Arriverà al cinema il 24 marzo prossimo “Heidi”, un film di Alain Gsponer, distribuito da Lucky Red con protagonisti una brillante Anuk Steffen nei panni di Heidi e Bruno Ganz in quelli di suo nonno.

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Quella di Heidi è una storia senza tempo o quasi. A dirla tutta il 1879 è il punto di partenza dei romanzi di Johanna Spyri, mentre Petra Volpe ha iniziato a lavorare alla sceneggiatura di questo film già nel 2009. Se si pensa ad Heidi i più giovani, ma neppure troppo, avranno in testa il famoso refrain di “…ti salutano i monti!”, per le anime firmate dal maestro Miyazaki. Quelli un pò più in là negli anni magari ritorneranno all’adattamento svizzero datato 1952.
Fedele al testo della Spyri, il film di cui vi scriviamo oggi è stato girato nei 45 giorni di riprese, nel Cantone dei Grigioni, a Monaco ed in Turingia e Sassonia. Un lavoro importante quello portato a termine per riportare Latsch al paese del XIX sec. che fa da sfondo alle vicende dei romanzi originali.

La storia non credo occorra raccontarla. Tutto si sa della piccola orfana strappata al nonno ed ai monti, per finire in casa Sesemann a diventare la compagna di giochi della piccola e sfortunata Klara, costretta dopo la morte della madre alla sedia a rotelle.
La piccola Anuk è stata la scelta giusta per tratteggiare le linee della protagonista. Viso espressivo, dolce e “selvaggia” al tempo stesso come doveva essere. Vincitrice tra le 500 aspiranti al ruolo, la piccola, che ora ha compiuto 10 anni, era alla prima esperienza cinematografica: forse per assurdo proprio questo ha contribuito al successo della sua performance. L’eterea Klara ha le fattezze della bella Isabelle Ottmann, al suo primo ruolo per il cinema dopo alcune esperienze per la tv.

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Bruno Ganz, una sicurezza, era stato il prescelto per la sua parte sin dall’inizio. L’attore svizzero ha lasciato il segno anche stavolta con una interpretazione essenziale ed accurata nell’esprimere le variazione dei sentimenti che accompagnano le azioni del nonno di Heidi lungo tutta la storia.
La vicenda narra di isolamento e dello sforzo che ognuno di noi fa per trovare o tentare quantomeno di trovare, il proprio posto.

Il regista Gsponer ha quest’idea ben salda in mente e credo che la cosa salti immediatamente agli occhi dello spettatore meno distratto. Il pensiero che resti un racconto per soli bambini è un’idea alquanto riduttiva, sia per quanto riguarda i romanzi che per questo film. Certo, il voler rimanere quanto più possibile vicino all’originale, paga lo scotto di alcune situazioni che sono distanti dal nostro mondo e dal nostro modo di ridere e sorridere, ma il risultato finale è comunque soddisfacente e piacevole.

Lineare, senza grandi picchi, ma comunque ben ricostruito, assemblato e realizzato. Promosso.

https://www.youtube.com/watch?v=JamJSN6rrf4

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