Uno sguardo dall’alto

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di Annalisa Civitelli

Tecniche pittoriche variegate, pennellate dinamiche e spazi descritti secondo ottiche che ricercano libertà. Collusione di palazzi, sensazioni ingabbiate, smog e voglia di pace per quei silenzi metropolitani da riconquistare. Ritrovare se stessi dentro di noi, dimensioni antiche.

La Babylon Gallery è una piccola galleria d’Arte situata in zona Monte Verde a Roma, lo spazio espositivo ha ospitato la mostra Metropolis a cura di Bruna Calice, Andrea Romoli Barberini e Luca Treggia.
Fino al 16 maggio l’opportunità è stata quella di ammirare le opere esposte degli artisti Sandro Bini, Mauro Brinciotti, Giorgio Cavalieri, Paola Romano e Marco Tamburro.

12 quadri incentrati sul tema delle città. Intesa nelle sue diverse accezioni, la metropoli viene interpretata con attenzione. Cinque gli artisti, distintisi nei loro studi tra Accademie d’Arte di Roma e Brera, la Rome University of fine Arts, diploma in architettura e arredamento e personali, avvicinandosi alla cultura irlandese e al mondo celtico.

Diverse le tecniche pittoriche (olio su tela, tecniche miste, china e pantone su carta) ed i formati delle tele, come le ottiche che ogni pittore ha interpretato sul quadro.
Percorsi artistici richiamano il passato, come quello delle vedute (Sandro Bini e Giorgio Cavalieri), e un forte senso di dinamismo caotico e di futuro, di movimento e di senso architettonico ben si sono intrecciate nella collettiva all’interno dello spazio espositivo (Mauro Brinciotti, Marco Tamburro e Paola Romano).

Riconoscibili, nei quadri di Sandro Bini e Giorgio Cavalieri, città che sembrano quasi fotografate. Un senso di ordine rimandano al Canaletto di secoli fa. Veduta aerea, New York 2012, interpretata da Bini, che risulta essere un meticoloso impasto di colori affastellati a macchie e luce. Perdersi in questa prospettiva è accattivante, quasi come un atterraggio aero. Toni di colori caldi e freddi invitano l’occhio verso l’orizzonte ad una calma accompagnata dall’azzurro e dal grigio del cielo.

La seconda opera dell’autore, Bruxelles 2011, è un agglomerato di palazzi e case, pennellate precise, coesione di una città europea, che suggerisce ampiezza, una chiusura senza natura presente.

Cavalieri dona un’ottica opposta. Diverse visioni, ambienti cupi di una fabbrica, Underground, di un ponte di ferro, Iron fall (Ferro autunnale), che sottolineano un freddo industriale, lo smog e la voglia di liberarsi all’aria pura ne il Commiato del Sole (Leave of the sun), un tramonto, visto da una finestra dove nero ed arancio si accordano incontrando il tramonto, gli uccelli si sentono liberi e la presenza del fumo e delle antenne rimandano alle città invase contro una sensazione di pace, quali Giorgio Cavalieri dona al pubblico, fino al suo senso preciso, schematico e rettilineo di una vasta metropoli quale NY, NYC light 2011, vista ampia di luce da un terrazzino, senso di libertà nel cielo sereno, sguardo in un pomeriggio dove tutto potrebbe essere possibile.

Le altre facce della mostra le ho trovate molto interessanti. Dinamiche espressività di Mauro Brinciotti, Marco Tamburro e Paola Romano, quasi come un’esplosione di colori, di sfogo, di grovigli, i quali, veloci, con temperamento escono dalla tela per richiamare chi osserva ad un nuovo linguaggio comunicativo.

Mauro Brinciotti con le sue Rovine, La città capovolta e Rovine 1, lavora a china ed il suo senso architettonico scomposto infonde un senso disastroso, di distruzione in bianco e nero. Un mondo dislocato che dovrebbe ritrovare una sua giusta collocazione uscendo fuori da un caos descritto tra linee e finestre, spazi di luce.

Interessanti gli Zoom circolari di Paola Romano su intenso senso grafico tra toni di colore accoppiati e scontornati con le linee non sempre precise, ma in rilievo.
NY e Londra, le grandi metropoli tra taxi gialli ed il rosso degli autobus a due piani, dove il ritmo della vita diventa, tra i palazzi, rapido, espressivo e simbolico.
Il quadro di Marco Tamburro, Senza titolo, è stato posto sulla parete di fondo. Grande e impetuoso travolge la vista appena si entra nella galleria. Scattose pennellate, bianche, nere e rosse sembrano schegge impazzite e dinamiche, le quali suggeriscono esplosione e voglia di uno scatenamento per liberarsi da un’oppressione che toglie il respiro.

Un viaggio onirico il percorso proposto dalla Galleria Metropolis. Suggestivo e di sicuro ben delineato, nel quale piccole speranze si muovono all’interno di un nuovo che nasce. Arte che si vuole liberare, crea messaggi reconditi affinché liberarsi e ritrovare spazio nei cieli sereni.

Artisti da seguire come anche ciò che la sala de la Babylon Gallery offre dentro una Roma che ha necessità di evolversi in silenzi ricercati e a misura europea.

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