“Un momento difficile”, gioviale ma commovente, è in scena al teatro Rossetti dal 26 febbraio al 3 marzo.

Dal buio si nasce e al buio si ritorna con la morte. Ed è al buio che ha inizio lo spettacolo “Un momento difficile”. La platea annega nell’oscurità per alcuni lunghi minuti riempiti solo di musica. Infatti il rumore e la musica, estremamente suggestiva, sono parte integrante di tutta la rappresentazione.

All’inizio nessuno parla.

Solo il ticchettio di un orologio scandisce imperterrito i secondi che si succedono. E minuto dopo minuto, attimi di vita scorrono. Sul palco si vede un uomo intento ad accudire un’anziana signora distesa a letto. Lei soffre di demenza, lui è suo figlio.

Ben presto però si affacciano altri due personaggi, un uomo e una donna. Sono il riflesso ringiovanito del padre scomparso e della madre ormai sul punto di morire.

Loro hanno l’infelice compito di aiutare il protagonista durante “il momento difficile”, ossia la sofferta dipartita della figura materna.

Inoltre affiancano l’uomo nel ricordare la sua infanzia, piena di pallide gioie e profondi traumi. Quasi come due grilli parlanti riflettono insieme a lui su passato, presente e futuro avventurandosi nelle pieghe del subconscio umano. Giacché sono le parole non dette, i ricordi sbiaditi, i rimorsi mai espressi che alla fine fanno di ognuno di noi ciò che siamo.

E ben presto risalta la complessa relazione tra figlio e genitore, vita e morte, amore e odio; perché uno non può esistere senza l’altro.

“ ‘Un momento difficile’ conclude, dopo ‘Le ultime lune’ e ‘La notte dell’angelo’, un progetto drammaturgico svolto nel corso degli anni” dichiara Furio Bordon, autore dell’opera. Bordon, scrittore triestino rappresentato a livello internazionale, aggiunge: “Personalmente l’ho sempre pensato come una trilogia sulle “età indifese”, perchè  {…}  ruotano tutte attorno al nodo emozionale di vecchiaia e infanzia, le due età della debolezza  {…}” .

La recitazione di Massimo Dapporto nei panni del figlio e di Ariella Reggio in quelli dell’anziana madre è raffinata eppure graffiante. Viene così intensificata la toccante atmosfera di uno spettacolo che è commovente e schietto allo stesso tempo.

Inoltre Francesco Foti e Debora Bernardi portano in scena con grande giovialità l’impersonificazione dei genitori da giovani.

Cinismo e crudeltà trovano spazio nello spettacolo appaiati ad altri momenti più comici. Il ritmo è vivace, spesso travolgente grazie all’uso studiato di musica e spazio da parte del regista Giovanni Anfuso

Alla fine sul palco si succedono gioia e dolore, esuberanza e malinconia, il tutto amalgamato dal tema centrale del ricordo; proprio come nella vita di tutti noi.       

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Ciao, sono Beatrice. La curiosità è il mio carburante e mi appassiona ogni ambito dell’arte, dalla letteratura alla musica. Credo nella frase di Aristotele: “Educare la mente senza educare il cuore, non è affatto educare.
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