Paterson vive a Paterson nel New Jersey.

È un abitudinario e ama la vita tranquilla. Fa il conducente di autobus, e osserva il mondo attraverso il parabrezza e ascoltando frammenti di dialoghi intorno a lui. Scrive brevi poesie sul suo quaderno, porta a spasso il suo bulldog inglese, si ferma in un bar e beve una birra, torna a casa da sua moglie, Laura, che al contrario di lui, è in perenne movimento.

Paterson ama Laura, ed è riamato da lei. Il mondo di Paterson, quello che consideriamo normale e ordinario, rappresenta la forza potente e irregolare dell’arte.

La sua è un’appagante routine, costellata non di banali casualità ma di magiche concatenazioni.

Paterson, ovvero la poesia delle piccole cose.

Un film che dovremmo lasciarci scivolare addosso, come le immagini che osserviamo dai finestrini degli autobus e che si muovono come una gondola meccanica in una città piccola e dimenticata.

Paterson è interpretato da Adam Driver, tra gli attori della sua generazione maggiormente in ascesa. Lanciato dalla serie HBO “Girls”, ha lavorando tra gli altri con Spielberg, Noah Baumbach, Ethan e Joel Coen, JJ Abrams, Jeff Nichols. Ha vinto la coppa Volpi nel 2014 col film di Saverio Costanzo “Hungry Hearts” ed è stato protagonista nell’ultimo capitolo di Star Wars, e lo vedremo nel prossimo film di Scorsese “Silence”.

Laura è impersonata da Golshifteh Farahani, l’attrice iraniana di fama internazionale (costretta all’esilio, ha scandalizzato per aver posato nuda sulla rivista francese “Egoiste”) che vedremo presto nel prossimo capitolo di “Pirati dei Caraibi”, già vista in “Exodus” di Ridley Scott, “Pollo alle prugne” della Marjana Satrapi, “Eden” di Mia Hansen Love (candidata al Cesar).

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