Per festeggiare la sua recente apparizione al fianco di Pamela Monroe (Orange is the new black) al Future Female Festival Theatre, tenutosi a New York il 22 marzo, come rappresentante per l’Italia, pubblichiamo la nostra intervista a Mario Merone, attore italiano trasferitosi a New York per inseguire i propri sogni.

 

Buongiorno Mario e grazie per essere qui. So che da molto ti trovi a centinaia di chilometri dall’Italia, e immagino che oramai ti sarai abituato ai ritmi frenetici di New York, però devo dire che è sempre un piacere vedere un connazionale in grado di farsi valere al di fuori dei nostri confini.
Per i nostri lettori e per chi vorrebbe magari seguire il tuo esempio, dove nasce Mario Merone e soprattutto come si è sviluppata la tua passione per il teatro negli anni?

Sono nato ad Ariano Irpinio, in Campania. Ho cominciato ad esibirmi da quando avevo 9 anni e gradualmente ho trasformato la mia passione nel mio lavoro. Durante il liceo ho incontrato un regista, Tonino La Vita, che ha cambiato la mia prospettiva sul teatro e mi ha aiutato a conoscere e migliorare le mie abilità artistiche.

Alla prima occasione mi sono trasferito a Bologna dove ho potuto frequentare il DAMS e  studiare, tra gli altri, con Giuliano Scabia ed Eugenio Barba, il fondatore del Teatro Odin e la International School of Theatre Anthropology, entrambi situati a Holstebro in Danimarca. Nel 1999, mi sono unito alla compagnia di teatro “Gli Scalpellini” con i quali ho avuto il piacere di esibirmi per diverse produzioni in giro per l’Italia.

Quindi hai cominciato molto presto ad esibirti sul palcoscenico però, da quanto mi dicevi, non hai smesso di studiare ma anzi ti sei trasferito anche a Roma pur di continuare, giusto?

Si esattamente, dopo aver ottenuto la Laura in Drammaturgia con una tesi sui De Filippo mi sono trasferito a Roma dove ho studiato presso l’Accademia Nazionale d’arte drammatica Silvio d’amico con Luca Ronconi, Lorenzo Salveti e Michele Placido. Da qui, ho iniziato a lavorare come attore in diverse compagnie teatrali italiane con Edoardo Siravo, Vanessa Gravina, Michele Placido, Gabriele Greco e come insegnante di recitazione in scuole pubbliche e private.

Successivamente con Silvia Imperi abbiamo creato “Arto’”, un Associazione teatrale il cui obiettivo principe è proporre una nuova drammaturgia basata sulla ricerca di narrazioni sconosciute, fiabe, leggende, che trovino spunto nel sociale della contemporaneità per affrontare in maniera dialettica il nostro presente storico e contaminarlo poeticamente delle varie arti, tra danza, teatro, artigianato, canto di tradizione, digitale.

Trovandomi a Roma ho anche avuto l’occasione di apparire nella serie TV “La Squadra 7” e di vincere, nel 2012, il “Festival Salviamo i talenti – Attilio Corsini” con lo spettacolo “Cronache di un uomo d’affari in tempo di guerra” di Roberto Pappalardo

 

Ed è stato da quel punto che è cominciata anche la tua carriera internazionale?

No, nel 2008 avevo già avuto l’occasione di lavorare come regista e drammaturgo per la Euro Master Studio, esibendosi in Inghilterra, Irlanda e Irlanda del Nord.
Nel 2013 sono riuscito finalmente a trasferirmi a New York per tentare di inseguire il mio sogno di esibirmi a Broadway e già dopo 6 mesi ho iniziato a lavorare presso il Teatro “Castillo” a New York come produttore e attore.

Dal 2016 faccio parte della compagnia Teatrale KIT con la quale mi sono esibito all’International Pen World Voice Festival nello spettacolo “ Six characters in search of a country”.
Emozionante e’ stato prendere parte come attore alla Settimana della Lingua Italiana nel mondo organizzata dal Consolato Generale d’Italia a New York, l’Istituto Italiano di Cultura, l’ Italian American Committee on Education, Kairos Italia Theatre e Eataly.

 

Un inizio quindi sicuramente promettente, per quanto riguarda l’immediato futuro hai già dei piani o qualche progetto?

Beh, da novembre faccio parte dello spettacolo “The amazing Max” scritto diretto ed interpretato da Max Darwin, uno dei piu’ ricercati “magic-artist” americani, che ha lavorato tra gli altri con Uma Thurman ed inoltre recentemente ho debuttato a New York nel film  “Bloody river” di Giuseppe Santochirico, interpretato tra gli altri da Nicola Acunzo, nel ruolo di un ragazzo che osa affrontare un boss della malavita.

 

Prima di lasciarci e di augurarti ogni possibile successo, che suggerimenti puoi dire ai tuoi colleghi, magari più giovani, che ancora si trovano qui in Italia?

Sicuramente di non smettere mai di sognare e cercare di pensare in grande perché spesso siamo noi stessi che ci creiamo “piccoli”. Poi di imparare almeno un’altra lingua ma soprattutto “Recitare” sempre e dovunque perché questo mestiere lo si può gustare solo quando ci diamo l’opportunità di metterci alla prova.

Le immagini per l’intervista sono fornite dall’Ufficio Stampa dell’artista/manifestazione. Si declina ogni responsabilità riferibile ai crediti e riconoscimento dei relativi diritti.

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