Stefano Ambrogi

 “Quando girai con Sordi e Verdone…”

Attore di teatro,cinema e televisione. Voce profonda e inconfondibilmente romana, fonte inesauribile di aneddoti considerata la ragguardevole carriera e un curriculum che spazia tra fiction, commedie all’italiana e classici come Shakespeare, Plauto e Goldoni. Ha lavorato ne “La Tosca” di Magni, in “Rugantino” con Brignano, “Cyrano de Bergerac” con Anna Mazzamauro, in “Dramma della gelosia” con la regia di Gigi Proietti,con cui si è formato studiando recitazione; ed ancora, Notte prima degli esami oggi,  Ex – Amici come prima! ,Romanzo criminale, R.I.S. Roma – Delitti imperfetti e in tanti altri tra palco e macchina da presa.
Una passione per il proprio mestiere e un vissuto di Cinecittà da cui ci siamo lasciati incantare, un legame iniziato, ancor prima di entrarci da attore…

“La prima volta che sono entrato negli studios  lavoravo in un’impresa di computer grafica e andavo a Cinecittà a portare le videocassette, una volta entrato mi piaceva perdermi. Ricordo che nel teatro 5 Fellini, stavano girando la scena del bosco di“Sogno di una notte di mezza estate” di  Michael Hoffman”.

Un segno del destino divenuto reale. Tra i tanti aneddoti, qual è il ricordo in assoluto che hai di Cinecittà?

È l’incontro con Verdone. Volevo conoscerlo e lavorare con lui, cercavano delle comparse per un suo film e mi sono messo in fila come tanti altri con il curriculum in mano, già facevo l’attore in teatro e quando finalmente ero davanti a Carlo ho esordito: “io sono un’attore non sono una comparsa” e di tutta risposta Verdone, sorpreso e compiaciuto da tanta determinazione,”c’hai proprio una bella faccia simpatica!!” e poi mi chiamò per fare Grande Grosso e Verdone.

Oltre all’incontro con un grande personaggio come Carlo Verdone, altri aneddoti a cui sei legato?

Dentro Cinecittà ho girato gli interni di molti film e fiction, da Distretto di polizia a Febbre da cavallo la Mandrakata.
Ricordo la grande figura di Sordi, con cui ho fatto la comparsa nel film “Il Tassinaro”. Episodio divertente fu quando nei momenti di pausa in cui Sordi riposava, c’era chi si divertiva a fargli l’imitazione e quando se ne accorse con risposta secca gli replicò: “certo che poi fa’ ride solo l’americani”. Sempre con lui ho girato la scena de “Il Marchese del grillo” dove il sor marchese fa “assaggiare” la frutta secca (pigne) ai mendicanti in protesta sotto il palazzo, io sono quello che si è preso la pigna in testa seguita da una risposta in un genuino romano (prevista nel copione).

E la vita di Cinecittà al di fuori del set?
La cosa bella è che si era tutti amici, con le maestranze e i macchinisti si andava al bar o ci si incontrava a mensa, non c’erano distinzioni, eravamo tutti uguali. Una grande famiglia.

Cosa rappresenta Cinecittà?
La magia del cinema, la grandezza di Roma e la storia dell’Italia.

C’è un particolare che ti fa ricordare Cinecittà?
Le radici degli alberi che uscivano fuori in quei grandi viali perché quando andavo lì con il motorino era pieno e le prendevo sempre.

Se davvero al posto degli studios dovessero sorgere Centri benessere e parchi divertimento, cosa significherebbe?
Una grande sconfitta per il cinema,per la città e per la cultura in generale, è come togliere gli Universal di Hollywood a Los Angeles ›.

Cristina Fenuccio (doppiatrice)

“Italiani, vi prego, svegliatevi!”

Ciao Cristina, cosa ci puoi dire della situazione che state vivendo in questi giorni a Cinecittà?
La situazione che stiamo vivendo, ma più di me i lavoratori di Cinecittà, ha dell’assurdo, a Roma si direbbe, cornuti e mazziati. Questa gente ha dato il  c… ops, il “posteriore” per l’azienda e per tantissimi grandi nomi del cinema e della televisione italiana ed estera e paradossalmente gli stranieri sono quelli che, per primi,hanno avuto il coraggio di urlare allo scandalo per l’abbattimento di questo monumento nazionale. Gli Italiani tutti dovrebbero opporsi a questo assassinio della cultura.
Oggi i lavoratori sono allo stremo, hanno tutti famiglia e sanno che non prenderanno lo stipendio a fine mese, eppure sono lì, a difendere il loro lavoro e Cinecittà con la sua storia.
Il problema nato con l’arrivo di questa nuova dirigenza che nulla ha mai avuto a che spartire con il mondo del Cinema e quindi dell’arte. Questi “grandi” amministratori hanno svuotato Cinecittà. Con i loro sistemi di calcoli e calcolettihanno fatto fuggire i clienti e cancellato l’arte. Si dice l’abbiano fatto volutamente, perchè una volta dimostrato che Cinecittà è un contenitore vuoto, avrebbero potuto dare il via al loro progetto di cementificazione .. e  devo dire che i fatti danno ragione a questa ipotesi..
Ma nonostante tutto non sono riusciti a svuotarla completamente, perchè chi ama Cinecittà ha preteso di continuare a lavorare lì, dimostrazione ne è il fatto che oggi all’interno stiano  girando diverse produzioni.

Cristina tu sei un’autrice e sei l’ideatrice del gran premio internazionale del doppiaggio…
Sì, sono autrice cinetelevisiva e  con mio marito, l’attore-doppiatore Andrea Ward, abbiamo guarda caso, una società di doppiaggio l’Award Network. Dal lontano 1992 però io organizzo eventi. Ho iniziato con la Nazionale Doppiatori e ho continuato con iniziative ideate da me come la Rassegna del Doppiaggio e il Gran Premio Internazionale del Doppiaggio che ha visto la luce nel 1998 e che mi è stato poi scippato da un ex-amico “birboncello” di cui non posso fare il nome.

Cosa rappresenta secondo te Cinecittà per Roma e per tutta l’industria cinematografica italiana?
Basta digitare “Cinecittà cinema” su google e si apre un universo.Cinecittà rappresenta il cinema, il sogno, l’arte. Cinecittà è la fabbrica dei sogni dell’Italia, esempio di cinema nel mondo. A Cinecittà ci sono le migliori maestranze,  una struttura che ha un potenziale devastante. Se rilanciata come si deve e da chi si deve, potrebbe davvero essere il motore trainante di altre “millemila” cose: turismo, eventi, spettacoli, produzioni, formazione, occupazione e chi più ne ha più ne metta.

Cinecittà è storia non trovi?
Cinecittà è storia, cultura, Cinecittà è un momumento nazionale. Un monumento che io paragono alla Pietà di Michelangelo, un monumento che dei pazzi, come accadde alla Pietà, ora la stanno prendendo a martellate e tutti gli Italiani dovrebbero inca…ops… indignarsi e ribellarsi a questo scempio.

Come siamo arrivati secondo te a una situazione come questa?
Il nostro sistema politico è marcio da anni e Cinecittà, che da questo sistema è stata risucchiata, ne paga le conseguenze. In un paese di interessi, logiche di potere corrotte e di escort, Cinecittà rappresentava un bel boccone e ora che è stata spolpata la vogliono rottamare in cambio del cemento che andrebbe a rimpinguare le tasche dei soliti noti.

Cosa si sta facendo di utile e costruttivo e cosa invece non si fa abbastanza?
Gli unici che stanno facendo qualcosa di utile e costruttivo sono solo i lavoratori in protesta. Gli altri lavorano solo per affossare il problema. Mi ripeto, dove sono tutti i “grandi nomi” che tanto si riempivano la bocca della grandezza di Cinecittà mentre ci lavoravano dentro? Perchè ora giocano a nascondino? Grandi nomi solo a parole, eroi di carta straccia. Ricordiamolo quando andiamo ai botteghini…

Secondo te l’opinione pubblica è coinvolta il giusto rispetto a quello che sta accadendo?
La maggioranza dell’opinione pubblica probabilmente non si rende conto della gravità di quello che sta accadendo. Molti media hanno paura di dare spazio a questo scempio perchè manovrati dal potere, e mettiamoci pure che la massa degli italiani è impietrita dall’attuale repressione politica. Spero che si diano presto una svegliata…

Che legame affettivo hai con gli Studios?
Il mio legame con gli Studios nasce da lontano, si sposa con il mio lavoro e rientra nella logica del lavoro di squadra in cui ho sempre creduto. Il mio Gran Premio Internazionale del Doppiaggio mi dette l’occasione di entrare da “addetta” negli Studios e l’innamoramento fu immediato. Entrare fu dura, anche perchè il “boss” di alllora, Antonio Morè, ultimo grande uomo del cinema di Cinecittà, non mi concedeva udienza. Ma io venni a sapere che lui si tratteneva fino a tardi in ufficio e che quindi, una volta andata via la segretaria, rispondeva personalmente al telefono e beh, riuscii a strappargli un appuntamento minacciandolo di diventare il suo incubo se non mi avesse ricevuta. Mi trattò malissimo all’inizio del nostro primo incontro. ma poi rimase intrigato dalla mia ostinazione nell’insistere per la grande potenzialità del comparto doppiaggio di Cinecittà che lui riteneva agonizzante. Da lì ebbe inizio il mio durissimo percorso che culminò nel 2004 con l’entrata della nostra società al Cinefonico di Cinecittà dove gestivamo 2 delle 4 sale di doppiaggio. Poi, dopo la nostra entrata, che dimostrò a tutti la reale potenzialità del Cinefonico,  il piatto si fece appetitoso anche per altri, molto più scaltri di noi, che sono riusciti a tessere legami con la dirigenza che ovviamente ha trovato il modo per farci fuori alla fine del 2010… Ma il nostro cuore è sempre rimasto là…con i ragazzi del Cinefonico che sono eccezionali!

C’è poi sicuramente da considerare il fotte impatto emotivo che si respira…ci sono dei lavoratori che lottano per il proprio posto, per la propria dignità…
E’ vero i lavoratori lottano per il proprio posto a Cinecittà, ma vi garantisco che per le loro alte competenze potrebbero essere appetibili per molte altre situazioni. Ma perchè disperdere un potenziale così alto? Sono persone che anni lavorano in squadra e nell’ambiente ideale, un ambiente che potrebbe fruttare molto di più di quanto abbia fruttato fino ad oggi e che menti scellerate vogliono deliberatamente distruggere. Qua non si tratta solo di difendere la dignità dei lavoratori ma la dignità dell’Italia.

L’incendio negli studi di Fellini….
Incidente? Tragica coincidenza? L’ira di Fellini? Di una cosa sono certa, non sono stati i lavoratori. Sono bravissime oneste persone. Basti dire che quando gli hanno chiesto di non fare rumore perchè dentro stavano girando, si sono preoccupati di muoversi nel silenzio e io al posto loro avrei fatto un casino bestiale!

Regalaci un messaggio da condividere con tutti quelli che ci leggeranno.
Più che un messaggio vorrei fare un appello e chiedere a tutti gli italiani di regalare all’Italia un nuovo primo posto nella cinematografia mondiale e di non permettere lo scempio dell’abbattimento della nostra cultura, di un nostro monumento nazionale.
Italiani vi prego, SVEGLIATEVI!

Andrea Ward

“Altro che centri e piscinette, si reinvesta su Cinecittà”

Vorrei sapere da te cosa pensi di tutta questa situazione.
Guarda questa è una cosa pesantissima che stiamo vivendo tutti anche se noi, io nello specifico e mia moglie, Cristina Fenuccio, non siamo più dentro Cinecittà da più di un anno e mezzo. La situazione è capitolata in questo ultimo periodo ma è una storia che nasce qualche anno fa, con una gestione veramente scellerata di questi manager che avevano il compito a loro incarico di rilanciare Cinecittà Studios. In realtà è stato fatto l’esatto contrario, nel senso che anno dopo anno questo storico stabilimento famoso in tutto il mondo, veramente dove è nato il cinema, perché se tu pensi che gli americani sono venuti a imparare il mestiere li tanti anni fa e poi hanno creato un’industria spettacolare con una potenza di fuoco infinita, è stato smantellato

Secondo te come mai noi non riusciamo a fare questo salto di qualità?
Malgrado ci siano le maestranze! Nel senso che non è vero che il cinema italiano è morto, perché altrimenti non sarebbero nati Muccino, non ci sarebbe stato Benvenuti al Sud, non sarebbero nati dei nuovi attori, delle nuove stelle, però è un cinema che non è organizzato. E che soffre di una organizzazione che solo a parole fa gli interessi della cultura e dello spettacolo e del cinema ma che poi invece gestisce gli interessi di quattro sgallettati che con molta arroganza hanno svuotato letteralmente Cinecittà.
Loro se la cavavano affittando gli studios alle trasmissioni televisive. Vedi la De Filippi, Bonolis, Fiorello e tanti altri ma ogni tanto ancora qualche grande regista preferiva tornare li e Scorsese ci ha girato buona parte di American Gangaster con tanto di set allestito che fra l’altro è stato in piedi fino a poco fa poi pure quello pezzo pezzo è scomparso.
Io bazzico là dentro da quand’ero piccolino ed era uno spettacolo, ti dispiaceva andare via.

Puoi raccontarmi di qualche ricordo tuo da bambino.
Un ricordo carissimo che avevo di quando ero bambino che andavo con papà .. avevo otto, dieci anni e c’erano alcuni magazzini che poi sono stati trasformati in teatri di posa, che raccoglievano tutto il materiale dismesso dei set dei vari film. Quindi entravi in questi magazzini enormi e trovavi dal manichino bruciato, le colonne, le statue finte, i mobili, tutta una serie di cose che venivano ammucchiate senza un ordine ma che ti riempivano gli occhi di gioia perché era come entrare dentro un negozio di giocattoli o di caramelle. Era fantastico. Poi piano piano anche questo è sparito… le cose durante gli anni sono cambiate tanto.

Quindi non c’è mai stata cura di questo spazio storico..
Sai, quando manca l’interesse, la passione… L’anomalia dov’è in questa attuale gestione? Che queste persone non sono uomini di cinema. Con la morte di Antonio Morè, ultimo grande uomo di cinema dentro Cinecittà, che era temutissimo ma rispettatissimo, sono arrivati i bocconiani che non capivano nulla di cinema, compreso il comparto del cinefonico che è una piccola appendice di Cinecittà che è a oggi la struttura di doppiaggio più di qualità.
Durante la nostra gestione, siamo stati lì sei anni, noi all’improvviso abbiamo visto svuotare il portafoglio clienti proprio di Cinecittà a favore di un’altra società che aveva già problemi di solvibilità e che si è comportata male, che dopo pochi mesi è stata messa fra i cattivi pagatori di Cinecittà e poi il resto, il cinema che si è allontanato… Oggi mi chiedevano perché attori e registi fanno fatica a dire la loro. Io dico un po’ per la paura di metterti contro delle persone che hanno un determinato potere anche politico, un po’ negli anni tutti i clienti che tornavano sono stati trattati malissimo incastrati in una rete burocratica amministrativa farraginosa. Quindi la gente si è disamorata ed è uscita con le mani nei capelli a volte. Io sono molto arrabbiato con mio fratello (Luca Ward, ndr)  che non ha detto una parola: basterebbe spendere due parole per 200 famiglie che saltano.

Infatti c’è da considerare sia l’aspetto storico culturale sia l’aspetto sociale… un movimento paragonabile a quello della Fiat
Esattamente. Però come dici tu, con un peso culturale storico di livello infinitamente più grande.
Queste persone già da settimane non percepiscono lo stipendio. A volte qualcuno va li con beni di prima necessità. Soffriamo anche noi con loro con queste famiglie che hanno fatto la struttura ossea di Cinecittà, perché una cosa carina e utile da ricordare che Cinecittà era grande proprio per le maestranze. L’attuale gestione ha buttato fuori da Cinecittà in poco tempo l’artista che faceva tutte le colonne, gli archi, il finto marmo, che stava li da quarant’anni. Lì c’era tutto, c’erano i falegnami più bravi del mondo, gli scenografi, i pittori, le costumiste, le sarte, i fabbri. Erano tutti lì dentro. La produzione che arrivava trovava tutto il necessario per comporre il proprio film. E questi artisti artigiani erano i migliori che c’erano sul mercato. C’era il detto che alcuni registi dicevano “senti un po’ vittorì me servirebbe…e l’artigiano diceva..ho capito tutto dotto’ non se preoccupi, ce penso io”. Addirittura capivano al volo quello di cui avevi bisogno. Fabbrica dei sogni la chiamavano.

Cosa fare per smuovere l’opinione pubblica?
Parlarne tanto, qualcuno ci deve mettere la faccia ma soprattutto si devono muovere le istituzioni. All’inizio si è addirittura lavorato molto per tenere nascosto lo stato di agitazione. Il nemico deve essere colpito o al portafoglio o alla produttività.
Noi abbiamo fatto nel doppiaggio una cosa simile quando gli abbiamo bloccato gli episodi di Beautiful doppiati. Il produttore diceva che li avrebbe mandati in lingua originale e hanno avuto un picco in negativo degli ascolti così grave che si sono sbrigati alla velocità della luce a tornare in riga, al tavolo delle trattative.

Salutaci con un messaggio di incoraggiamento
Spero di andare a festeggiare il prossimo anno con Marco, mio carissimo amico, il suo compleanno nella sua postazione di lavoro dentro al cinefonico. Spero che tengano duro. Non devono mollare! C’è crisi, devono licenziare, però vogliono costruire alberghi e centri e piscinette… Allora i soldi ci sono? Li usassero per reinvestire in Cinecittà e per far tornare a splendere questo meraviglioso pezzo di storia di questo Paese.

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