In una settimana triste per il mondo teatrale, soprattutto per quello musicale, Nuovo Cine Swarovsky è balsamo per il cuore degli spettatori e per gli appassionati di teatro.

La stagione de la Contrada è ufficialmente iniziata questo fine settimana affidandosi alla genialità rara del triestino Davide Calabrese (sì, un quinto degli Oblivion) che ben conosce l’ambito e ancora di più sa contaminare con eleganza e precisione i vari aspetti del teatro, sia di prosa che musicale.

Nuovo Cine Swarovski è quello che lo stesso regista chiama un musical vaudeville, che può contare su un testo originale di Calabrese che si sposa alla perfezione con l’estro creativo delle musiche originali di una formazione triestina che continua a riscuotere successi, i Sardoni Barcolani Vivi, gli arrangiamenti di Fabio Valdemarin e le coreografie di Alberta Izzo.

Il vaudeville è un genere teatrale nato in Francia a fine Settecento. Il termine indica le commedie leggere in cui alla prosa vengono alternate strofe cantate su arie conosciute.

 Il Theatre du Vaudeville, primo teatro di gran successo in cui venivano rappresentate i vaudevilles, risale al 1792.

“Sempre bigiotteria, ma di lusso!”

Giocando sulla precedente denominazione del teatro che ospita il debutto di questa nuova piece (il Teatro Cristallo di un recente passato) nasce l’idea di un politico di affidare a un “maestro di cerimonie”, interpretato da Leonardo Zannier, la creazione di uno spettacolo che salvaguardi la cultura e il dialetto triestino.

Questo è ormai in pericolo perché i giovani oramai parlano solo italiano o addirittura inglese e il “come si parlava una volta” sembra arrivato al capolinea.

Nuovo Cine Swarovski è uno spettacolo in continuo divenire e che a ogni replica si rinnova.

Questo perché alla base ha l’improvvisazione e l’interazione fondamentale col pubblico, sia per quanto riguarda alcuni contenuti che sul delineamento di alcuni personaggi.

Una prova, quella dell’improvvisazione, che potrebbe spaventare una compagnia alle prese con un regista come Calabrese ma che invece già dalle prime repliche si dimostra oliata, unita e pronta a tutto.

La strampalata compagnia chiamata a dar vita allo spettacolo è formata da: Ariella Reggio, Adriano Giraldi, Marzia Postogna, Daniela Gattorno, Giacomo Segulia e dal già citato maestro di Cerimonie Leonardo Zannier.

Una missione, quella della salvaguardia linguistica, assolutamente compiuta; con il valore aggiunto dell’ironia e non senza uno sguardo un po’ nostalgico.

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