Dal 19 al 23 febbraio arriva al Teatro Rossetti di Trieste l’esilarante e unico “Arsenico e vecchi merletti”

“Arsenico e vecchi merletti”, un titolo che in sé racchiude già tutte le contraddizioni meravigliosamente comiche che animano l’opera.

La storia si apre con una coppia di gentili zie rinomate in tutto il quartiere per le loro opere di carità, cose come preparare il brodo per gli ammalati, offrire giocattoli agli orfani e talvolta anche commettere qualche omicidio. Le nostre due zie, Marta Brewster e sua sorella Abby, scelgono le loro vittime con cura, ossia tristi uomini soli al mondo, per poi molto caritatevolmente avvelenarli e seppellirli in cantina.

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Un vero e proprio gesto di compassione, almeno a detta delle due. E queste deliziose vecchine non sembrano turbate neanche dal fatto che uno dei loro tre nipoti, l’affascinante Mortimer Brewster, un giorno trovi per caso il cadavere del loro ultimo ospite.

Da qui comincia una serie di peripezie da parte del povero Mortimer per nascondere il segreto delle zie. La situazione, poi, sembra complicarsi quando entra in scena Jonathan Brewster, il fratello di Mortimer, losco figuro tornato a casa dopo anni, a sua volta con un raccapricciante segreto.

Era il 1939

Il mondo intero stava affrontando gli esordi della Seconda Guerra Mondiale, e il drammaturgo statunitense Joseph Kesserling stava scrivendo una commedia che sollevasse lo spirito della gente.

Una commedia che potesse permettersi di toccare temi complessi e dibattuti come la morte, la moralità e forse persino l’eutanasia con humour. Apprezzata dal pubblico fin da subito, “Arsenico e vecchi merletti” debuttò a teatro nel 1941 a New York, ma fu tre anni più tardi che raggiunse l’apice della fama con la pellicola diretta da Frank Capra e con l’inimitabile Cary Grant.

Riportare sulle scene teatrali un’opera tanto amata sul grande schermo potrebbe quindi essere rischioso, ma la versione del regista Geppy Gleijeses supera la prova a pieni voti. “Arsenico e vecchi merletti” è uno spettacolo fatto di contraddizioni e di chimica, un mosaico in cui la comicità brillante viene spinta agli estremi, ma dove trovano posto anche un giallo da brividi e il tutto viene ben amalgamato da un pizzico di romanticismo.

Bisogna saper orchestrare con maestria tutte queste sfumature e Gleijeses riesce a mantenere un equilibrio incredibile, senza mai eccedere in un senso o nell’altro. Non per niente il regista aveva già portato in scena questa commedia, con la regia di Mario Monicelli, all’inizio degli anni Novanta, e la lunga storia d’amore tra artista e opera ha sicuramente dato i suoi frutti.

Cruciale è anche l’interazione tra gli attori, che instaurano tra loro un’armonia vincente e sostengono un ritmo perfetto in ogni scena. Le grandi Anna Maria Guarnieri e Marilù Prati (subentrata nel ruolo a Giulia Lazzarini), colonne del teatro e del cinema italiano, sono fenomenali nei panni delle due zie. Incarnano in tutto e per tutto lo spirito ossimorico dell’opera, deliziose eppure eccentriche e dirompenti, capaci di uno humour naturale ed esilarante.

Leandro Amato è Mortimer Brewster ed è anche il motore scoppiettante dell’ingranaggio comico dello spettacolo. Amato dà al personaggio tutto sé stesso: catalizza l’attenzione pur mantenendo un sano equilibrio con il resto del cast e riesce a riempire il palcoscenico dando prova di un’espressività irresistibile.

Luigi Tabita è invece un Jonathan Brewster da brividi, una perfetta controparte per il solare Mortimer. Dall’inquietante camminata alla voce cavernosa, Tabita fa vivere il personaggio a 360 gradi, lasciandogli spazio per una vena di comicità, ma senza perdere la sua dimensione di mostruoso antagonista, che crea un contrasto stupendo con il resto dei personaggi.

Esilaranti anche Totò Onnis, Tarcisio Branca e Maria Alberta Navello, rispettivamente nei panni di Teddy Brewster, il secondo fratello di Mortimer, Dottor Einstein, l’eccentrico complice di Jonathan, e Giulia Stone, la frizzante fidanzata di Mortimer. I tre hanno portato sul palcoscenico delle interpretazioni piene di vita, fondamentali tasselli per il ritmo dello spettacolo.

“Arsenico e vecchi merletti” è quindi una commedia che contiene moltitudini, come direbbe Walt Whitman. Una commedia ricca di sfaccettature, che si fonda sulla contraddizione, esilarante e irriverente, ma che alla fine può portare anche a qualche riflessione, e la versione di Geppy Gleijeses ha saputo rendere tutto ciò. Con un ritmo costruito a regola d’arte e delle interpretazioni stupende, questa versione di “Arsenico e vecchi merletti” si costruisce un’identità forte e originale che sa tenere testa al capolavoro del ’44.

In scena al Teatro Rossetti di Trieste fino al 23 febbraio.

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