Una breve analisi sull’andamento del cinema in sala nel 2025 e sul ruolo dei film-evento come quelli di Checco Zalone.


Ogni fine anno la stessa domanda torna a circolare, puntuale quanto le festività: bisogna aspettare Checco Zalone o comunque il “filmone di Natale” per risollevare le sorti del cinema in sala? Nel 2025, però, guardando l’andamento del box office, la provocazione sembra tutt’altro che infondata.

Anche il 2025 ha mostrato una dinamica ormai consolidata: buona tenuta nei periodi forti, grazie a pochi titoli-evento, e lunghe fasi di sofferenza per l’esercizio, soprattutto nei mesi estivi e autunnali. I grandi franchise internazionali continuano a funzionare, ma senza più quell’effetto travolgente visto in passato; il cinema italiano, dal canto suo, ha prodotto alcuni successi significativi, soprattutto nella commedia, ma raramente capaci di trasformarsi in fenomeni di massa.

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Il risultato è un mercato che vive di picchi isolati, incapace di garantire continuità alle sale. In questo contesto, un nuovo film di Zalone assume un valore che va oltre il singolo titolo: diventa un evento sociale, un appuntamento trasversale che riporta al cinema un pubblico ampio e non specializzato. Negli anni, i suoi film hanno dimostrato di saper trainare l’intero sistema, non solo i propri incassi.

Ma affidarsi ciclicamente a un solo nome è anche il segnale di una fragilità strutturale. Il problema è la mancanza di un’offerta diversificata capace di creare abitudine, di far tornare il pubblico in sala con regolarità e non solo per l’evento eccezionale.

Il cinema del 2025 ci dice che il pubblico non è scomparso, ma ha cambiato comportamenti, aspettative e tempi di fruizione. Streaming, costo dei biglietti e perdita del valore “rituale” della sala hanno inciso profondamente. Senza politiche di accessibilità, promozione mirata e un vero investimento su storie capaci di parlare a generazioni diverse, nessun film — nemmeno quello più atteso — potrà essere risolutivo.


Zalone, dunque, può aiutare. Può dare ossigeno. Può riaccendere i riflettori. Ma non può essere l’unica risposta. Se il cinema vuole tornare centrale, deve smettere di aspettare il salvatore di turno e ricominciare a costruire un sistema che funzioni tutto l’anno, non solo sotto l’albero di Natale.

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