Cosa significa vivere su un confine e costruire una nuova vita quando tutto sembra dividersi? Nel libro “Donne tra due mondi. Storie sul confine goriziano”, pubblicato da Mgs Press, Marilisa Bombi ci accompagna lungo uno dei confini più complessi d’Europa: quello di Gorizia e dell’Isontino. Un territorio dove la storia ha lasciato segni profondi e dove, ancora oggi, identità, lingue e memorie convivono e dialogano.
Al centro del libro non ci sono battaglie o grandi eventi politici, ma le vite quotidiane di donne comuni: madri, figlie, maestre, levatrici, contadine, bibliotecarie e migranti. Donne che hanno attraversato guerre, separazioni, esodi e ricostruzioni, diventando custodi silenziose della memoria collettiva.
Il confine come esperienza umana
Bombi racconta il confine non come semplice linea geografica, ma come spazio emotivo, linguistico e culturale. Le protagoniste vivono tra più mondi: italiano e sloveno, rurale e urbano, tradizione e modernità. Le loro storie rivelano una straordinaria resilienza femminile, fatta di cura, coraggio, adattamento e solidi legami comunitari.
Ogni testimonianza è un ritratto narrativo intenso, capace di restituire la complessità del Novecento attraverso lo sguardo di chi troppo spesso è rimasto ai margini della storia ufficiale.
Un mosaico di memorie e nuove appartenenze
Il libro alterna ricerca storica e sensibilità narrativa, ricomponendo un mosaico di voci che parlano di:
- identità e appartenenza
- perdita e rinascita
- integrazione culturale
- maternità e lavoro
- solidarietà femminile
Dietro queste biografie si intravede una domanda profonda: cosa significa vivere su un confine e costruire una nuova vita quando tutto sembra dividersi?
Una scrittura che custodisce e unisce
La prosa di Marilisa Bombi è misurata, empatica, priva di retorica. Ogni capitolo deposita frammenti di memoria, invitando il lettore a riflettere sul valore della trasmissione culturale e sulla forza creativa delle donne nel superare traumi e trasformazioni storiche.
Perché leggere “Donne tra due mondi”
- offre una prospettiva originale sulla storia del confine orientale
- valorizza la memoria femminile
- intreccia ricerca e narrazione
- parla di radici, migrazioni e dialogo





