I favolosi personaggi di Jeunet: Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet al Festival del Film di Roma

L’ordinario, questo sconosciuto per Jean-Pierre Jeunet. Il regista consacrato nel 2001 con “Il Favoloso mondo di Amelie“,  ripropone una nuova emozionante storia che corre sul binario del surreale e ha per protagonista un altro adorabile beniamino, questa volta in miniatura. Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet, settimo lavoro della sua carriera, sarà presentato fuori concorso questa mattina al Festival Internazionale del Film di Roma nella sezione parallela Alice nella Città. In Francia è uscito un anno fa con il titolo The Young and Prodigious Spivet ed è tratto dal romanzo Le mappe dei miei sogni di Reif Larsen, del 2009.

T.S Spivet, il promettente Kyle Catlett, a soli dieci anni è un piccolo genio della scienza. Viene da una famiglia altrettanto singolare, la mamma (Helena Bonham Carter), è una dottoressa che studia gli insetti, il papà, un cowboy burbero, la sorella adolescente Gracy un’aspirante attrice e reginetta di Miss America, e il fratello gemello Layton, prediletto del papà, a cui piace tirar di fucile. Quest’ultimo rimarrà vittima di un incidente di cui nessuno vorrà più parlarne.

Un giorno T.S. riceve una telefonata da Washington, dal prestigioso Istituto Smithsonian, che lo invita a ritirare il premio come miglior scienziato dell’anno. Dall’altro capo del telefono non immaginano che l’inventore della ruota magnetica e del moto perpetuo frequenti soltanto le scuole medie.

T.S. scappa di casa, sale di nascosto su un treno che trasporta merci, elude le ricerche, fa l’autostop, vive un’avvincente avventura alla volta del suo sogno, e inconsciamente, verso la metabolizzazione del dolore.

Jeunet fa parte della scuola di registi “visionari” come Tim Burton, Michel Gondry, Wes Anderson. Gli elementi fantastici e barocchi, cari ad Amelie, ci sono tutti, la voce narrante fuori campo, le sovrimpressioni dei pensieri interiori, gli animali che prendono parola e danno consigli, compresa una splendida fotografia di Thomas Hardmeier, in alcune parti invecchiata e saturata.

La cultura country-folk trasuda da ogni filo d’erba e rivolo d’acqua di sconfinate vallate e verdi praterie del Montana, calcate da animali allo stato brado, e dagli oggetti simbolo quali cappelli, fucili e stivali da cowboy, whisky e teste di cervo appese al muro. Questo on the road attraverso l’America, mette in luce le contraddizioni tra la realtà incontaminata e all’apparenza monotona del ranch, e quella metropolitana, dominata dagli angoli retti seriali dei grattacieli, popolati da gente più che contorta. E poi c’è un non troppo velato attacco alla società della finzione e dell’invadenza mediatica, con i sorrisi preconfezionati davanti alle telecamere e l’arrivismo di chi sfrutta le circostanze fortuite o tragiche. Queste le due facce di una stessa medaglia viste con gli occhi dell’adulto Jeunet, che sa guardare e lavorare di immaginazione ancora come un ragazzino.

Un film consigliato per famiglie (anche in versione 3D), una ventata di aria pulita e recupero dei buoni sentimenti che sanno di fresco bucato e panni stesi al sole.

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