Robbie Williams, una delle voci inconfondibili che hanno attraversato decenni di musica pop, torna in Italia per un’unica, attesissima data nell’ambito del suo tour mondiale 2025. Ventottomila biglietti venduti per un evento che sa di celebrazione, un ritorno che riporta alla ribalta uno degli showman più carismatici della scena internazionale. Si ripercorrono le tappe salienti di una carriera senza compromessi, tra eccessi, rinascite e successi planetari.
Tra il pubblico, oltre all’italiano, tante lingue. I fan sono arrivati dalla Germania, Svizzera, Francia, Austria, Regno Unito, Serbia Romania, Albania, Slovacchia, Svezia, Polonia, Spagna, Belgio, Finlandia, Macedonia, Usa, Ungheria, Olanda. Il pensiero va subito al fatto che questo è uno degli eventi di GO!2025&FRIENDS, la rassegna promossa da PromoTurismoFVG legata alla Capitale europea della Cultura (Nova Gorica – Gorizia), e non poteva che essere così.
Dai Take That al successo solista: la nascita di un’icona
Classe 1974, all’anagrafe Robert Peter Williams esplode a inizio anni ’90. Sono gli anni in cui la generazione dei teen è spaccata tra Take That, Backstreet Boys, NSYNC, 5ive e Boyzone, tutte rigorosamente targate UK. Robbie è un membro dei Take That, la boyband che ha fatto innamorare parte di quella generazione con hit come Back for Good e Pray.
Nel 1995 Williams esce dal gruppo compiendo un’inevitabile immersione nei tormenti della celebrità ma da lì inizia davvero a costruire la sua leggenda personale.
Il 1997 segna l’esordio solista con Life Thru a Lens, album che contiene Angels, brano destinato a diventare una delle ballate più iconiche degli anni ’90. Da lì in poi è un susseguirsi di dischi da milioni di copie, tour sold-out e momenti che hanno contribuito a definire l’estetica del pop britannico: da Rock DJ (e il suo video provocatorio) a Feel, passando per Let Me Entertain You, una vera e propria dichiarazione d’intenti, diventata col tempo il suo inno da palco.

Ma questa tappa italiana, insomma?
Robbie è quello che ti viene in mente quando pensi all’artista con la A maiuscola. Perchè, diciamolo chiaramente, puoi essere un cantautore bravissimo, un musicista galattico, ma se non se non empatizzi con il pubblico, del tuo concerto ci si ricorderà soprattutto dei Token.
Robbie Williams gioca in un altro campionato. Anzi, un altro sport proprio. Centra pienamente l’obbiettivo di essere “l’intrattenitore”. Padrone, su e giù dal palco, di ogni istante dello show. E il pubblico lo ama, lo abbraccia, piange, si emoziona fino a rimanere senza parole per riprendere la voce e a squarciagola cantare i pezzi iconici che, ridendo e scherzando, ci accompagnano da poco più di un ventennio. Ma lui ‘sta cosa mica se la tiene per se’! Presenta uno ad uno quelli che stanno sul palco con lui e a fine concerto li vuole tutti vicini in proscenio a pigliarsi l’uragano di applausi.
Una scaletta che è un climax verso momenti topici che portano Robbie al centro del palco a raccontare di come il successo possa darti alla testa, di come i traumi possano perseguitarti, di come sono importanti gli incontri giusti che possono salvarti e darti l’occasione di diventare un uomo nuovo. Ci sono gli affetti, ci sono i figli, la compagna e il Nereo Rocco tutto a essere testimoni di questa potenza emotiva e di come, quello splendido cinquantunenne lì, sia stato in grado di cacciare tutto dentro quelle canzoni e consacrarle a successi che, chi più chi meno, conosciamo tutti.
And finally
I’m where I want to be





