Il 17 gennaio al Teatro Rossetti di Trieste è ritornato sulla scena il Gabbiano di Giancarlo Nanni, dopo la scomparsa del poliedrico regista nel 2010, ripreso dalla compagna Manuela Kustermann.

 

GabbianoIn occasione del cinquantenario dalla fondazione della Compagnia dell’Attore, Manuela Kustermann richiama sul palco assieme a lei l’originale formazione che debuttò vent’anni fa nella prima messinscena, con i soli ruoli di Nina e Kostja affidati a giovani attori.

Il Gabbiano è uno spettacolo nato da uno studio lungo tre anni durante i quali gli interpreti hanno affrontato un percorso laboratoriale conclusosi con una tournée di date internazionali che è giunta sino in Giappone.

Il testo di Checov per Nanni rappresenta un riferimento sul quale costruire e soprattutto decostruire l’idea di teatro del drammaturgo russo. Molte sono le aggiunte e altrettante le sottrazioni.

Il linguaggio dell’onirico

La scelta è quella di rappresentare la vicenda attraverso un immaginario onirico: è come se i personaggi facessero parte di un sogno collettivo in cui si sdoppiano, si intrecciano, si moltiplicano, e le lingue si confondono, si sostituiscono, si sovrappongono, così come i linguaggi scenici tra i quali troviamo inaspettatamente anche moderne tecnologie.

Il personaggio di Nina – interpretata da Anna Sozzani – che parla la lingua di Cechov si muove sulla scena seguendo regole differenti dagli altri e danza indisturbata vestita di bianco, come un gabbiano, regalando un’elegante poeticità alle scene.

La vita dei sogni

Una messinscena simbolica che non manca nei momenti di realismo di farsi apprezzare per l’ironia e la leggerezza sebbene per tutta la durata dello spettacolo si sviluppi in divenire una tensione tragica alimentata dalla sensazione che il sogno si rovesci presto in un incubo.

Sembra proprio che Giancarlo Nanni abbia voluto esaudire nella sua personale interpretazione l’esigenza di Kostja, il giovane drammaturgo affamato di nuove forme teatrali, di dover rappresentare la vita:

non com’è e non come deve essere, ma come ci appare nei sogni

Il Gabbiano, libero dal modello interpretativo cechoviano, si vota alle forme nuove e regala all’infelice Kostja il proprio sogno.

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