In scena al Teatro Stabile Sloveno di Trieste, ancora fino al 19 marzo, Teorema di Pier Paolo Pasolini.

 

Morale
©Peter Uhan

L’allestimento di Sebastijan Horvat sceglie di raccontare l’inizio della vicenda pasoliniana, come se fosse la scena di un crimine, dove le vittime sono le società, quella borghese prima, quella medio-alta poi, e il loro trincerarsi dietro la finta morale.

Una lenta ricostruzione come se fosse un delitto perpetrato gradualmente su tutti i componenti di questa famiglia Alto-Borghese.

Il boom e la morale a buon prezzo

È il 1965 quando Pasolini decide di raccontare, prima in versi poi attraverso il cinema, il suo Teorema.

L’Italia e, in parte, l’Europa Occidentale sono travolti dal boom economico e da un’incredibile ondata di consumismo.

Un’age d’or che fornisce l’illusione di invincibilità. Un momento in cui si scambiano bisogni e valori a buon prezzo.

Annegare nell’abisso di se stessi

Quello dipinto da Pasolini è uno spaccato sociale fatto di etichette e di morale preconfezionata, un tanto al chilo. In questo spaccato sociale, Pasolini, decide di introdurre un pericoloso elemento: il confronto con lo sconosciuto.

L’elemento che mette in crisi la famiglia bigotto-benpensante, nell’allestimento dello Stabile Sloveno, è interpretato dall’attore bosniaco Jasmin Mekić.

È  Mekić, infatti ad interpretare Angelo, l’ospite sconosciuto che arriva a turbare i valori di questo stereotipo di casa alto-borghese.

Una casa dalle pareti scialbe e gli arredi asettici che danno l’illusione di un candore di ostentata eleganza (la scenografia è di  Jürgen Kirner).

L’entrata in scena di Angelo spinge i componenti della casa, Moglie, Marito, Figlia, Figlio e Serva, a fare i conti con la parte più nascosta e sottaciuta di se stessi: l’erotismo.

È come la scoperta di un modo nuovo di considerare la sessualità. Piena di sfumature, una sessualità fine a se stessa.

In questa scoperta i protagonisti è come se, trovandosi sprovvisti delle convenzioni a fare da salvagente, si sentissero annegare nella scoperta di questo Altro.

Horvat ambienta la prima parte di Teorema, come da pellicola, nella Milano delle fabbriche; sceglie di sviluppare la seconda parte della storia, quella successiva alla partenza di Angelo, nella Trieste dei giorni nostri, prendendosi anche qualche libertà narrativa, forse un tentativo di redenzione…o forse no.

Il cast

In scena abbiamo visto, insieme al già citato Jasmin Mekić nei panni dell’ospite, nel ruolo dei genitori Vladimir Jurc e Maja Blagovič,  mentre i loro figli sono Tadej Pišek  e la giovane Sara Gorše; nei panni di Emilia, la domestica, Nikla Petruška Panizon.

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