Dioniso, il “giovane figlio di Zeus”, secondo le tradizioni mitologiche greche era il dio del vino (Bacco per i Romani) dispensatore di gioia, ebbrezza ed estasi. Ad Atene ogni anno alla fine di marzo si organizzavano delle feste religiose: le Grandi Dionisie durante le quali venivano messe in scena delle rappresentazioni teatrali. Dioniso, da allora, divenne il protettore degli attori poiché si credeva che questi ricevesse l’ ispirazione da parte del dio, come i poeti la ricevevano delle Muse.

Dio dell’ allegria e del divertimento, fonte di ispirazione per il “Teatro Greco” con la missione di dilettare il pubblico offrendo, allo stesso tempo, spunti di riflessione ed insegnamenti di vita.

Questa è la natura dell’arte in tutte le sue forme, offrire degli spunti di riflessione, catturare l’animo umano anche solo per un momento, mostrandogli un diverso punto di vista un alternativa alle proprie convinzioni nell’intento di generare quella curiosità che è alla base della crescita di ognuno di noi.

“Siamo tutti figli di Dioniso”, teatranti, danzatori, scrittori; chiunque sia animato dal “Sacro Fuoco dell’Arte” è figlio prediletto senza distinzioni, dal professionista che fa della su arte una ragione di vita e di guadagno, all’amatore o dilettante, che dir di voglia, che propone le sue abilità per amore, per passione come individuo “prestato all’arte”.

Troppo spesso si confonde professionismo con professionale, per esperienza diretta posso affermare che ci sono casi in cui prodotti amatoriali, messi in scena in modo egregio, restano arginati nella realtà di un piccolo teatro di periferia mentre, quelli frutto di grandi produzioni e mezzi, hanno la possibilità di raggiungere un diverso bacino di pubblico con lavori che, seppur raramente, sono al limite del dignitoso.

Questa la genesi della mia rubrica, un riflettore, un focus sulle compagnie amatoriali alle quali donare la giusta ribalta in modo obiettivo senza giudizi e, cosa più importante, pregiudizi.

Una cassa di risonanza per farsi conoscere e per condividere esperienze ed aspirazioni.

Chiudo con un aforisma di Eduardo De Filippo, a me caro, “Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita”.

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