Il 31 luglio è andato in scena per il festival “I solisti del Teatro” di Roma “TutteMie – Amiamo le differenze” di e con Giovanni Amodeo.

Patrizia D’Orsi cura da qualche anno la direzione artistica di TutteMie. Ogni volta lo spettacolo è diverso grazie alla presenza di artisti che partecipano in modo consistente alla messa in scena, cosi come i brani e gli arrangiamenti mutano di volta in volta in base alle esigenze sceniche.

Davanti a una platea gremita di visi sorridenti, pettinature originali e bigiotterie vistose va in scena lo spettacolo TutteMie. Sembra di essere ai tempi delle performance di Domino, quando fra pubblico e palco non vi era differenza, non vi era spazio.

Un dialogo fra gli artisti e gli spettatori e, spesso, di questi ultimi fra loro accompagna questo omaggio a sette divine della musica: Aretha Franklin, Mia Martini, Barbra Streisand, Milva, Mina, Ornella Vanoni, Patty Pravo.

Un tributo alle artiste, donne simbolo dell’immaginario gay, e insieme un’analisi dell’essere differente, diverso: questa è la produzione firmata Dragqueenmania che ripropone sotto un’altra veste uno spettacolo-concerto, più volte portato in scena. Tuttavia, nonostante gli sforzi per fondere insieme i tanti pezzi di un puzzle promettente, l’impressione finale che si ha è quella di due percorsi paralleli che non si toccano mai.

Da una parte la prosa, tre brevi monologhi sull’identità elegantemente declamati da La Karl du Pigné (alias Andrea Berardicurti), dall’altra la musica. Nella scelta musicale prevale l’originalità: pochi i titoli noti, ma suggestive le scelte dei brani meno noti (di cui sarebbe stato utile almeno un breve accenno) tutti magistralmente accompagnati dai musicisti sulla scena, assecondati dagli arrangiamenti ricercati.

Fra tutti è da menzionare Paolo Innarella che con il sax e il flauto ha saputo duettare simpaticamente con il performer Giovanni Amodeo.

Alla struttura di spettacolo-concerto, quasi – azzarderei – di varietà, a TutteMie mancava forse il brio e l’estro che il senso comune lega al mondo colorato e divertente delle drag. Ma anche il necessario filo drammaturgico che potesse far comprendere il legame fra la riflessione profonda e malinconica di Pinocchio/Alice in apertura di scena e la memoria musicale ed emotiva della musica.

Molta seriosità fra gli interpreti, a volte forse eccessiva e senza un rapporto drammaturgicamente comprensibile con l’atteggiamento invece ironico e scanzonato, nelle parole e nel dinoccolato movimento scenico, di Giovanni Amodeo.

Quest’ultimo, infine, ha il pregio di una voce sincera e spesso incisiva, cui una propria originale tecnica, anche di resistenza, ha permesso di affrontare un impegno notevole, a volte ostacolato da alcune imperfezioni nelle luci e nella fonica.

Il Parruccoro completava simpaticamente il cast artistico, ennesimo simbolo di una comunità – quella LGBT – sempre attiva e desiderosa di ricordare e riscoprire i suoi idoli.

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