Il pienone del Rossetti. Un debutto in grande stile. Autorità e pubblico riuniti per assistere alla prima di Scandalo di Arthur Schnitzler, per la regia di Franco Però

Scritta nel 1898, Das Vermächtnis, tradotto letteralmente sarebbe Lascitointeso in termini di eredità ma anche dono o testamento. Un lavoro inedito in italia e tradotto da Ippolito Pizzetti che nella produzione dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, Artisti Riuniti e Mittelfest 2015, con la regia firmata da Franco Però è Scandalo.

Se la calunnia è un venticello, uno scandalo è senz’altro un uragano. Ed è proprio questa la maggior ossessione della borghesia di fine ottocento. Una borghesia che chiude le finestre, che si arrabbia sussurrando per non farsi sentire da orecchie indiscrete. Una borghesia così attenta alle apparenze da passare sul cadavere degli affetti. Una borghesia che  scambia il pregiudizio con l’orgoglio.

Una borghesia nella quale non c’è posto per le voci fuori dal coro. Un luogo ed un tempo dove i concetti di solidarietà sono sopraffatti dal borghese pronto a cavalcare populismi trasformati in principi con fondamento scientifico, vista la caratura del borghese in questione.

L’atavico terrore di  certa società che rifiuta di contaminarsi con ciò che è diverso da sé. Una contaminazione vissuta come pestilenziale.

Un figlio che in punto di morte rivela alla famiglia di avere un’amante dalla quale ha avuto a sua volta un figlio, è uno scandalo.

Una promessa sul letto di morte di accudire moglie illegittima e il relativo figlio di questo amore “sconveniente”, è uno scandalo.

Un medico che frequenta la casa di una giovane esposta a tali ignominie, è uno scandalo.

A combattere con forza l’ottusità di questa borghesia piccola piccola, una donna: Emma.

Tutti questi sono gli ingredienti su cui si apre il sipario. Uno Scandalo, scritto più di centotrent’anni fa, più attuale che mai; un testo che indaga nell’animo umano, rovistando tra le paure e le nevrosi dell’individuo in relazione al mondo circostante, in relazione al prossimo, in relazione al rifiuto di conoscere l’ignoto.

Altrettanto ineccepibile sul piano tecnico e artistico.

La regia, di Franco Però,  è presente e dosata in maniera davvero sapiente, dai movimenti degli attori in scena al cambio luci con disegno di Pasquale Mari.

La scenografia, ad opera di Antonio Fiorentino, è funzionale e semplice, particolarmente apprezzato il secondo atto a rendere quell’idea di svuotamento, quell’essenzialità alla Lars Von Trier di Dogville.

I costumi sono di Andrea Viotti, dalla notevole resa scenica, grandissima attenzione ai dettagli: dal taglio dei trench agli inserti sugli abiti dei personaggi femminili, con l’immancabile monile di perle bianche a filo lungo per il personaggio ribelle di Emma. E se è vero che “ciò che si ha in testa e ciò che si ha ai piedi è quello che si vede di più di un personaggio a teatro”, le calzature meriterebbero un intero articolo a sè per cura ed effetto reso (Pompei di Roma).

A fare grande lo spettacolo in scena gli attori dello Stabile del Rossetti, uno più bravo dell’altro.

Uno Scandalo pieno di talenti messi tutti insieme.

Intensa Toni affidata ad Astrid Meloni la quale colora di forza e dolcezza un personaggio con occhi della fiducia; profonda Ester Galazzi nei panni di Betty; perfetta l’alternanza tra vena ironica e forza di spirito resa da Stefania Rocca nei panni di Emma; ottima la resa anche del personaggio amico di famiglia interpretato da Andrea Germani  nei panni di Gustav Brander; l’ incostanza delle opinioni frutto di condizionamenti è Agnes figlia di Emma interpretata dall’ottima Federica De Benedittis; a piacerci al punto da volerlo picchiare per la sua perfetta resa è Adriano Braidotti nei panni del dott Smidt…per fortuna che è teatro!

Commuove il personaggio di Francisca, interpretato dalla bravissima Lara Komar quasi a voler rappresentare quella voce di speranza, di seconda opportunità, quella che si potrebbe definire carità cristiana.

Riccardo Maranzana è il dott Bernstein, Alessio Bernardi è Lulu figlio minore di Betty e Adolf Losatti, Leon Kelmendi è Franz figlio di Toni e Hugo; Hugo figlio maggiore di Betty e Adolf Losatti interpretato da Filippo Borghi

E dulcis in fundo: il gigantesco Franco Castellano nei panni di Adolf Losatti. Un capofamiglia terrorizzato di essere trascinato nello scandalo. Bigotto al punto da risultare divertente; emozionante nei passaggi più intensi quando si rivolge alla figlia Francisca.

Scandalo, in conclusione,  è uno di quegli spettacoli che rimane addosso come già presagito dalla presentazione in conferenza stampa.

Sarà in replica al Teatro Rossetti fino al 1° di Novembre. 

 

 

 

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