LA CATTIVITÀ/ROMEOeGIULIO a grande richiesta

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Sofia Bolognini e Dario Costa, ovvero BologniniCosta, tornano sulle scene al Teatro Testaccio con una nuova produzione LA CATTIVITÀ e la riproposta di “ROMEOeGIULIO”, a grande richiesta dopo successo di pubblico e critica al Teatro Abarico.

 

Dal 10 al 12 giugno, nella sala intitolata a Gabriella Ferri, è andata in scena LA CATTIVITÀ, suggestiva performance di teatro sperimentale scritta da Alessandra Cimino, una delle due attrici in scena con Giorgia Narcisi. Dirette da Sofia Bolognini con Dario Costa come Live Sound Stage Performer, Cimino e Narcisi rappresentano due appendici robotiche di una inquietante macchina-madre protagonista di un incubo post-apocalittico che racconta il feticcio del parto. Tra gabbie (reali e metaforiche), pulsioni elettriche, ripetizioni ossessive e compulsive di gesti e parole, cordoni ombelicali come catene, si consuma una rinascita o risurrezione a partire dalle macerie di un’umanità sconfitta. Narrativa, poesia e ricerca teatrale si compenetrano senza soluzione di continuità in una performance dal forte impatto visivo dove emozione ed elucubrazione cerebrale giocano a rimpiattino mentre lo spettatore cerca di districarsi nel groviglio delle suggestioni visive e sonore.

Più classico invece, sebbene non meno suggestivo, l’impianto narrativo di ROMEOeGIULIO, ennesima rivisitazione della tragedia shakesperiana, questa volta in chiave omosessuale, scritto e diretto da Sofia Bolognini e interpretato da Riccardo Averaimo, Sofia Bolognini, Aurora di Gioia, Mauro de Maio, Gabriele Olivi, Gianluca Paolisso, Nicole Petruzza, Andrea Zatti. Lo spettacolo, che ha vinto il premio Miglior Regia e Miglior Performance presso il Festival Internazionale di Teatro “Faces Without Masks” a Skopje (Macedonia), è andato in scena negli stessi giorni nella Sala Rossa del Teatro Testaccio. ROMEOeGIULIO continua il suo percorso di viaggio teatrale in costante divenire, diverso da ciò che è stato, per stessa ammissione dell’autrice, e forse ancora non pienamente compiuto, tra sperimentazioni coreografiche e musicali, alla ricerca di un’identità fluida che indaga il bisogno di amare ed essere amati, tracciando una meticolosa e insostenibile autopsia del conflitto di identità, sessuale e di appartenenza.
Con questi due spettacoli, BologniniCosta dimostra, nonostante la giovane età dei suoi fondatori, un’affascinante attitudine per il teatro di ricerca e sperimentazione capace di attrarre un pubblico variegato disposto a lasciarsi trascinare dalle potenti suggestioni che il “marchio” sa creare.

Qui la nostra intervista

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