Gandhi una volta ha detto: “Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia, perché nessun altro la farà”.

Potrebbe essere proprio questa la motivazione principale che ha spinto la collettiva d’arte fotografica no profit Shoot4Change ad intraprendere un viaggio all’interno di culture diverse, porzioni di mondo anche opposte tra di loro e facce estremamente differenti, con alle spalle storie drammatiche, tragiche, purtroppo sempre reali e profondamente ingiuste nella loro quotidianità.

A Palazzo Valentini, a due passi da Piazza Venezia, Shoot4Change presenta, dal 4 al 17 dicembre, Storie4Change, una serie di racconti fotografici narrati attraverso la sensibilità di fotografi professionisti e l’intraprendenza di amatori.

Il fil rouge che lega le immagini dell’esposizione è però fondamentale a dar rilevanza ad un progetto del genere: la fotografia sociale non ha bisogno della perfezione tecnica, delle regole di composizione, o di un’attrezzatura costosissima…Va bene anche un iPhone! Si deve servire dell’occhio, dell’istinto e del cuore di colui che poi fa click.

Ciò che realmente conta è la storia che c’è dietro allo scatto e di conseguenza il valore della persona che si pone, per sua volontà o per caso, davanti all’obiettivo, rendendosi definitivamente messaggera di vita.

Sono così le piccole storie ad avere un grande potenziale per cambiare il mondo, per migliorare le persone che lo abitano, per diffondere un senso di fiducia in qualcosa che è più grande di noi, fuori dal nostro controllo.

Le aree tematiche della mostra racchiudono gli scatti in ‘Storie di chi soffre’, ‘di chi resiste’, ‘di chi aiuta’, e tra le personalità fotografiche più in vista troviamo senza dubbio Alfons Rodriguez con il suo ultimo progetto sulla fame nel mondo dal titolo ‘The Third Rider’, Jenn Ackermann vincitrice di un Emmy Award nel 2009 con il progetto ‘Trapped’ in cui esplora il tema della salute mentale nelle carceri USA – un non luogo materiale che rispecchia con imbarazzante evidenza l’alienazione di coloro che da carnefici diventano vittime.

E troviamo anche Angelo Merendino con il racconto fotografico pieno di amore, forza e passione ‘The battle we didn’t choose’, che narra del cancro che ha portato via la moglie Jennifer, mentre August Bradley ha presentato il progetto ‘99 Faces’ in cui dà un volto agli indignati di Zuccotti Park a New York.

Storie di gente comune, con sogni e aspirazioni condivisibili dal 99,9% delle persone, che non per magia né per costrizione – ma semplicemente per il naturale compimento del destino – diventano assolute, universali e per questo più forti di prima. Forse perché sono capaci di trasformare la vita bloccata nello scatto, o proprio il destino di colui che ci è finito dentro!

Tra le storie di chi soffre, resiste e aiuta, poi, un’emozione particolare è sprigionata dagli scatti che ritraggono alcuni volontari intervenuti ad aiutare i terremotati dell’Emilia, anche e soprattutto dopo la pubblicità mediatica intorno al sisma. E di forte impatto sono anche quelle immagini che mostrano come ogni giorno, tra mille difficoltà, operano nella paura, nell’omertà e nel terrore, le associazioni di Scampia, per permettere ai cittadini – soprattutto ai bambini – di riappropriarsi di un territorio che spetta a loro, e che puntualmente cade nelle mani della Camorra.

La forza degli scatti in esposizione al Palazzo della Provincia, inoltre, risiede anche nella loro facile ‘condivisibilità’: tramite Instagram con gli hashtag #stories4change o #storie4change o la piattaforma SeeJay, le distanze tra il Congo, l’Etiopia, la Birmania, il Wajir, l’ Afghanistan e Fukushima post tsunami, si annullano nel giro di un click – che provenga da una fotocamera, da un pc o dal cellulare!

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