Storia dell’OPERA LIRICA

(Un immenso orizzonte. Dalle origini ai giorni nostri)

di Roberta Pedrotti


“Un libro, quello di Roberta Pedrotti, che guarda all’Opera lirica come un genere vivo e cosmopolita, con l’intento di svelarne la storia, i contenuti e i mondi paralleli.” (Azio Corghi dalla prefazione)


“Si sono scritte opere per quattro secoli e ancora se ne scrivono, ogni opera cerca di interpretare il proprio tempo e nel farlo capita che vada oltre e colga temi universali ed eterni” (Roberta Pedrotti)

Breve intervista a Roberta Pedrotti a cura di Michele Olivieri:


Carissima Roberta, come nasce l’idea del presente libro?

Dopo la pubblicazione di “Le donne di Gioachino Rossini” la mia casa editrice, Odoya, mi ha suggerito di pensare a un nuovo progetto, di carattere più ampio, da inserire nelle collane storiche o delle “guide a…”. Da parte mia, non vedevo l’ora di rimettermi a scrivere e l’idea di una storia dell’opera, di una sorta di mappa per entrare nel mondo del melodramma dedicato a tutti, ai curiosi neofiti ma anche ai melomani, mi ha subito appassionata e conquistata.

Cosa desideri offrire nello specifico al lettore?

Vorrei offrire un panorama, dei possibili percorsi che stimolino la curiosità, la ricerca di prospettive diverse e plurali. Il libro, lo si vede anche sul piano materiale, è piuttosto agile (senza contare che, nella tradizione di Odoya, abbiamo dato ampio spazio alle illustrazioni e molte le ho anche realizzate io personalmente): per approfondire singoli esistono eccellenti monografie e non mi interessava ambire a una completezza encicplopedica.

Mi interessava raccontare cos’è l’opera, come si è evoluta, perché è un genere che ha ancora molto da dire. Mi interessava offrire degli spunti di riflessione, sottolineare alcune tematiche ricorrenti nel tempo, stimolare una visione critica fuori dai luoghi comuni e dalle eterne diatribe “degli antichi e dei moderni”.

Il sottotitolo “Un immenso orizzonte” quale significato porta con sé?

La suggestione viene dal finale del “Guillaume Tell”, quando Jemmy, il figlio di Tell e il rappresentante della nuova generazione per la cui libertà, per il cui futuro il protagonista combatte, canta “Quel horizon immense”. È un momento molto significativo (che riprende nel dramma di Schiller un bel dialogo fra padre e figlio sul rapporto con la natura) e a Pesaro, nello spettacolo di Graham Vick era rappresentato dalla discesa di una grande scala rossa verso la libertà e l’avvenire. L’opera lirica è un po’ come quella scala: un cammino aperto verso nuovi orizzonti. Anche nel passato.

Un’opera scritta cento, duecento, tre o quattrocento anni fa continua a parlarci, a essere interpretata da uomini e donne di oggi per uomini e donne di oggi, a svelare nuove possibili chiavi di lettura, prospettive, a essere attuale. Umberto Eco parlava della letteratura come di una formula per acquisire una sorta di immortalità retroattiva vivendo oltre alle nostre le vite di Ulisse, di Orlando o di Renzo e Lucia. Pensiamo a quanto sia può ampliare questa immortalità se per ogni opera avremo mille visioni possibili attraverso direttori, cantanti, registi diversi… L’opera, come arte performativa non si cristallizza in una forma, ma mantiene la propria identità nascendo e rinascendo ogni volta mai uguale a se stessa. Questo è il suo grande fascino e la chiave della sua longevità.

Quanto l’opera lirica ancora oggi può veicolare ed educare al bello e ad una più consapevole cultura di un passato storico?

Il bello è un concetto soggettivo e relativo. Verdi scrive espressamente «le mie note o belle o brutte che siano non le scrivo mai a caso e che procuro sempre di darvi un carattere». Più di recente il caro amico e collega Luis Gutierrez ha scritto per “L’ape musicale” in una recensione «non avevo visto finora una produzione tanto “brutta”, e nello stesso tempo anche di non poterne immaginare una migliore». Ecco, credo proprio che l’opera possa insegnarci ad aprire la mente al di là di categorie assolute, a esercitare il pensiero critico, a ragionare in profondità.

Certo, è legittimo anche un appagamento superficiale, ciascuno può vivere l’approccio che sente più consono, ma più si conosce, più si comprende, più si può godere. L’opera ha una storia di oltre quattro secoli, è una forma d’arte nata dall’abbraccio indissolubile fra musica e teatro e dunque si lega al canto, alla scrittura strumentale, alla danza, alla recitazione, la scenotecnica, l’illuminotecnica, il costume, la letteratura, la società, la politica, l’estetica… Conoscere l’opera significa immergersi in un universo antico e in continua evoluzione, quindi è uno stimolo inesauribile per la mente e i sensi, è una fonte di ricchezza spirituale e intellettuale, oltre che di piacere e divertimento. Non è adorazione monumentale del passato, ma consapevolezza storica e critica. Anche se purtroppo non sempre questa straordinarietà sembra compresa dagli stessi melomani, alcuni dei quali paiono crogiolarsi nell’abitudine rassicurante e immutabile.

Invece la storia dell’opera ci insegna ben altro: è storia di incontri, confronti, idee, sperimentazioni, è quanto più lontano possibile dai luoghi comuni.

Se l’autrice non fosse un’ottima prosatrice, questo sarebbe un titolo ambizioso. Invece Roberta Pedrotti − che da anni con il suo “L’ape musicale” è diventata un punto di riferimento per i melomani nazionali ed è stata recentemente premiata per la diffusione dell’opera rossiniana nel mondo per il suo libro “Le donne di Gioachino Rossini” − è realmente riuscita a racchiudere secoli di rappresentazioni in questo scritto elegante come un’aria mozartiana. La missione che con lei ci poniamo è quella di diffondere la passione per l’Opera fornendo informazioni utili per la fruizione al cinema, in televisione e soprattutto dove nasce la magia: “nei teatri”.

La presente pubblicazione dischiude l’orizzonte immenso (per dirla con il “Guillame Tell”) di un’arte che per sua stessa natura va oltre il ripetibile: rinasce in nuova forma tutte le volte mai identica a sé stessa. Con incedere cronologico, ma con dovizia di approfondimenti (dalla “moda dei castrati”, all’Opera al cinema, dalla storia dei teatri e dei cantanti ai supporti, eccetera) in meno di trecento pagine illustrate questo prezioso volume parte dalle origini del melodramma per arrivare ai giorni nostri.

In quattro macro capitoli che partono dai primi “recitar cantando rinascimentali” per arrivare fino alle opere di Britten e Messiaen, si omaggia un’arte che nasce in Italia e nella quale l’Italia è sempre stata un punto di riferimento. Un’arte ad ogni modo internazionale che ha costantemente visto il confronto tra corti, grandi produzioni e teatri.

Con un capitolo finale dedicato agli “appunti per un glossario” e ad altre cose da sapere, per esempio come affrontare “il librettese”, l’inedito di Roberta Pedrotti è lo strumento più prezioso per chi si accosta al melodramma o per chi intende approfondire in vista di una notte all’Opera.

Una vera e propria strenna da leggere, consultare (grazie anche all’utile indice dei nomi), regalare (adatto per ragazzi che stanno studiando al Conservatorio) e consigliare agli amici che adorano musica, bel canto, trame appassionanti e messe in scena maestose.

Prefazione Azio Corghi

Premessa Francesco Lanzillotta

288 pagine, riccamente illustrato

Odoya edizioni, collana Odoya Library

L’autrice

Roberta Pedrotti laureata in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo (Università di Bologna) e iscritta all’Ordine dei Giornalisti, svolge attività di critico musicale dal 1998. Studiosa di drammaturgia musicale con particolare attenzione a Rossini e al Belcanto, è invitata a partecipare a tavole rotonde, collabora con importanti istituzioni (dal Teatro alla Scala al Comunale di Bologna, dal Maggio Musicale Fiorentino al Festival di Martina Franca) per presentazioni, conferenze e stesura di programmi di sala. È stata anche direttrice scientifica del Concorso Città di Bologna, organizza e promuove iniziative dedicate ai giovani artisti.

Dal 2011 cura il concerto annuale Lumezzane per Giacinto Prandelli in memoria del grande tenore nella sua città natale. Nel 2018 pubblica il volume “Le donne di Gioachino Rossini. Nate per vincere e regnar”, premiato a Pesaro con la medaglia del Comitato per le celebrazioni rossiniane nel centocinquantesimo dalla morte del compositore. Ha partecipato, nella stessa estate 2018, al documentario Rai “Rossini150”, trasmesso da Rai5 e disponibile sulla piattaforma RaiPlay.


Azio Corghi (1937) è uno dei più importanti compositori italiani dell’ultimo secolo. Autore di brani vocali e strumentali come di numerose opere liriche, in collaborazione con lo scrittore e premio Nobel José Saramago ha realizzato importanti lavori fra cui “Blimunda” (1990), “Divara” (1993), “Cruci-Verba” (2001) e “Il dissoluto assolto” (2005). Come musicologo ha firmato l’edizione critica dell’“Italiana in Algeri” di Rossini.


Francesco Lanzillotta (1977) è fra i direttori d’orchestra italiani più interessanti della sua generazione. Già direttore musicale della Fondazione Toscanini di Parma, ricopre dal 2017 la medesima carica allo Sferisterio di Macerata. Affianca con passione l’attività di interprete a quella di compositore.

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