Aperta al pubblico l’l’Area Archeologica nell’Orto dei Monaci presso la Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura

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Area Archeologica nell’Orto dei Monaci - Foto di Alessandro Giglio

Giovedì 27 giugno, ospite delle sale dell’antico refettorio del XV sec. annesso al bellissimo chiostro della Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, Nouvelle Vague Magazine non mancava alla presentazione stampa dell’Area Archeologica nell’Orto dei Monaci. 

“Ci apprestiamo a conoscere una nuova realtà assai significativa perché testimonianza forte di quella devozione e di quel servizio incondizionato reso ininterrottamente nei secoli al tempio Paolino”, ha affermato il Card. James Harvey, Arciprete della Basilica di San Paolo, porgendo il proprio saluto ai convenuti.

La prof.ssa Lucrezia Spera, Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ha spiegato il perché dell’apertura precoce al pubblico essendovi ancora lavori in corso.

Si è voluto favorire la fruizione immediata poiché le strutture collocate sotto un edificio moderno e con una certa visibilità, nei mesi scorsi hanno attratto l’attenzione dei curiosi che vi si affacciavano ripetutamente.

Questa sezione della storia di San Paolo, quella medioevale e alto medioevale, era l’anello mancante per un percorso di visita completo.

Il visitatore da oggi potrà arrivare dentro la Basilica, passare attraverso il chiostro degli inizi del XIII sec. che è veramente, come recitata l’iscrizione, il più bel portico conservato nell’urbe e poi, attraverso una galleria espositiva, potrà scendere nell’area archeologica e ambientarsi in un orizzonte storico diverso.

Questa area è un esempio interessante per gli archeologi su come conciliare le esigenze di rinnovamento, pressanti in un complesso con un numero crescente di visitatori, e quelle conservative.

A spiegarlo in maniera esauriente e davvero interessante è intervenuto il dott. Giorgio Filippi, Curatore del Reparto per la Raccoltà Epigrafica dei Musei Vaticani.

Altro aspetto fondamentale e non troppo ricorrente è la tesaurizzazione delle energie di varie istituzioni che felicemente hanno contribuito a questo progetto con la Basilica e l’Abbazia di San Paolo fuori le Mura, i Musei Vaticani, il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio della “Sapienza”.

Ogni intervento e spettacolarizzazione sarebbe stato eccessivo essendo spinti dal bisogno di far emergere le tracce dell’antico senza farlo scomparire dietro virtuosismi e virtualità.

Ci saranno ancora strutture transitorie quando entrerete. Provate quindi ad immaginare l’area con una passerella più adeguata dell’attuale (al momento quella di cantiere  potrebbe risultare un po’ pesante).

Allo stesso modo immaginate un miglioramento delle superfici perché il soffitto è ancora grezzo.

Ci sono voluti circa sei anni di impegno perché il tutto aveva inizio nel luglio 2007 sollecitato dall’ Amministrazione di San Paolo che eseguiva sondaggi preventivi in una area che sarebbe stata destinata ad un edificio polifunzionale assolutamente necessario all’interno del complesso Paolino.

Su un sito mai indagato archeologicamente, è stato svolto un prezioso monitoraggio climatico ad opera della dott.ssa Vittoria Cimino, Conservatore dei Musei Vaticani.

Per quanto attiene alle acquisizioni storiche San Paolo non conosceva, come accennato, tracce legate all’alto medioevo.

Solo le fonti parlavano di strutture di accoglienza per i pellegrini o di supporto come l’organismo termale che Papa Simmacofece costruire insieme alle case per i poveri.

Sappiamo che nel frattempo erano nati due monasteri, di cui uno femminile dedicato a Santo Stefano, ed un cenobio maschile dedicato a San Cesareo.

C’erano diverse strutture lungo il profilo della Basilica intorno alla quale si era formata una vera città come nel caso di San Pietro.

Dopo i drammatici momenti legati all’incursione saracena che continuavano ad imperversare nel mediterraneo, Papa Giovanni VII costruisce la cosiddetta “Giovannipoli”.

Di questa città si sapeva tanto ma si “toccava” poco.

Ora sono state individuate alcune case per il popolo costruite da Papa Simmaco e rinvenuti i resti del monastero che Papa Gregorio II fece ricostruire unendo i due monasteri di cui detto.

Della struttura porticata, che già emergeva dai sondaggi, e la cui entità monumentale aveva sollecitato lo scavo, è stata individuata una sezione.

Il “porticus” partiva dalle Mure Aureliane coprendo il percorso dei pellegrini fino a San Paolo e all’uscita della Basilica.

E’ apparsa una piccola torre campanaria, fino alla documentazione archeologica della trasformazione in orto di cui una delle prime testimonianze sono i profili di una vigna.

L’area sarà aperta ufficialmente al pubblico dal 1 luglio 2013 e si accederà all’area espositiva dal chiostro con un biglietto che al prezzo di 4 euro o 2 euro per i gruppi da 10 o più persone, non subirà variazioni.

Area Archeologica nell’Orto dei Monaci - Foto di Alessandro Giglio
Area Archeologica nell’Orto dei Monaci - Foto di Alessandro Giglio
Area Archeologica nell’Orto dei Monaci - Foto di Alessandro Giglio
Area Archeologica nell’Orto dei Monaci - Foto di Alessandro Giglio
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