I Pink Floyd, sottofondo musicale, parole e pensiero aprono la scena.

Non uscire da te stesso…nell’intimo dell’uomo risiede la verità.

Fulvia Strano e Simona Zilli guidano il pubblico, all’interno dell’Accento Teatro di Roma, nel viaggio suggestivo dei dipinti di Vermeer. Ma la nostra attenzione si sofferma soprattutto uno: La ragazza con l’orecchino di perla.

Sarà incanto fino al 2 Febbraio, dal giovedì alla domenica. L’orecchino di Vermeer – A tu per tu con l’opera d’Arte, spettacolo di alto spessore, scritto e diretto da Gabriele Manili. Il lavoro diventa sinonimo di mistero, l’oltre che porta a conoscere le dinamiche della città olandese di Delft dove viveva Vermeer e, con intensità, la sua tecnica pittorica.

Immersione nei colori, interni e scorci è ciò che il pittore dona, tuffo refrigerante per l’anima. La ragazza con l’orecchino di perla, Lattaia, Pesatrice di perle, Donna in azzurro che legge una lettera, Stradina di Delft, La bevuta, Mezzana, Fanciulla con bicchiere di vino, i quadri proiettati sullo schermo e illustrati in modo accademico da Fulvia Strano, Storica dell’Arte. Tre arti unite. Teatro, quindi, recitazione, proiezioni e Arte. Comunione in accordo, sentire penetrante, lascia intendere che senza comunicazione visiva la percezione rimane cieca. La storia, la pittura di genere a cui il pittore è associato, considerata secondaria, limitativa, trasmette sentimenti che Vermeer, con delicatezza regala. L’evento è un altro punto di vista. Un film ed un libro le altre dimensioni in cui la vicenda dell’orecchino si dipana attraverso ciò che la protagonista pensa e descrive.

Simona Zilli interpreta Griet. La famosa ragazza semplice, timida e silenziosa che per Vermeer da domestica diviene modella. E’ adatta. La ragazza col turbante è girata di tre quarti. Labbra socchiuse, non si sa se per pronunciare o raccontare qualcosa che non è scritto. Idealmente siamo noi le persone che cerca, con cui vuole comunicare. La fascia turchese sulla testa, la mantellina di velluto bejge, il punto luce dato da tre pennellate bianche dell’orecchino. Insieme circoscritto nello spazio annullato dal nero. L’attrice accompagna il pubblico per mano mediante pensieri e dialoghi che nascono tra Vermeer e Griet, in scena solo  emozioni. Dietro una cornice, sulla sinistra della scena, la donna accende una candela. Sterilizza un ago e si fora i lobi per indossare gli orecchini. Movimenti lenti, dizione curata e sentita ci lasciano ammirarla.

La scenografia semplice suggerisce didattica. La scrivania, sulla destra e la cornice dorata appesa al soffitto dove l’attrice muove il quadro parlante. La modella della quale non si sa nulla, emblema di ritratti femminili, perché donne e domestiche giravano per le case. Entrare nell’animo dell’uomo, accurata e costante ricerca è sinonimo descrittivo di quotidianità alla quale è riservato l’ascolto del lavoro, la sua sacralità e la cura. Tocchi di vanità. Infatti “Tutto è vanitas” ripete la donna mentre ogni particolare evoca gli impressionisti, fra i quali ci si perde tra piani cartesiani, equilibrio e sobrietà.

Disquisendo con Gabriele Manili chiedo come è nata l’idea. In modo cordiale mi risponde che tutto è stato molto naturale data l’impressionante somiglianza delll’attrice con la ragazza del dipinto; e poi c’ è  Fulvia Strano con la quale collabora; e così molto semplicemente ha preso vita il progetto. Colpisce l’Interazione, la multimedialità. Gli intrecci hanno funzionato in modo elegante. La strada per far viaggiare lo spettacolo, oggi giorno si troverà, soprattutto in coincidenza dell’arrivo del quadro La ragazza col turbante a Bologna, a Palazzo Fava dall’8 Febbraio al 25 Maggio.

 

Una lezione d’Arte a Teatro, perché l’Arte può cambiarci la vita

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