È andato in scena al Teatro Verdi di Salerno La Scuola di Domenico Starnone con Silvio Orlando, Marina Massironi, Roberto Citran, Roberto Nobile, Vittorio Ciorcalo, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini. Un impietoso spaccato sull’inadeguazione dei luoghi deputati alla formazione e sulla tenacia di chi cerca si scardinarne lo status quo.

La Scuola di Domenico Starnone che Silvio Orlando, riproposto al Teatro Verdi di Salerno, offre in prima battuta una visione chiara, potente e mortificante della cronicizzazione di uno status quo che dopo tutti questi anni ancora non si è riusciti a scardinare: i luoghi dove si cresce e si preparano le nuove generazioni ad affrontare e sostenere il proprio ruolo nel mondo, le scuole, sono spesso quanto di più precario e diseducativo si possa trovare sulla strada di un ragazzino alla ricerca di una guida.

” La bellezza aiuta a rendere la gente migliore e a cambiare il mondo.”

Renzo Piano

Gli scrutini di fine anno della IV D sono arrangiati in una palestra a causa degli eterni lavori di ristrutturazione e diventano, in realtà, una metafora più amara di quello che è un desolante dato certo: ai nostri ragazzi si offriva, negli anni Novanta come oggi, un precarissimo luogo-non-luogo dove formarsi, una classe docente spesso impreparata e completamente priva di responsabilità professionale, programmi e strumenti ridicolmente inadeguati al confronto con la velocità del progresso tecnologico e dei processi sociali della vita reale, un riferimento dai piedi di balsa dunque.

A proposito del potere taumaturgico della bellezza.
Il microcosmo indipendente ed isolato che si delinea a poco a poco sul palcoscenico grazie alle dinamiche tra i docenti sembra trovare un naturale contenimento nello spazio della scenografia, reso da un doppio ordine di impalcature da cantiere, chiaro rimando all’architettura interna delle carceri.

È proprio grazie allo scomodo stato di cattività indotto dalle condizioni dell’edificio che le problematiche scolastiche della IV D lasciano ben presto il posto ad un groviglio indisciplinato di debolezze umane, di superficiali pregiudizi, di psico-drammi personali portati all’esasperazione da dei bravissimi interpreti quali Marina Massironi, Roberto Citran, Roberto Nobile, Vittorio Ciorcalo, Antonio Petrocelli, Maria Laura Rondanini e dallo stesso Silvio Orlando.
Per fortuna, però, inspiegabilmente, alcuni processi che accelerano verso il basso vengono dissolti dalle grandi risorse e dalla enorme fatica di pochi, che credono fermamente nel fatto che

“I ragazzi sono capaci di fare cose incredibili.”

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Architetto con la passione per la scenografia e la musica, vorrebbe capirci un pò di più di arte contemporanea: nel frattempo visita musei e si pone delle domande. Classe 1980, pensa però di aver completamente mancato il decennio giusto, non sapendo ancora decidere quale sia. Ama salvare vecchi oggetti che chiunque altro butterebbe e conserva con devozione un vecchio biglietto del treno Genova-Lavagna, trovato nella tasca di una giacca di velluto verde vintage, fantasticando ogni volta sulla possibile storia che quel biglietto si porta dietro.
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Architetto con la passione per la scenografia e la musica, vorrebbe capirci un pò di più di arte contemporanea: nel frattempo visita musei e si pone delle domande. Classe 1980, pensa però di aver completamente mancato il decennio giusto, non sapendo ancora decidere quale sia. Ama salvare vecchi oggetti che chiunque altro butterebbe e conserva con devozione un vecchio biglietto del treno Genova-Lavagna, trovato nella tasca di una giacca di velluto verde vintage, fantasticando ogni volta sulla possibile storia che quel biglietto si porta dietro.
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