“Una vita (da cani)” ha chiuso martedì sera, all’Auditorium del Museo Revoltella,“Buon compleanno Svevo” .

Come ogni anno, il Museo Sveviano propone un ricordo del più importante romanziere triestino, Italo Svevo, nato il 19 dicembre del 1861.

Ma l’edizione 2017 segna anche il 20° anniversario dall’inaugurazione del museo stesso, voluto dalla figlia dello scrittore, Letizia Fonda Savio: un’occasione per ricordare e celebrare.

DUE NOVELLE INTRECCIATE

La messa in scena si basa su due novelle diverse: il racconto “Indagini di un cane” di Franz Kafka e la novella sveviana “Argo e il suo padrone”.

I due testi, scritti in momenti diversi, uno nel 1922 e l’altro nel 1926 sembrano però fatti apposta per essere intrecciati insieme e dare vita a questo dialogo.

LO SPETTACOLO

Spettacolo che in realtà spettacolo non è, forse un reading ma che coglie nel segno nel ricordare l’autore triestino.

In “Una vita..” si dà appunto voce ai protagonisti delle novelle: due cani.

L’uno, un cane casalingo con tanto di proprietario con governante, l’altro un randagio o sperduto.

Il primo perdutamente innamorato di TiTi, o meglio del suo olezzo, il secondo alla disperata ricerca di suoi simili, su cui si apre anche un’indagine.

I due protagonisti ci portano con loro tra riflessioni, scoperte e visioni del mondo diverse, a misura di cucciolo, e a una maggior apertura a punti di vista differenti.

LA REGIA DI GIOIA BATTISTA

La giovane regista e drammaturga Gioia Battista si dimostra molto brava nel dirigere i due protagonisti Luciano Roman e Nino Bernardini nel loro racconto e dialogo “tra cani”.

Merito anche dei due interpreti Roman e Bernardini che possono contare su un’ampia esperienza attoriale (Roman

ha lavorato con Strehler e Ronconi, Bernardini  da anni insegna recitazione nei laboratori teatrali) e che a tratti riescono a riprodurre in modo praticamente perfetto anche le movenze degli animali protagonisti.

La regista riesce però anche nel creare il giusto amalgama tra testo, musica e proiezioni che donano un’ora davvero piacevole al pubblico.

Lo spettacolo nasce da un’idea di Riccardo Cepach e accompagna il dialogo Stefano Bembi alla fisarmonica.

Sei forse alla tua maniera un mio simile? E ti vergogni perché non sei riuscito a combinare niente? Guarda, anche a me è andata così. Quando sono solo ululo dal dispiacere. Vieni, in due è più dolce…

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