Uno spettacolo che tocca l’anima, coraggioso e necessario.

A primo impatto, è questo che viene da dire a proposito della messinscena di Variabili Umane, visto e vissuto ieri sera al Teatro Miela di Trieste nell’ambito della rassegna SPAESATI.

L’Atopos, compagnia teatrale creata da Marcela Serli e Irene Serini nel 2009, nasce da un laboratorio teatrale e mette in scena la realtà “variabile”, di confine, quella realtà, anche transessuale ma non solo, impersonata dalle donne e gli uomini presenti sul palco.

Realtà o finzione?

L’elemento interessante è proprio questo, la presenza di attrici e di danzatori/trici professionisti ma anche di persone che prima del laboratorio niente avevano avuto a che fare con il teatro ma che in questo spettacolo (spezzone di vita?!) hanno raccontato se stessi, non un personaggio “altro da sè” lavorando sul proprio vissuto, speranze e paure e la realtà possibile e variabile che vivono nella vita di tutti i giorni.

C’è il manager di una grande multinazionale ora attore Gabriele, c’è la laureata alla Bocconi Arianna, c’è Antonia responsabile di uno sportello di ascolto per i trans o la sovrintendente di Polizia( vera!) Cristina, ci sono Noemi, Leonardo, Cristian

Uomo o donna? La domanda svanisce dopo i primi minuti di spettacolo perché si entra nelle vite di persone come tutte le altre, con i sogni le paure e i desideri, come quello di Marta di una gravidanza e la realtà fisica che lo rende impossibile; Arriva dritta allo stomaco la domanda “Ho fatto tanto per essere invisibile e adesso vuoi tornare a farmi diventare visibile?!” che pone Nicole alla regista (che interagisce in scena con loro presentando i vari personaggi e ponendo domande quando necessario)

Improvvisazione o copione?

Ci sono stati dei fuori programma e interruzioni, voluti o meno non è dato sapere, quello che è certo è che nessuna scelta registica e di contenuti è lasciata al caso e per questo va il plauso a Marcela Serli, ideatrice del progetto e regista dello spettacolo

Ci sarebbe un’infinità di cose da dire su questo spettacolo, sulla commistione tra danza e recitazione, sull’uso delle proiezioni, ma la cosa che rimane sono le domande, riflessioni e la certezza che viviamo tutti in transizione chi fisica come le protagoniste, chi mentale.

Auguro a tutti di poter vedere questo spettacolo perché

Le parole sono importanti, ma le persone lo sono di più.

Per questo Articolo le immagini sono state fornite dall’ufficio stampa dell’artista/spettacolo. Si declinano per tanto ogni responsabilità relative ai crediti e diritti.

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