La Compagnia Ginepro Nannelli in

La Cantatrice Calva di Eugène Ionesco

“Prendete un circolo, coccolatelo e diventerà vizioso” : benvenuti a casa dei Signori Smith.

 

Il tempo dell’assurdo , scandito dai battiti di un orologio a pendola.

Il tempo del verosimile, possibile e plausibile raccontato dalla Cantatrice Calva di Eugène Ionesco e portato in scena con maestria dalla Compagnia Ginepro Nannelli presso la Casa delle Culture di Roma.

È il tempo il vero protagonista di questa pièce, definita dall’autore stesso anticommedia.

Primo esempio del teatro dell’assurdo, convince ancora oggi per l’attualità dei temi raccontati e per l’efficacia del complesso linguaggio utilizzato.

Una grande pendola e quattro sgabelli portano lo spettatore all’interno di un borghese salotto inglese.

La Signora Smith ( Patrizia D’Orsi ) e il Signor Smith ( Marco Carlaccini ) ci presentano il loro mondo borghese, parlando e tacendo  ai rintocchi della  pendola del loro salotto.

Catturano immediatamente l’attenzione del pubblico con un linguaggio non verbale veloce e ben strutturato.

Parlano con gli occhi, con i gesti e con i loro costumi perfettamente borghesi,  moderno esempio  vintage dell’improbabile.

Bisogna imparare ad essere parchi e moderati nella vita” , afferma la signora Smith con la sua grande parrucca verde, le gote rosse e un vestito che avrebbe fatto impallidire d’invidia persino Rossella O’Hara.

La chiave di lettura di questa rivoluzionaria commedia è nascosta precisamente in una narrazione che sembra prendere in giro se stessa, ma che contiene al suo interno denunce e riflessioni per una società che non sa ascoltare, che teme il silenzio e combatte per rimanere in realtà vinta dalla frenesia.

Molto bello il dialogo fra il Signor Martin ( Claudio Capecelatro ) e la Signora Martin ( Sara Poledrelli), amici dei Signori Smith: tutto può essere il contrario di quanto affermato. Non c’è nulla di certo se non le nostre stesse assurde convinzioni, dove le coincidenze potrebbero sembrare elementi decisivi.

E se il tempo non venisse più scandito?

Cosa accade quando la pendola smette di suonare?

Si dà vita al dialogo del non senso, delle banalità, dei pregiudizi e degli aneddoti che i quattro amici borghesi inscenano con bravura e sicurezza.

Ma le cose nella realtà sono semplici, ce lo ricorda anche la Cantatrice Calva ( che si pettina sempre allo stesso modo).

Sono semplici come il Fuoco che cerca di spegnere il rispettosissimo pompiere ospite della famiglia Smith ( Ludovico Nolfi ) e semplici come le Verità svelate dalla cameriera Mary ( Xhilda Lapardhaja).

L’attenta regia di Marco Carlaccini e la bella prova di tutti gli attori, hanno saputo mettere in evidenza l’attualità e l’ironia di questo testo scritto da Ionesco nel 1950.

Da menzionare, per originalità e accuratezza, gli abiti di scena e il gioco di luci utilizzato, che contribuiscono alla bella riuscita dello spettacolo.

“Riempiamo la vita di banalità e sensi affidati ad altri” – la cantatrice calva –

Pensiamoci .

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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.
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Conservare lo spirito dell’infanzia dentro di sé per tutta la vita vuol dire conservare la curiosità di conoscere il piacere di capire la voglia di comunicare. – Bruno Munari – Insegnante di scuola dell’infanzia per passione, amo ripetermi che leggere fra le righe dell’arte sia una forma di comunicazione privilegiata della quale i bambini sono i veri maestri. Laureata in Scienze dell’Educazione con una Tesi dedicata al confronto fra i modelli mass mediali in relazione alla multicultura e alla multireligiosità in una prospettiva interculturale, scelgo di perfezionarmi successivamente proprio in Educazione Interculturale, convinta che saper guardare sempre “oltre”, osservare attentamente e ascoltare con curiosità, siano una buona chiave di lettura per stare al passo con questo mondo che non si ferma mai, proprio come i bambini ai quali dedico il mio lavoro. Proprio come l’Arte, alla quale dedico il mio entusiasmo.

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