Trash = spazzatura, è li che va a scavare il romanzo di Andy Mulligan da cui è tratto l’ultimo lavoro, molto atteso qui al Festival Internazionale del Film di Roma in corso dal 16 ottobre scorso all’Auditorium Parco della Musica, di Stephen Daldry ( Billy Elliot, The Hours).
Immondizia umana li dove si annida, corruzione, spietatezza e la scomparsa di ogni briciolo di giustizia.

Siamo in Brasile, Rio de Janeiro, in una delle Favelas costruite a ridosso di una enorme discarica( per girare il film è stata ricostruita come pure la cittadella di palafitte sul modello di una uguale a San Paolo) .Tutti gli abitanti, dai più piccoli ai più vecchi vivono proprio grazie ad essa rovistando notte e giorno in cerca di qualcosa. Un girone dantesco che solo in parte conosciamo e che le nostre coscienze cercano di rimuovere alla svelta.

I protagonisti della vicenda sono due ragazzini, Rafael e Gardo, cui in corso d’opera se ne aggiunge un terzo, Rato. Selle loro vicende, i loro volti, i loro sorrisi e i loro patimenti si snoda la storia che la brillante regia di Stephen Daldry rende al meglio .

E’ una giusta miscela tra film di denuncia, action movie e thriller. E’ proprio questa la sua forza, nel saper intrattenere, non stancare mai e mostrare la faccia orribile di quel Brasile che troppo spesso è solo da cartolina.

Gardo e Rafael in uno dei loro raid in discarica trovano un prezioso portafoglio. Prezioso perché sarà la polizia a chiedere un una ingente ricompensa per chi lo avesse ritrovato. Tanti, troppi soldi per esser un portafoglio comune. I tre sono testardi e astuti e a rischio della vita si imbarcano in una avventura che riesce a conquistarti con un tassello nuovo che si aggiunge di volta in volta svelando quanto grande è la posta in gioco.

Daldry non fa sconti, la violenza è parte integrante del film, e non poteva essere altrimenti in posti dove la vita delle persone non ha valore. Dove la polizia è corrotta fin nel midollo e chiunque può sparire senza che nessuno sappia nulla o se ne preoccupi.

La sceneggiatura di Richard Curtis (Quattro matrimoni e un funerale, Il diario di Bridget Jones e Notting Hill) è snella, asciutta e puntuale. I volti, le paure, la voglia di vivere e la speranza dei protagonisti ti cattura. Ti sentirai sfinito anche tu quando arriva la sera sulla favelas di Rio.

Hai saltato con loro da un cornicione all’altro, ti sei tuffato da una finestra sul caseggiato di fronte per sfuggire alla cattura di polizia senza scrupoli. Sei stato ferito anche tu quando portano sulle “montagne russe” Rafael per farlo confessare in ogni modo.
E’ un microcosmo silente che lotta ogni giorno per sopravvire nella noncuranza generale. Solo padre Juliard (Martin Sheen)/e la sua giovane assistente americana Olivia (Rooney Mara) sembrano curarsi di loro.

Il film nella proiezione in anteprima stampa della mattinata è terminato con un lungo e convinto applauso , peccato per il finale, di cui non svelo nulla ovviamente, ma che lascia un po’ perplesso se si perde di vista la prospettiva da cui si muove il regista britannico che definisce il film come una fiaba.

Nulla di considerevole comunque per quello che dopo tre giorni di Festival resta il film migliore a cui ho assistito.

TRASH
Dati Tecnici:
Regia: Stephen Daldry
Soggetto: Andy Mulligan (libro)
Sceneggiatura: Richard Curtis, Felipe Braga
Produttore: Tim Bevan, Eric Fellner, Kris Thykier
Produttore esecutivo: Bel Berlinck
Casa di produzione: O2 Filmes, PeaPie Films, Working Title Films
Distribuzione (Italia: Universal Pictures
Fotografia: Adriano Goldman
Montaggio: Elliot Graham
Scenografia: Tulé Peak
Costumi: Bia Salgado
Trucco: Sandro Valerio
Interpreti e personaggi
Rooney Mara: Olivia
Martin Sheen: Padre Juilliard
Wagner Moura: José Angelo
Selton Mello: Frederico Gonz

 

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