Il prossimo delitto, Sharon Bolton racconta il suo nuovo thriller

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Sharon Bolton è un’autrice britannica dedita al genere thriller, che ha debuttato in Italia nel 2008 con il suo romanzo d’esordio Sacrificio, edito da Mondadori. Per i successivi cinque anni la casa editrice si è impegnata a pubblicare – quasi in contemporanea – tutti i romanzi della scrittrice, fino al 2013 quando, con Incubi di Morte, ha interrotto la pubblicazione, lasciando in sospeso anche il ciclo dedicato alla detective Lacey Flint. A distanza di cinque anni è la Newton Compton a ereditare il lavoro di Sharon Bolton, scegliendo di portare in Italia l’ultimo romanzo di Sharon Bolton, Dead Woman Walking, tradotto con il titolo Il prossimo delitto.

In occasione dell’uscita del romanzo, incentrato su una donna costretta a sfuggire alla minaccia di un killer che vuole metterla a tacere per non farla testimoniare contro un crimine da lui perpetrato, abbiamo avuto l’occasione di chiacchierare con l’autrice sul suo stile, su ciò che la ispira e su quanto sia importante, per una donna, avere una voce pronta ad essere ascoltata.

Questo è quello che ci ha raccontato.

Il prossimo delitto - Sharon Bolton
Il prossimo delitto – Sharon Bolton

In cosa è cambiata Sharon Bolton da Sacrificio a Il prossimo delitto?

Non penso di essere poi cambiata molto. Il mio obiettivo è ancora quello di tentare di scrivere il miglior libro possibile.

In una passata intervista ha dichiarato che a volte ha come l’impressione di non avere sotto controllo lo svolgersi dei suoi libri, come se fosse una scrivana al servizio di una storia. Ne “Il prossimo delitto” ha provato questa sensazione? Si è trovata davanti ad elementi inaspettati che sono riusciti a sorprenderla in fase di scrittura?

Tutti i miei libri mi sorprendono prima o poi, durante la stesura. Il prossimo delitto non fa eccezione. Probabilmente la più grande sorpresa che ho riscontrato scrivendo questo libro è di come le suore avrebbero potuto risultare comiche e di come, al contrario, i pavoni potessero risultare inquietanti. Buffo, no?

In tutti i suoi libri la location così come l’ambientazione delle vicende possono essere considerati dei personaggi aggiuntivi. E Il prossimo delitto ne è una prova evidente. Perché ha scelto proprio il Northumberland per raccontare la sua storia?

Per lo spunto iniziale di questo lavoro, la mongolfiera doveva necessariamente cadere in una parte molto remota dell’Inghilterra. Il che, naturalmente, ha significato che doveva essere per forza il Nothumberland, che probabilmente è il meno abitato tra tutti i paesi inglesi. La protagonista aveva bisogno di spendere molto tempo, dopo l’incidente, completamente isolata e persa nelle terre selvagge. Il Northumberland National Park ha fatto sì che questo fosse possibile.

Proprio a proposito dell’ambientazione, nel leggere il suo romanzo si ha come l’impressione di star leggendo un classico del diciannovesimo secolo. Al punto che, in alcune parti, sembra quasi di sentire l’eco di Charlotte Bronte. Ha qualche autore in grado di ispirarla?

Charlotte Bronte è sempre stata una grandissima ispirazione per me. Anzi, immagino di poterla definire la mia autrice preferita in assoluto. Perciò questa domanda è davvero lusinghiera per me. Altri autori che apprezzo moltissimo sono Charles Dickens, Wilkie Collins, Stephen King, Joanne Harris e Belinda Bauer.

Il prossimo delitto - Sharon Bolton
Il prossimo delitto – Sharon Bolton

Il prossimo delitto offre un prologo che ti getta subito nell’azione. Uno dei più inquietanti che abbia mai letto, grazie al senso crescente di claustrofobia e di tensione data dall’impossibilità di scappare. Da dove le è venuta l’idea della mongolfiera?

Qualche anno fa, io e la mia famiglia abbiamo effettuato un volo in mongolfiera sopra il Serengeti National Park, in Tanzania. Mi ha colpito molto il silenzio che permeava il pallone quando non c’era fuoco ad azionarlo. Perciò le persone a terra non avevano alcuna idea che tu fossi lassù. Ho cominciato quindi a pensare ad un gruppo di persone in una mongolfiera che assistevano dal cielo ad un omicidio e quello che sarebbe potuto accadere subito dopo.

Attualmente stiamo vivendo un periodo storico in cui le donne si stanno alzando in piedi, combattendo ancora una volta per il diritto di avere una voce e di essere ascoltate. Nei suoi libri le donne hanno sempre una voce molto chiara e una personalità molto forte. Lei ha qualche figura femminile di riferimento?

Non parlerei propriamente di un “momento storico“. Penso che le donne stiano usando la propria voce, combattendo per i propri diritti, da decenni. Scrivo più di donne che di uomini perché, semplicemente, le donne mi interessano di più. Immagino anche perché la maggior parte dei miei lettori sono di sesso femminile. Per quel che riguarda le donne che mi ispirano, direi tutte quelle intelligenti, forti, ben educate che credono nelle loro opinioni e non si lasciano influenzare da ciò che dicono gli altri.

In tutte le sue storie sembra che il male non possa mai essere sconfitto, ma solo arginato. Almeno per un po’. E’ sua opinione che questa interpretazione possa sposarsi con la società e il  mondo di oggi?

Penso sicuramente che il male non possa mai essere sconfitto del tutto. Purtroppo. Per questo troviamo che sia più soddisfacente poter leggere della sconfitta del male nei libri che scegliamo di leggere.

Come scrittrice, uno delle sue doti principali è la costruzione dei personaggi, ma anche (e soprattutto) l’abilità di giocare con le aspettative del pubblico, introducendo svolte e colpi di scena continui. E’ qualcosa che pianifica sin dall’inizio o che invece le viene in maniera spontanea?

Entrambi. Alcuni colpi di scena li programmo sin dall’inizio, quando comincio a buttare giù la storia. Altri mi vengono in mente solo scrivendo. E poi ci sono i casi in cui questi plot twist si affacciano nella mia mente molto avanti, spesso anche dopo che il mio editor ha già letto la prima bozza.

Il prossimo delitto - Copertina
Il prossimo delitto – Copertina

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