La rassegna cinematografica Rendez-Vous ha portato ieri al cinema Quattro Fontane di Roma il documentario “Is the man Who is tall happy? An animated conversation with Noam Chomsky” del regista francese Michel Gondry, già presentato al 64esimo Festival di Berlino.

Gondry, curioso come un alunno tra i banchi di scuola, intervista il maestro, filosofo e padre della linguistica moderna Noam Chomsky, in due momenti che vanno dal 2010 al 2012. Con devozione lo filma con la sua rumorosa Bolex 16 mm, che rende l’effetto dello srotolarsi di una tela. Al flusso di coscienza attivato dalle connessioni sinaptiche dei ricordi e degli studi di Chomsky, Gondry fa corrispondere in sovrimpressione le sue rispettive interpretazioni, stilizzate in forma di fumetto su un piano di ripresa.

Il terreno di coltura è una lingua di incontro, l’inglese – spiccatamente francofono quello di Gondry, avvertito come un suo limite, che genera fraintendimento – e due linguaggi fusi assieme: quello filmico di un fantasioso regista e creativo, che sa plasmare la materia dei sogni in modo ludico (vedi appunto L’arte del sogno o La Schiuma dei Giorni), e quello scientifico di un pensatore razionale e metodico il quale, passati gli 80 anni, sa ancora meravigliarsi, con lucidità, di quanto il mondo sia, il più delle volte, semplice e disarmante.

L’esempio “Is the man who is tall happy?”, per spiegare l’acquisizione della grammatica da parte dei bambini, non è altro che il pretesto per sfiorare le vette della felicità, passando per i vari gradi sensibili dell’esperienza umana.

In questo documentario, la linguistica applicata alla vita diventa un viaggio in un sussidiario illustrato a tinte pastello e animato. Una sorta di “Libro dei perché”, da divorare con i sensi della vista e dell’udito, immaginando di tastare quei fogli su cui Gondry ridisegna le parole, i segni astratti della comunicazione e i suoi significati. Per poi sfogliarli sullo schermo, con la spiegazione didascalica della placida voce guida in sottofondo. Non sempre è facile seguire il filo dello scambio di battute, piccoli trattati di scienza, semiotica e antropologia in pillole, con la simultanea traduzione in immagini. Occorre fare un notevole sforzo di concentrazione come durante una lezione universitaria, dalla cattedra alla lavagna. Ma fotogramma dopo fotogramma, lampadina dopo lampadina, si accende anche il desiderio di stringere la mano a due rappresentanti dell’espressione libera, intelligente e articolata del pensiero umano. Qualche motivo ci sarà se ci distinguiamo dal resto del regno animale, pur nelle nostre altalenanti regressioni.

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