Spada, flamenco e il cuore inarrestabile di Zorro fanno trionfare gli ideali di giustizia e libertà.

Una prima nazionale, andata in scena ieri sera al teatro Sistina di Roma, e in replica fino al 21 ottobre, che si è conclusa con un tripudio di applausi e di entusiasmo da parte di tutto il pubblico presente.

Tra i volti noti Giampiero Ingrassia, che sin dall’inizio ha dichiarato la certezza della riuscita dello spettacolo: ‹‹Un musical fatto da nomi e professionisti che sono una garanzia del teatro››.

Zorro1“W zorro”.  nato dalla penna di Stefano D’Orazio con le musiche di Roby Facchinetti e prodotto dalla Medina (Lello Abate e Barbara Rendano) con la regia di Fabrizio Angelini, non è un semplice spettacolo a cui si assiste, ma è il grido di un popolo orchestrato in maniera raffinata che combatte contro le ingiustizie e i soprusi di un governo malfattore attraverso la forza delle idee.

Tante le emozioni e i momenti di riflessione che si sono avvicendati in scena colti tra le parole e le note delle canzoni, alternati a momenti di pungente ironia.

Un cast straordinario formato da “tanti piccoli giganti” anche di stampo internazionale, che come degli eroi in scena non si sono arresi alle avversità del destino e di un sipario, che in fase iniziale dello spettacolo ha faticato ad aprirsi.

Un eroe senza tempo, apparentemente frutto della fantasia ma di impressionante vicinanza con l’attualità, che tornato dopo una lunga assenza in Messico, per la ormai vicina morte del padre, non dimentica e non rinnega le sue origini portando avanti attraverso i principi da lui un tempo insegnati, il duello tra potere e libertà.

Un passaggio di consegne quello della maschera, con il mantello da onorare e sventolare come una bandiera, e una spada da innalzare come simbolo della vittoria e del trionfo senza essersi macchiata di sangue ma destinata a lasciare l’impronta di Zorro nelle menti anche in maniera concreta, come si vedrà in scena per mano di Cecilia(Alberta Izzo).

Un momento toccante quello del dialogo, tra un padre, William Lamport, sul punto di morte e di suo figlio, Diego,interpretato da Michel Altieri che giura, accompagnato da una musica solenne di non deludere la volontà e le aspettative del padre, il quale continuerà a guidare dall’alto la mano e la spada di Zorro.

Una speranza di salvezza per il popolo della California a cui darà nuovamente la forza di lottare, ‹‹Io sono quello che il popolo vuole che io sia››, e proprio per questo temuto da Juan che sentendo minacciato il suo potere solo perché più forte, tenta in ogni modo di arrestarlo. Solo e con un popolo in rivolta tenta in ogni modo di mantenere il controllo ma come cantano i peones un uomo da solo è niente, vale poco,è una goccia in mezzo a un fuoco. Mille gocce fanno un mare che alla fine è difficile fermare.

Le avversità per Diego (Zorro) non mancano quando ad aggiungersi è la seducente Consuelo interpretata da Jacqueline Ferry che cerca di spingerlo con il massimo della passionalità a cedere alla tentazione a cui Zorro non sembra intenzionato ad abbandonarsi. Due aspetti, il potere e l’amore che non si possono ottenere con la forza.

Un duello per la legalità ma anche a difesa dell’amore, quello che Cecilia abile spadaccina, porta avanti con dignità e coraggio nei confronti di Zorro, sacrificando se necessario la propria vita. Fatta prigioniera e destinata alla fucilazione come imposto da Juan De Salvatierra, perché schieratasi con i rivoltosi e utilizzata come esca per far uscire allo scoperto Zorro, Cecilia ci crede e non si arrende dichiarando con fermezza la voglia di continuare a lottare perché consapevole di essere nel giusto: ‹‹potete uccidere me, ma non gli ideali del mio popolo››.

Un messaggio questo, volto a sottolineare che non serve e non basta una maschera per lottare contro le ingiustizie e far valere le proprie idee quando dentro si ha il fuoco che spinge a farlo. Zorro si può nascondere nel volto e nell’animo di chiunque.

Lo stesso Sergente Garcia (Maurizio Semeraro), per gli amici Ugo, dietro la sua spassosa particolarità e simpatia che caratterizza il personaggio, si rivela un protagonista di “spessore”. Non combatte le ingiustizie con la spada nonostante il suo ruolo istituzionale lo preveda, ma attraverso le parole le quali, talvolta mascherate dall’ironia si fanno più pungenti di un tocco di spada. Nonostante sia convinto che affrontare la vita con un fiasco di vino sul tavolo sia il più grande spettacolo, forse un modo per dire e per “annegare” dietro un bicchiere di vino quanto di più storto ed ingiusto debba sopportare dell’essere pagato per difendere le ingiustizie; è un personaggio che esce allo scoperto con un atto di coraggio, ribellandosi verso colui che impartisce ordini, servendo la propria spada a Cecilia per aiutare Zorro in difficoltà.

Corteo e danze per tre giorni segnano la fine dell’oppressione di un popolo che esplode ad accogliere la libertà con i ritmi dominanti eZorro2 festosi del flamenco. Un ritmo che cadenza e sprigiona in tutta la sua forza il battito del cuore in cui è racchiusa la passione di ognuno ardente nel raggiungere il desiderio di libertà e scoprire che può esistere davvero.

Il merito di un successo rivolto a tutto il cast indistintamente che ha mostrato, o meglio confermato, la professionalità di ciascuno. Dai protagonisti Michel Altieri che con eleganza ha indossato e interpretato Zorro, potente con la spada e con la voce, dritto ad entrare nel cuore di tutti.

Alberta Izzo (Cecilia) ha dimostrato di essere una donna che ha perso tutto ma rimane al tempo stesso combattiva e determinata e dai modi garbati.

Roberto Rossetti (Don Juan De Salvatierra), un personaggio forte anche sulla scena, cela le sue insicurezze dettando legge, unico modo per ottenere obbedienza e Jacqueline Ferry, nel ruolo di Consuelo, una donna seducente e che non teme nulla;

Maurizio Semeraro ( Pinto Garcia ) ha saputo abilmente dosare momenti divertenti e di riflessione, sia nel ballo che negli scambi di battute con Fra Diego de La Cruz, interpretato da Fabrizio Checcacci, un frate sopra le righe, e che ha vestito inoltre il ruolo di William Lamport, padre di Diego.

Uno spettacolo dalle musiche e dai ritmi coinvolgenti a cui va il plauso ai danzatori ed acrobati  che hanno deliziato le scene con coreografie, passi di danza e colpi di spada (Bianca Balido, Gianluca Bessi, Federica Capra, Filippo Grande, Danilo Grano, Sara Marinaccio, Emiliano Palmieri, Carlo Pucci, Federica Rosati, Daniele Sibilli, Sara Telch, Gioia Vicari) e a coloro che ne hanno curato la messa in scena diretti magistralmente da Fabrizio Angelini in collaborazione con Gianfranco Vergoni e le voci curate da Rossana Casale.

A Lia Ruscica  va il merito per aver trasmesso la cultura  Flamenca mentre a Stefano Pantano si devono le scene coreografiche di scherma costruendo dei campioni del palco.

Ed ancora le musiche dirette e arrangiate da Giovanni Maria Lori insieme all’impronta di Roby Facchinetti che hanno saputo per l’intero spettacolo,divertire, tenere con il fiato sospeso ed emozionare.

Ed a Stefano D’Orazio, artefice di una storia che non è solo una maschera di carnevale.

 ..Da questa notte in poi inizia il tempo di Zorro con un sipario,come segno del destino, che non calerà mai.

 

Conferenza Stampa

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 Parterre de Roi al Sistina

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 Alcune immagini dello spettacolo

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Author Details
Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .
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Laureata a la Sapienza in Editoria multimediale e nuove professioni dell’informazione con la tesi “Il femminicidio. La favola nera della cronaca italiana“. Da sempre con la passione per la scrittura creativa e la comunicazione, consegue il diploma di laurea in Scienze della comunicazione per poi perfezionare e completare il ciclo di studi con la laurea magistrale. Le varie esperienze lavorative nell’ambito dell’informazione radiofonica e televisiva le fanno maturare e sperimentare sul campo la teoria studiata sui libri dandole la possibilità di acquisire ulteriori conoscenze. I mass media non sono le uniche esperienze lavorative e formative. Lo spirito di adattamento e la versatilità le hanno dato l’opportunità in passato di maturare esperienze in diversi settori, dall’immobiliare ai centri estivi e di doposcuola. L’incontro con il teatro avviene casualmente e la visione di uno spettacolo di Gigi Proietti si rivela fatale. La smisurata passione per il teatro si trasferisce nell’ambito degli studi portando in commissione di laurea triennale la tesi “L’arte del comunicare. Teatro e media nell’epoca post moderna” prendendo come modello di riferimento le doti comunicative di Gigi Proietti. “ Un grande errore è credersi di piu’ di quello che si è ma anche stimarsi di meno di quello che si vale” .

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