È arrivato nelle sale italiane 28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa, nuovo capitolo della celebre saga post-apocalittica iniziata da Danny Boyle e Alex Garland nei primi anni Duemila. Diretto questa volta da Nia DaCosta e interpretato da Ralph Fiennes, Alfie Williams e Jack O’Connell, il film prosegue il percorso di uno dei franchise horror più influenti del cinema contemporaneo, raccogliendone l’eredità e spingendola verso territori nuovi.



Una saga che torna per reinventarsi


La saga, nata con 28 giorni dopo (2002) e proseguita con 28 settimane dopo (2007), è tornata recentemente sul grande schermo con 28 anni dopo (2025), che ha segnato il ritorno di Boyle alla regia e di Alex Garland alla sceneggiatura. Il Tempio delle Ossa è il sequel diretto e il quarto capitolo della saga: un film che sceglie di non limitarsi alla continuità narrativa, ma di rielaborare temi e immaginari, pur mantenendo echi e cicatrici del passato.

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Trama e personaggi


In un mondo (in realtà, solo l’Inghilterra) devastato dal virus che ha portato al collasso della civiltà, il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione destinata ad avere conseguenze capaci di cambiare il destino dell’umanità. Cos’è davvero l’infezione che ha distrutto l’Inghilterra? E soprattutto, gli infetti possono essere curati? Parallelamente, Spike (Alfie Williams), protagonista del film precedente, incrocia il cammino del satanista Jimmy Crystal (Jack O’Connell) e delle sue “dita”: un incontro che diventerà presto una discesa agli inferi.



Fede, sopravvivenza e umanità

Nello scenario che si delinea in questo quarto film della saga, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia: ciò che fa davvero paura è la disumanità dei sopravvissuti, la facilità con cui fede, paura e ignoranza diventano strumenti di controllo e sopraffazione. Si parla di ciò a cui scegliamo di aggrapparci per sopravvivere, e di identità: chi decidiamo di essere quando tutto crolla.


L’umanità, sembra suggerire il film, non coincide necessariamente con l’essere umano. Il dottor Kelson rimane il personaggio profondamente carismatico del film precedente, vero magnete attorno a cui gravitano gran parte degli eventi della pellicola. Baluardo ambiguo ma necessario di ciò che resta di buono dell’umanità, Kelson incarna una forma di leadership fondata sulla conoscenza, sulla fede (nella scienza) e sull’empatia. Grazie a lui e alle sue azioni ci ricordiamo che non tutto è perduto. La sua scena più memorabile: una performance metal in cui interpreta il diavolo, tanto disturbante quanto ipnotica, che è già diventata iconica. E per riappropriarci del motto di Jimmy e della sua sadica setta diremo:

Si fa così? Così si fa!



Regia, atmosfera e prospettive future

La regia di Nia DaCosta è forse meno incisiva rispetto allo stile inconfondibile di Danny Boyle, che ha lasciato un’impronta indelebile sulla saga. Tuttavia, la cineasta dimostra solidità e controllo, soprattutto nella costruzione della tensione e nell’uso degli spazi.

Cillian Murphy torna nel film con una breve ma significativa apparizione finale, un momento pensato chiaramente per i fan di lunga data della saga, che possono rivederlo nei panni del protagonista del primo capitolo dei primi anni Duemila. Un ritorno carico di valore simbolico, che suggella il legame con le origini del franchise e apre suggestioni interessanti per il futuro.

28 anni dopo – Il Tempio delle Ossa utilizza ancora una volta l’horror per interrogare il presente, mettendo al centro le crepe più profonde dell’umanità. Meno introspettivo ed evocativo del primo 28 anni dopo, ma comunque un seguito solido e convincente, che rispetta l’eredità della saga senza esserne prigioniero. Ancora una volta, il vero mostro non è l’infetto, ma l’essere umano. Ma, paradossalmente, finché c’è umanità, c’è speranza.

In attesa di conferme su un nuovo capitolo – e con voci sempre più insistenti su un possibile ritorno di Cillian Murphy come protagonista – non ci resta che aspettare. Intanto, però, qualcosa possiamo farlo: andare al cinema!

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