West Side Story al Manzoni di Milano : uno spettacolo ben fatto

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E’ in scena in questi giorni al Teatro Manzoni di Milano, dove vi resterà solo fino a domenica 9 ottobre, “West Side Story”, il più classico dei musical americani, che si porta sulle spalle ben 59 anni di storia, anni in cui ha raccolto premi a non finire soprattutto nella versione cinematografia del 1961, dove riscosse bel 10 premi Oscar.

Un “senior” quindi che porta però molto bene i suoi anni, risultato sempre fresco e attuale.

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La storia è nota: il libretto di Arthur Laurents rilegge liberamente il dramma shakespeariano di Romeo e Giulietta, attualizzandolo (per l’epoca), attraverso il racconto di due bande rivali nella Manhattan degli anni ’50, dove le razze facevano molta fatica a convivere tra loro e gli scontri tra gruppi giovanili per il controllo di un pezzetto di territorio erano all’ordine del giorno.

Se il problema oggi sono i nordafricani, allora, negli Stati Uniti, lo erano i portoricani, mal visti dagli americani puri (anche se di “puro” c’era ben poco, visto che erano prevalentemente figli di immigrati di altre nazioni, europee in testa).

West Side Story – teaser 30″

Jets vs Sharks

Quindi ecco qui i Jets (americani) contro gli Sharks (portoricani), entrambi sempre in cerca dello scontro fisico e verbale. La rivalità diventa ancora più accesa nel momento in cui il membro fondatore dei Jets , Tony, conosce ad una festa Maria, portoricana, sorella del capogruppo degli Sharks Bernardo.

La vicenda segue quindi piuttosto  fedelmente la storia scritta dal Sommo con il tragico finale della morte però solo di Tony.

Quando venne rappresentato nel 1957 fu quindi di un’attualità sconcertante, sottolineata dalle splendide musiche di due geni del pentagramma quali Leonard Bernstein e Stephen Sondheim.

Canzoni quali “America”, “Maria”, “Tonight” sono dei masterpiece, dei capolavori che hanno resistito allo scorrere del tempo.

L’Italia conobbe West Side Story sul grande schermo solo nel 1962, film che venne molto amato grazie anche alla superba interpretazione della splendida Natalie Wood.

Ci sono state poi rappresentazioni in teatro, venti anni fa con la produzione della Compagnia della Rancia, e tour esteri.

Quindi quello in scena in questi giorni al Manzoni è un ritorno di questo titolo, purtroppo solo per un paio di settimane. Purtroppo perché, come già si era notato dall’annuncio del cast, lo spettacolo è molto bello e realizzato molto bene. I numeri di danza sono perfetti. E su queste sonorità jazz o sai ballare davvero o è meglio lasciar perdere. Il pressapochismo non è contemplato.

Bellissima l’ouverture

Bellissima l’overture dove si incrociano Jets ovvero Giuseppe Verzicco (Riff), Samuele Cavallo (Action), Giovanni Abbracciavento (A-rab), Paky Vicenti (Baby John), Davide Monterotti (Big Deal), Mirko Ranù (Diesel), Simone Sassudelli (Snowboy), e gli Sharks ossia Salvatore Maio (Bernardo), Luca Peluso (Chino), Federico Colonnelli (Anxious), Pepe (José Dominguez), Simone Nocerino (Indio).

Ma in generale ogni coreografia è perfetta e travolgente. Tra gli interpreti spicca la travolgente e sensuale Anita di Simona di Stefano che centra il ruolo della portoricana emancipata, pronta ad affrontare la vita nel nuovo Paese, a dimenticare il passato, ma pronta anche a tradire per vendicarsi del fidanzato (il passionale Bernardo) ucciso da Tony.

Molto forte il gruppo dei Jets, bravi davvero tutti.  Fortissima Giorgia Arena nei panni di Anybody, la ragazzina/maschiaccio che aspira ad entrare nei Jets. Ottimo e carismatico Simone Leonardi nel ruolo del commissario Schrank, ottimo e paterno gipeto nel ruolo di Doc, il proprietario della drogheria

Dove Tony lavora e i suoi Jets si riuniscono. Di mestiere l’interpretazione di Luca Giacomelli Ferrarini che interpreta Tony, voce molto ben impostata e molto ben allenata dopo le numerose repliche di Romeo e Giulietta dove interpretava Mercuzio.  Meno convincente la Maria interpretata da Eleonora Facchini, ragazzina “gne gne” o “gnagna” come si dice oggi, voce molto forzata nel canto, che si riscatta solo nel drammatico finale.

Federico Bellone alla regia ha fatto un buon lavoro, aiutato certamente da un testo fortissimo e inattaccabile.

Il sogno di un teatro più grande

Ci piacerebbero però due cose: che questa versione fosse proposta in teatri più grandi con un’intera orchestra (e non su base), in teatri che abbiano un pubblico non di abbonati dai capelli bianchi perché è uno spettacolo che i più giovani dovrebbero vedere, fosse solo considerato come un capitolo della cultura americana del secolo scorso.

E ci piacerebbe vedere West Side Story  attualizzato. Ma è un discorso che con questa produzione non c’entra, un’idea in generale.

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1 commento

  1. Approvo e condivido questa recensione in toto. Aggiungo che non accade sovente di vedere in Italia spettacoli di cotanta difficoltà e maestria. Il mio plauso alla compagnia…nonché il mio ringraziamento per avermi regalato ancora la meraviglia di unWest Side Story dal vivo egregiamente eseguito.

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