Vincent… l’arte di che colore è?

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Parlare della vita che si prende gioco della morte, del bianco che quasi deride la varietà dei colori, della follia che lascia spazio all’amore.

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Vincent – vita, colori e morte di una follia”, intenso monologo di e con Leonardo Losavio ( Vincent) e Roberto Galano, che ne ha curato la regia, cattura l’anima dello spettatore e,  riesce a dar voce a tutto questo.

In scena al Teatro Millelire di Roma fino al 29 Settembre, Vincent – vita, colori e morte di una follia, non è il ritratto di uno degli artisti più amati e controversi del XX secolo.

È la presa di coscienza di un uomo che amava la vita, che la rincorreva da sempre, che per sempre continuerà a farlo.

Tre cornici bianche occupano lo spazio del palcoscenico: tre cornici vuote, solo apparentemente vuote, che si riempiono di ricordi e di colori. Perché le emozioni hanno un colore e Vincent Villem van Gogh, lo sapeva bene.

Al centro della scena una poltrona bianca, baricentro di un equilibrio di oggetti che fortemente richiamano la vita dell’artista.

L’uso dell’elemento simbolico ( elementi scenici a cura di Michele Ciuffreda e D.F. Nikzad), è molto marcato in questo monologo e ne conferisce quell’intensità capace di proiettare lo spettatore all’interno dei quadri descritti da Leonardo Losavio, che interpreta i tormenti del famoso pittore senza manierismi e con una grande consapevolezza.

Osservarlo trasformarsi nell’immagine che abbiamo del celebre autoritratto dello stesso artista, con  la sua barba color miele, conferisce alle parole da lui raccontate un enfasi ancora maggiore.

Buona la scelta delle musiche originali ( a cura di Antonio Catapano) che accompagnano il monologo, toccante la narrazione nella sua parte iniziale, intenso il rapporto descritto con il fratello Theo e Gauguin, forte la consapevolezza di un uomo stanco e perseguitato dalle voci del fallimento

( voci f.c. Letizia Amoreo, Francesca De Sandoli, Roberto Galano, Massimo Iannantuoni, Federico Maggiore, Enza Notarangelo e Giuseppe Rascio).

“Sono stanco, fatemi uscire” implora Leonardo – Vincent. Stanco di ascoltare o di non essere ascoltato? Stanco di dimenarsi fra il giusto e l’ingiusto, fra i consigli e le verità assolute, forse.

La vita di Vincent van Gogh – 2 anni per nascere, 37 per morire recita Leonardo -,  si schiude agli occhi di chi ascolta rivelando aspetti che lasciano senza fiato.

Siamo capaci di vedere il confine fra il giorno e la notte ? Siamo capaci di dar voce al silenzio?

Uno dei messaggi che questo monologo comunica è certamente che Vincent Villem van Gogh ha tentato di riuscirvi cercando strade tormentate ma vive, straordinariamente vive.

A Roberto Galano e Leonardo Losavio il merito di aver acceso una luce originale e ben costruita sull’anima del Vincent uomo, che avrebbe voluto chiamarsi anche semplicemente Villem.

Anna, Vincent, tu che leggi, ricorda : “ abbiamo ancora una vita per scrivere la nostra vita”.  Theodorus Van Gogh.

 

 

 

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