Lo scorso 13 novembre il vecchio cinema America, situato nel cuore di Trastevere, è stato occupato da un gruppo di ragazzi, per lo più studenti universitari, che si sono presi carico di dare nuovamente lustro ad un luogo abbandonato ma al centro di una importante speculazione edilizia che vuole portare nel quartiere la creazione di un albergo e di un parcheggio sotterraneo.

Non conoscevo la storia del cinema America, non avevo idea di cosa avrei trovato entrando in quel luogo, un tempo  santuario capitolino dedito alla cinematografia, ero sorpresa e incredula di quanto quelle pareti decadenti trasudassero una storia segreta, celata negli occhi delle passate generazioni che avevano vissuto tutto lo splendore di quel luogo.

Valerio, uno dei ragazzi impegnati nel progetto dell’occupazione, mi ha accompagnato in questo viaggio dove sono riuscita a capire l’importanza che il cinema America ha rappresentato per il tessuto urbano capitolino e per i cittadini del rione che un tempo erano suoi frequentatori.
Valerio mi ha raccontato le condizioni precarie in cui versava lo spazio all’inizio dell’occupazione, le difficoltà per renderlo fruibile e la lotta che tutti i ragazzi insieme agli abitanti di Trastevere e al comitato di quartiere stanno affrontando.

Nasce così l’idea di una mostra permanente dove le persone possono percepire cosa abbia rappresentato la sala  cinematografica America dal 1954, anno dell’edificazione a cura dell’architetto Angelo di Castro, fino ai nostri giorni   in cui l’occupazione  rappresenta la svolta civica per  donare alla sala il suo giusto valore culturale.

Durante la serata d’inaugurazione della mostra, alcuni docenti dei poli universitari romani, hanno condotto un dibattito per chiarire ed affrontare i percorsi possibili che possano dar vita ad un nuovo futuro per il cinema America.
Negli anni ’50 nomi importanti dell’architettura e dell’arte, tra gli altri ricordo Pietro Cascella, Angelo di Castro, Anna Maria Cesarini Sforza, furono coinvolti nella realizzazione e nella decorazioni delle sale cinematografiche romane che divennero ben presto lo snodo cruciale della vita cittadina, punti di aggregazione comunitaria dove molte volte lo spettacolo “non era sullo schermo ma tra il pubblico in platea”.
Anche il cinema America fu protagonista di questa progettazione edilizia, la sua costruzione avvenne sui resti dell’ex teatro Lamarmora secondo la proposta presentata dai fratelli Alfonso e Clemente Serventi. Il cinema aprì nel 1956, una sala moderna e all’avanguardia, tra le poche a Roma ad avere il tetto apribile.

La discussione ha proseguito grazie agli interventi del Prof. Giorgio Muratore, dell’urbanista Paolo Berdini e degli architetti Maria Rita Intrieri e Alessandra Muntoni che hanno descritto con dovizia le questioni relative alle politiche di tutela da adoperare nei confronti della sala cinematografica.
La serata si è conclusa con un divertente sketch interpretato dall’attore Elio Germano, fervente sostenitore dell’occupazione, che ha prestato la voce alle statue dei poeti Belli e Trilussa enunciando sonetti romaneschi creati ad hoc per l’evento.

Il dibattito è continuato grazie alle domande dei cittadini residenti a Trastevere che hanno cercato di fornire delle proposte per mantenere in vita l’America: lo spazio, secondo il comitato di quartiere, è adatto a molteplici iniziative culturali che possano coinvolgere tutti gli abitanti trasteverini.

Un esponente del Teatro Valle occupato ha infine sottolineato l’importanza di creare una progettualità condivisa e consapevole che possa alimentare la volontà popolare nell’impegno di tutela e di salvaguardia del cinema occupato.

Gaber cantava che la libertà è partecipazione, per riappropriarsi di Roma, per togliere le mani sulla città c’è bisogno di interagire, l’occupazione del cinema America è un segno di dissidio, un appello da condividere per salvare un luogo che porta con sé la storia di ognuno di noi.

Per informazioni e per sostenere i ragazzi del Cinema America Occupato: www.americaoccupato.org

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