A Trieste, la bora non è solo vento. È un compagno di viaggio, un’energia che irrompe nelle strade e nei gesti quotidiani. E quest’anno, sarà la protagonista silenziosa della 37ª edizione del Trieste Film Festival, che si terrà dal 16 al 24 gennaio.

A raccontare questa città sospesa tra mare e Altopiano carsico sono due fotografie in bianco e nero di Ugo Borsatti, recentemente scomparso a 98 anni. Un uomo e una donna, cappelli e giacche trattenuti dal vento, diventano simbolo di una Trieste che convive con la bora, trasformando gesti ordinari in poesia visiva. Le immagini, tratte dall’Archivio Foto Omnia della Fototeca dei Civici Musei di Storia e Arte, sono un tributo a una vita dedicata a osservare la città e il Paese con uno sguardo attento e sensibile.
L’eredità di Ugo Borsatti
Fotoreporter fin da giovanissimo, Borsatti ha immortalato momenti storici dal dopoguerra fino agli anni Novanta, raccontando non solo eventi ma anche identità, emozioni e cambiamenti sociali. La sua eredità, ora, diventa l’immagine del festival, che da oltre trent’anni porta sullo schermo storie dall’Europa centro-orientale, con uno sguardo critico su società, culture e confini.
La sezione Wild Roses sarà dedicata alle registe slovene
Tra le novità di quest’anno, spicca la sezione “Wild Roses”, dedicata alle registe slovene: 13 lungometraggi e 10 corti che offrono nuove prospettive femminili sul cinema europeo. Ma il festival non è solo cinema: è incontro, dialogo, un ponte tra Est e Ovest, tra passato e presente.





