Sono le 9:00 del 5 aprile, il giorno prima del debutto a Trieste del nuovo tour di Notre Dame de Paris con il cast originale. Al telefono risponde Vittorio Matteucci, l’intenso e indimenticabile interprete di Frollo.

Lo spettacolo è bellissimo, questa è la sua forza: l’incastro perfetto, l’alchimia impareggiabile.

Notre Dame de Paris ha debuttato in Italia nel 2002. Quali sono le differenze tra il debutto di 14 anni fa e quello di quest’anno a Milano, sia per lei che per il cast: come lo vivete?

Lo spettacolo è il medesimo ma la differenza sta nel tempo che è passato, nella maturità e consapevolezza maggiori rispetto ai personaggi ma l’emozione, l’energia e la voglia di regalare uno spettacolo di altissima qualità sono identiche.

Frollo è un personaggio molto complesso e interessante sotto ogni punto di vista: quali sono le caratteristiche di questo personaggio in cui si riconosce e quali la mettono più in difficoltà? Qual è il valore aggiunto alla sua interpretazione, forte della consapevolezza acquisita in questi anni?

Vittorio Matteucci
Vittorio Matteucci in Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo

Parto dal valore aggiunto: la mia esperienza di vita che arricchisce il personaggio di alcune sfumature. Ciò che invece mi accomuna al personaggio è veramente poco. È rigido, inflessibile, autoritario, tutte caratteristiche nelle quali non mi riconosco, se non quella di essere un essere umano, molto fallace. Il pubblico lo ama molto perché in lui vi è la consapevolezza, ad un certo punto, di essere dentro una grande contraddizione. Nonostante tutti i suoi proclami, le sue credenze, la sua inflessibilità, Frollo è umano e proprio per questo anche lui può cadere dentro una passione che lo assorbe completamente e che lo fa precipitare verso un mondo che non conosce e che lo porterà alla distruzione. In questo il pubblico e io possiamo sicuramente ritrovarci.

Dopo Notre Dame de Paris sono arrivati i ruoli in Tosca, Dracula opera rock, La divina Commedia, I promessi sposi, Romeo e Giulietta. Com’è cambiata la sua carriera dopo il successo di Notre Dame?

E’ stato uno spettacolo che mi ha permesso di farmi conoscere a tanta gente, che ha fatto amare a tante persone questo genere teatrale e musicale. A me non è cambiato molto: volevo intraprendere questa strada e ho avuto, grazie a Notre Dame, la fortuna di lavorare sempre in questo ambito, è stato un apripista ed è anche per questo che è il più amato.

Qual è la chiave del successo di Notre Dame de Paris? Mi interessa sia la risposta di Vittorio Matteucci cantattore sia quella come spettatore.

Gli equilibri fra le arti. Innanzitutto Notre Dame è una storia incredibile. Dai tempi del cinema muto è una delle prime cose che sono state messe in scena perché è l’archetipo della storia della bella e la bestia. Ha una grandissima musica, grandissimo testo, bellissime coreografie, una scenografia magnifica, una serie di cose che si incastrano perfettamente senza dimenticare gli interpreti che sono la ciliegina sulla torta. Lo spettacolo è veramente micidiale, uno si siede e per due ore e mezza viene trasportato in un’altra dimensione. E’ bellissimo, questa è la sua forza: l’incastro perfetto, l’alchimia impareggiabile.

Come è nata l’idea di riproporre il cast originale? Molti addetti ai lavori si sono “lamentati” del fatto che in questo modo non si dà spazio alle nuove leve, altri invece hanno gioito alla notizia. Mi piacerebbe conoscere il suo punto di vista e la genesi di questa scelta.

Le nuove leve hanno avuto modo di farsi valere in tutti gli anni di rappresentazione che sono trascorsi tra il 2002 e il 2012, quando è finita la prima serie delle rappresentazioni. Ho letto questi commenti e rispondo che non c’è nulla di predefinito: ci sono stati 1/2 mesi di audizioni, con ragazzi da tutta Italia, infatti nel cast completo ci sono, per fare qualche nome: Riccardo Maccaferri, Marco Manca, Lorenzo Campani, Tania Tuccinardi, tutta gente molto brava che non fa parte del cast originale. Il sogno di David Zard era di rimettere in scena lo spettacolo con gli interpreti di quella volta e si sono realizzate le condizioni per poterlo fare: anche noi del cast originale ci siamo dovuti ripresentare di fronte a Cocciante a fare la nostra audizione e nel confronto siamo risultati più adatti a rappresentarlo. Ci siamo guadagnati la possibilità di rifare questo spettacolo: non è stato semplice e neppure automatico. Alla fine non si può neanche dire che sia stata un scelta sbagliata perché siamo a 300000 biglietti venduti, a Milano è stato tutto sold out per 5 settimane e tutto questo non era per nulla scontato.

A volte facendo queste operazioni, porgi il fianco a flop fragorosi. Visto che l’aspettativa è altissima, può darsi anche che le cose vadano male, che la gente sia insoddisfatta. Se fosse stata una scelta sbagliata ciò sarebbe già venuto fuori soprattutto in quest’epoca in cui ci sono nuovi mezzi ancor più potenti del “passaparola” classico.

È uno spettacolo bellissimo, che noi viviamo ancora con un entusiasmo da adolescenti e nel quale le persone diventano bambini. Si perdono nella storia, nelle immagini, nei colori, nelle luci. E’ pazzesco. Queste cose succedono una volta ogni 100 anni nel teatro. Questa è una di quelle volte. Noi abbiamo avuto la fortuna di farlo una volta e la doppia fortuna di viverlo una seconda.

E’ bello sentire un tale entusiasmo ed un’emozione quasi raddoppiata ora che siete maggiormente consapevoli del successo consolidato e delle aspettative del pubblico.

Cocciante è il primo a vivere quest’entusiasmo e quest’emozione. Lui è il primo che è andato in profondità per restituire tutte le sfaccettature di questo spettacolo, per fare in modo che fossimo impeccabili, per essere amati di nuovo. Non è una rimessa in scena fatta così perché tanto tutto funziona comunque. Abbiamo fatto quasi due mesi di prove disperate: abbiamo ripreso in mano tutto, dalla camminata a – per quanto riguarda me -come mi devo tirare su il cappuccio. Tutto da capo e con più forza di prima.

L’intensità con cui Vittorio Matteucci mi parla rivela una forza rinnovata e consapevole, l’umiltà e l’entusiasmo di rimettersi in gioco, di non dare nulla per scontato. Basta un semplice scambio di parole con questo interprete per percepire una pura e autentica passione, supportata dal duro lavoro: questa è l’atmosfera in cui viene riproposto Notre Dame de Paris, questa è la magia originale.  

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Chi sono
Collaboratrice , La Nouvelle Vague Magazine
Giuliana Tumia, studentessa triestina classe 1989, è laureata con lode in Italianistica all’Università degli Studi di Trieste. Nel suo percorso accademico ha cercato di mantenere un fertile connubio tra l’impostazione letteraria del proprio corso di studi e l’interesse specifico verso la drammaturgia e gli studi teatrali, passione coltivata da anni come collaboratrice in progetti di formazione nelle scuole, frequentatrice assidua dei teatri e attrice amatoriale. Negli anni ha inoltre collaborato scrivendo recensioni teatrali su alcuni blog e giornali locali.
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Giuliana Tumia, studentessa triestina classe 1989, è laureata con lode in Italianistica all’Università degli Studi di Trieste. Nel suo percorso accademico ha cercato di mantenere un fertile connubio tra l’impostazione letteraria del proprio corso di studi e l’interesse specifico verso la drammaturgia e gli studi teatrali, passione coltivata da anni come collaboratrice in progetti di formazione nelle scuole, frequentatrice assidua dei teatri e attrice amatoriale. Negli anni ha inoltre collaborato scrivendo recensioni teatrali su alcuni blog e giornali locali.
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