Scannasurice, in equilibrio sulle identità indefinite

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Tre sono i pilastri di Scannasurice che ha debuttato nel 2015, e seguita a raccogliere applausi in giro per l’Italia: l’inventiva linguistica di Enzo Moscato, la forza immaginifica di Carlo Cerciello e l’incredibile talento di Imma Villa.

Il plusvalore che ne ricaviamo è qualcosa che va oltre le singole abilità dei tre, e di tutti i collaboratori della produzione, ed è una sorta di incantesimo scenico in cui le luci, i suoni, le apparizioni, le smorfie, le presenze, gli oggetti sono frammenti di uno specchio rotto in cui intravedere un’ombra antica, il riflesso opaco e remoto di una città.

Napoli protagonista

Napoli è la protagonista: la Napoli dei quartieri spagnoli, inaccessibili, pericolosi e affascinanti come una qasba. La Napoli dei femminielli, anime androgine e misteriose, figlie degli antichi culti pagani, dei riti di purificazione, ma anche dei cantori barocchi, castrati loro malgrado e spesso sfortunati prostituti. La Napoli della distruzione e della speranza, del gioco e della scaramanzia, dei fantasmi e dei topi, metafora, questi ultimi, degli stessi abitanti ridotti in estrema condizione di vita persino dalla natura, eppure sempre vitali, ostinatamente in cerca di cibo e di sopravvivenza.

La scenografia di Roberto Crea è una struttura regolare che ricorda, frontalmente, il chiusino delle fognature stradali, chiaro rimando al mondo sotterraneo e pericoloso dei “surice”, ma anche la regolarità di una scacchiera o di una serie di finestre di un condominio popolare degli anni ’70 nonché, in ultima istanza, una parete di loculi dei cimiteri cittadini.

È, in sostanza, una scena simbolica, ma anche profondamente realistica che rispecchia coerentemente l’interpretazione del testo di Moscato: struggente nel suo drammatico realismo misto alla comicità ironica della traduzione linguistica fra italiano e napoletano, ma anche mitologico, onirico e quasi magico, grazie alle immagini evocate e al gioco sonoro di allitterazioni e concatenazioni di pensieri.

L’evocazione dei luoghi

La regia di Cerciello riesce a evocare tutti i luoghi con la complicità ora dello straordinario disegno luci di Cesare Accetta ora dei suggestivi interventi sonori di Hubert Westkemper in cui le musiche originali di Paolo Coletta si fondono ai brani delle opere pucciniane più teneramente commoventi come Bohème e Madama Butterfly.

Scannasurice
Scannasurice.dipinto di Francesco Scotto

Cerciello fa muovere la protagonista proprio come un “sorcio” negli spazi angusti della scena, ma ne predispone dei “quadri” strategici, a segnare le tappe di un percorso di vita, ora affacciata al balcone a mo’ di Madonna avvelenatrice, ora seduta sul bordo con le gambe penzolanti e la bottiglia di vino in mano.

Una sola uscita è prevista: la “passeggiata”, in giacca rossa, calze a rete, parrucca e bigiotteria.

Mentre per il finale, complementare di due differenti versioni e cupamente pessimistico, Cerciello sceglie una soluzione suggestiva e sbrigativa, in cui la morte, parte della vita, è appena illuminata da qualche lume perpetuo, mentre l’oscurità, come una fogna buia, inghiotte ogni ricordo.

Imma Villa, la creatrice dell’incantesimo

Imma Villa è l’oggetto e la forza creatrice di questo incantesimo chiamato Scannasurice.

Lei incarna, con stupefacente duttilità, il corpo di questa creatura in bilico fra i sessi. Corpo che non perde nulla della sua femminilità. Senza scendere in banali atteggiamenti esteriori, senza forzare nulla della sua espressione, ma in equilibrio sulla corda tesa di un’identità indefinita racconta  una Napoli che è eterna e mai esistita, in cui gli aneddoti, le storie e i mille pensieri che si rincorrono, non hanno il tempo di restare, ma fluiscono e dipingono i contorni di una, cento, mille vite differenti.

Per farlo usa una narrazione fatta di risate e lacrime. Sfrutta ogni suono della sua gamma infinita; ogni gesto del suo fisico ambiguo, ogni ombra della sua anima.

I costumi essenziali di Daniela Ciancio la aiutano nel trasformismo: sorcio dalla scontata pelliccia ecologica, donna dalla sinuosa femminilità, corpo senza forma, in cerca di definizione.
In qualunque teatro si replichi, non dovete perdere questo capolavoro pluripremiato del teatro napoletano.

 

Elledieffe | Teatro Elicantropo
SCANNASURICE
di Enzo Moscato
con Imma Villa
regia Carlo Cerciello
scena Roberto Crea
suono Hubert Westkemper
musiche originali Paolo Coletta
costumi Daniela Ciancio
disegno luci Cesare Accetta
aiuto regia Aniello Mallardo

Premi e Riconoscimenti

Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 a Imma Villa per Migliore interprete di Monologo
Premio della Critica (A.N.C.T.) 2015 come Miglior Spettacolo
Premio Annibale Ruccello 2015
Premio Pulcinellamente 2015

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Chi sono
Appassionato di musica e teatro da sempre tanto da laurearsi sia nell’una che nell’altra disciplina, ha però affiancato agli studi musicali e sulla vocalità esperienze di lavoro in diversi ambiti: editoria, scuola, conservazione e catalogazione, management, comunicazione, organizzazione eventi, istituti finanziari, no-profit. Ancora non sa quale sarà il suo futuro, ma ama lo yoga, i viaggi e la buona cucina.
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