gusto, sensibilità e misura: misura con il pubblico!

Se il pubblico è “ostile”, significa che si sta sbagliando qualcosa e vuol dire che la “lettura” fatta su quel pubblico non è stata corretta. In quei casi l’errore da non fare assolutamente è “forzare”, perché si rischia solo di accumulare altri errori, con conseguente nervosismo che viene immediatamente captato dal pubblico.

Non forzare, cercando quindi di cambiare registro ritrovando gli abituali riferimenti e se proprio è una serata no, andare di tecnica e portare a casa dignitosamente la serata.

In tutto questo l’esperienza conta in modo incalcolabile, perché avere all’attivo centinaia e centinaia di serate, significa avere affrontato centinaia e centinaia di situazioni ognuna diversa dall’altra e avere quindi accumulato decine e decine di “soluzioni”, strategie, trucchi, tecniche per tirarsi fuori da ogni impaccio, senza che il pubblico se ne accorga.

I fattori che intervengono alla buona riuscita o meno di una serata sono infiniti e spesso quasi impalpabili: un microfono che comincia a non funzionare, una discussione avuta in mezzo al traffico, farsi pagare puntualmente, una giornata no… , ma il trucco se trucco si può chiamare è sempre uno: rispettare sempre il pubblico ed essere sempre se stessi.

Non sempre ci si riesce, ma la ritengo l’unica regola da seguire.

Cosa vuoi lasciare nel pubblico?

Leggerezza, vitalità, piacere, curiosità, voglia di tornare.

Perché il pubblico dovrebbe venire a vedere lo spettacolo?

Per non perdere una splendida occasione per divertirsi, per giocare, per rilassarsi, per ridere e  per condividere tutto questo, finalmente non davanti ad uno schermo, ma nell’infinito piacere di farlo insieme ad altre persone.

Fai questo lavoro dai primi anni Ottanta, quanto è cambiato l’intrattenimento in questi anni?

Intanto il problema è: dove farlo questo intrattenimento?

I locali dove era possibile farlo con continuità sono scomparsi da tempo ed è solo la continuità che determina nel tempo la qualità o meno del tuo lavoro.

E’  un po’ come l’avanspettacolo di una volta: se funzioni hai la serata altrimenti è meglio se lasci perdere.

E non essendoci più locali dove esibirsi p r o f e s s i o n a l m e n t e (specifica non da poco ma che allungherebbe di molto la mia risposta), l’intrattenimento è il riflesso di ciò che gira in televisione o su internet, con un inevitabile appiattimento ed omologazione di stili e linguaggi.

É vero che stando davanti ad un pubblico, si impara a conoscerlo, ma è anche vero che è il pubblico ad apprendere da chi gli sta davanti e quindi se ci fossero più locali, lentamente si creerebbero più stili comici e quindi nel tempo anche i gusti del pubblico si evolverebbero e si arricchirebbero.

In questa città purtroppo mancano da tempo (a parte qualche nuovo timido tentativo) luoghi adatti dove potersi esibire e suonare dal vivo, per provare imparare sperimentare e capire soprattutto cosa significhi realmente “esibirsi” davanti ad un pubblico.

Da quei locali romani (il Classico in primis) sono nati comici e musicisti che vanno da Brignano a Giorgia, da Battista a Britti, da Di Carlo a Capossela… penso che anche il famigerato Pil (per intenderci prodotto interno lordo) ne ha beneficiato e non mi sembra poco!

Un invito ai nostri lettori

Di continuare ad essere lettori e quindi di leggere, di leggere libri perché un buon libro rappresenta un viaggio fantastico per la mente e magari tra una lettura e l’altra, di venire a vedere il mio spettacolo, perché anche quello sarà un fantastico viaggio per la mente… e non mento!! Andate sulla pagina fb QUI E’ COSI’ e troverete date & info e se vi piace, cliccate!!

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