“Sul teatro” di Roland Barthes

La ricca e intensa attività critica che Roland Barthes ha dedicato al teatro è rimasta pressoché sconosciuta, soprattutto al di fuori della Francia.

Gli scritti proposti in queste pagine (Meltemi, collana “Biblioteca”, 296 pagine, introduzione di Marco Consolini, postfazione di Gianfranco Marrone) risalgono agli anni Cinquanta, durante i quali quello che era stato un amore giovanile diviene l’oggetto di un’analisi intransigente.

In ragione della sua compattezza cronologica e dell’estrema coerenza stilistica, il corpus “Sul teatro” possiede veramente le caratteristiche di un’opera: ci rivela un Barthes “inedito”, più aggressivo e manicheo del solito, e ne conferma al tempo stesso le note peculiarità di intellettuale incapace di allinearsi a un credo ideologico; costituisce un preciso quadro di un’epoca, pur dispensando riflessioni di grande utilità per la lettura dell’intero fenomeno teatrale novecentesco.

Il teatro non fu solo l’ambito in cui Barthes esercitò la sua prima, massiccia attività critica, e che gli fornì la prima notorietà, ma anche lo spazio della sua unica, vera militanza. Dal 1953, anno in cui si unì al gruppo della nascente rivista Théâtre Populaire, al 1961, quando abbandonò il teatro in modo definitivo, il tono dei suoi articoli rimane fermo e determinato.

I bersagli sono le strutture, le istituzioni, la critica e il pubblico borghese. L’obiettivo, chiarissimo, è la definizione concreta di un teatro essenzialmente popolare, al tempo stesso divertente e difficile, d’intrattenimento e di pensiero, fruibile e stimolante. Netto e ben disegnato il cammino che condusse Barthes dall’entusiasmo per il “Théâtre National Populaire” di Jean Vilar – dove nei grandi spazi e nel rigore della messinscena trovò un riflesso del suo antico amore per la tragedia greca e per i maestri d’anteguerra Dullin e Pitoëff – alla vetta della folgorazione, la “scoperta” del Berliner Ensemble di Bertolt Brecht – un teatro politico straordinariamente efficace perché radicalmente rivoluzionario nelle forme sceniche –, che lo portò in rotta di collisione con tutto il “teatro imperfetto”, e infine al disincanto nei confronti di tutta l’arte drammatica.

Lungo questa pista le tracce sono perfettamente riconoscibili: grazie agli oggetti – spettacoli, registi, attori, critici – ricorrenti, insieme alla riflessione sul teatro è tutto il pensiero di Barthes con i suoi strumenti retorici che vediamo evolvere. Queste pagine non raccontano dunque solo una passione estrema, ma mostrano il lavoro di un intellettuale che sta raggiungendo la piena maturità e che, alle prese con un oggetto singolare, il teatro, elabora quei temi che ne faranno uno dei principali “maîtres à penser” del Novecento.

L’autore

L’autore Roland Barthes (1915-1980) è stato uno dei maggiori studiosi di semiologia e comunicazione contemporanei. Ha insegnato all’École des Hautes Études en Sciences Sociales e al Collège de France e ha collaborato con le più importanti riviste di letteratura e critica della cultura.

Tra i suoi più famosi saggi: “Miti d’oggi” (1957), “Il piacere del testo” (1975), “Frammenti di un discorso amoroso” (1977), “La camera chiara” (1980).

La casa editrice

La storia di Meltemi inizia nel 1994 con la pubblicazione di alcuni titoli antropologici, che ancora oggi rappresentano il fiore all’occhiello del catalogo, insieme ai libri dedicati ai cultural studies e agli studi postcoloniali, che la Meltemi ha per prima introdotto in Italia.

Il catalogo storico della casa editrice consta di circa 800 titoli e di una rete di autori che conta i più grandi studiosi del pensiero contemporaneo: da Peter Sloterdijk a Slavoj Žižek, da Edgar Morin a Marc Augé e Judith Butler. La nuova Meltemi riporta nelle librerie i migliori titoli presenti nel suo catalogo.

Tornano così a disposizione titoli di grande rilevanza culturale che da alcuni anni mancano sugli scaffali, affiancati da novità che confermano la volontà di portare avanti la pubblicazione della migliore saggistica sui tanti volti della modernità.

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