Sabato 14 dicembre, due fan d’eccezione come il violinista Rodrigo d’Erasmo e il chitarrista Roberto Angelini hanno invitato il pubblico del teatro Miela di Trieste in un affascinante viaggio alla riscoperta della delicata sensibilità musicale e poetica di Nick Drake.

Rodrigo d’Erasmo, brasiliano di San Paolo, naturalizzato italiano, violinista e polistrumentista, annovera collaborazioni con artisti italiani del calibro di Bugo, la PFM, Simone Cristicchi, il Teatro degli Orrori e, dal 2008, fa parte degli Afterhours. Roberto Angelini, nato a Roma, cantautore, chitarrista e produttore è tra i protagonisti della scena musicale italiana da circa vent’anni: a partire dal premio della Critica “Mia Martini” vinto a San Remo per il singolo “il Sig. Domani”, la carriera del musicista romano è un’escalation di successi che culmina nel 2005, quando pubblica “Pong Moon — Un tributo a Nick Drake”, il suo primo omaggio al musicista inglese e la sua prima collaborazione con Rodrigo d’Erasmo.

Il titolo del tributo è un riferimento sia al terzo ed ultimo album di Nick Drake, “Pink Moon” sia alla passione di Roberto Angelini per il “pongo” che, citando le parole dello stesso chitarrista

“è la marca della plastilina, quando negli anni miei si andava a scuola si giocava con il pongo e poi lo tolsero dal commercio perché scoprirono che era tossico.Però il pongo era creativo perché ci potevi fare un sacco di cose.”

Questo insolito interesse di Angelini in realtà risale agli esordi della sua carriera, quando si occupava lui stesso di comporre le copertine dei suoi dischi con figure di plastilina (non senza l’abilità necessaria, bisogna concederglielo).

La passione dei due musicisti per le delicate melodie ed accordature di Nick Drake culmina in una vera e propria celebrazione quando, nel 2006, organizzano un evento a Villa Pamphili, a Roma, dedicato al musicista di Tanworth.

Al concerto accorrono numerosi artisti italiani (tra i quali Cesare Basile e Niccolò Fabi) e l’esperienza musicale si convertirà in un disco, “Way to Blue”. “Tra le varie cose che sono accadute dopo quella serata si è sparsa la voce che c’era un pazzo a Roma [cioè Roberto Angelini n.D.r.] che si era imparato una serie di canzoni di Nick Drake”, così Roberto Angelini introduce il racconto della sua successiva collaborazione con Robert Kirby, l’amico del college nonché arrangiatore di archi di Nick Drake, in occasione di un nuovo omaggio al musicista inglese per il festival Estate Fiesolana del 2008.

Insomma, quella di Roberto Angelini e Rodrigo d’Erasmo è una vera e propria devozione per Nick Drake che si è sviluppata come un ramo un po’ ribelle all’interno della loro carriera fino dal giorno d’oggi. Sabato 14 dicembre, l’ultima data del loro tour italiano “Way to blue”, i due musicisti hanno scelto per i pubblico triestino alcuni dei brani più rappresentativi del talento prematuro di Nick Drake, contrattato appena ventenne dalla casa discografica Island Records.

E lo hanno fatto in modo sublime, con un’esecuzione che ha dimostrato grande rispetto verso quella che può definirsi come “una meteora” nel panorama musicale degli anni Settanta. Infatti, nonostante l’altissima qualità non solo delle composizioni musicali, ma anche dei testi di questo giovane solitario, il successo lo raggiunge quando ormai è troppo tardi: appena ventiseienne viene ritrovato morto per un’overdose di antidepressivi.

Roberto Angelini e Rodrigo d’Erasmo sono riusciti a riportare in vita il mondo delicato e malinconico del cantautore ripercorrendo al tempo stesso la storia triste di un amore non corrisposto, quello di un pubblico che non riconosce il vero valore di un artista.

Non sono mancati intermezzi didattici, come quelli che Roberto Angelini chiama scherzosamente “pop-up”, in cui ci spiega la particolarità delle accordature di Nick Drake: tutte le corde vengono, appunto, accordate tutte secondo un’ unica tonalità. Oppure come quello, sommamente interessante, in cui lo stesso cantautore italiano ricorda la storia del proprio padrastro, Vittorio Camardese, chitarrista e medico originario di Potenza, nonché inventore di una tecnica particolare per suonare la chitarra, il tapping.


Ma forse la lezione più importante è quella che trasmette lo stesso Nick Drake con la sua storia: si può essere significativi anche senza avere un immediato riscontro dal pubblico e, citando le parole di Niccolò Fabi, “Si può lasciare un segno estremamente profondo con un tratto estremamente delicato”.

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