Dal 29 settembre fino al 3 febbraio il Palazzo delle Esposizioni di Roma ospita nelle sue sale, per la prima volta in Italia, oltre duecento scatti del grande fotografo francese Robert Doisneau.

 Per molti Robert Doisneau è un bacio, anzi è il bacio, l’iconografia assoluta dell’amore in cui l’eterea Parigi abbandona la sua veste urbana per divenire la scenografia ideale dove ha luogo l’incontro di due giovani amanti. Parigi e Doisneau appartengono l’una all’altro, la Ville Lumière viene celebrata dallo sguardo del fotografo che ne glorifica l’implacabile bellezza, la città è il palcoscenico prediletto dell’artista, i parigini sono i protagonisti inconsapevoli dei suoi scatti, attori pronti ad esibirsi nella quotidianità di un gesto, nella semplicità di una posa.

 Le oltre duecento foto, per la prima volta esposte in Italia, accompagnano lo spettatore in diversi luoghi della Ville: tra i vicoli del centro, all’interno di anonimi bistrot, negli atelier di moda, nelle gallerie d’arte o ancora in strada, tra i giochi innocenti dei bambini, dove un cartone da imballaggio può diventare il fortino inespugnabile da conquistare.

Lo sguardo di Doisneau è a tratti ironico, beffardo, invoglia a sorridere dinnanzi ad alcune opere come quando coglie di soppiatto i passanti intenti ad osservare un dipinto di nudo femminile nelle vetrine della galleria Romi, ma quello stesso sguardo è anche malinconico, commuovente, laddove la miseria umana diviene la protagonista attraverso il volto di un clochard, il degrado delle banlieue, gli occhi di un pittore straccivendolo il cui ritratto è degno di un artista olandese del seicento.

Proprio il rapporto con la pittura è un elemento di grande interesse e analisi; la formazione di Doisneau avviene tra i banchi dell’Ecole Estienne dove nel 1929 si diploma in litografia, i suoi studi rappresentano un aspetto fondamentale per capire la sua essenza immaginifica; nei nudi del Concert Mayol (1953), ad esempio, si può ritrovare il repertorio della pittura di Degas con le sue famigerate ballerine o ancora tutto il fascino della Belle Époque di Toulouse Lautrec, fino ad arrivare a certe icone di solitudine dipinte da Cézanne e da Manet dove i bar, i locali alla moda e i piccoli cabaret celano il dramma della mercificazione femminile.

 Se Parigi diviene un palcoscenico, Doisneau è pronto a ritrarre tutti i suoi artisti.

 Alberto Giacometti, Simone de Beauvoir, Orson Wells, Marguerite Duras, Juliette Gréco, Jacques Prévert, Pablo Picasso, sono solo alcuni dei personaggi effigiati dal fotografo,  i loro volti esprimono una familiarità emozionante; seduti a sorseggiare un caffè, intenti a leggere un giornale, in attesa di essere serviti al ristorante, azioni semplici che svelano momenti di intimità, ancora una volta lo sguardo di Doisneau apre un nuovo mondo a cui anche questi inarrivabili geni   non possono far altro che abbandonarsi.

È  questo il suo grande dono  rendere un gesto quotidiano, semplice, a tratti anche banale, un evento imperdibile, una scena cinematografica da immortalare.

Così Doisneau giustificava la sua arte: “Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire. Sono deciso ad impedire al tempo di scorrere. È pura follia.” Della sua follia oggi nutriamo i nostri occhi, della sua ossessione alimentiamo i nostri sguardi, quella battaglia disperata è stata la sua compagna di viaggio, uno scontro aperto che Doisneau ha superato attraverso le sue fotografie dove ognuno di noi può rispecchiarsi e ammirare estasiato l’evocazione di un ricordo che diviene il segno tangibile della perfezione artistica.

 La mostra è stata realizzata  dall’Atelier Doisneau in collaborazione con la Fondazione Fratelli Alinari per la storia della fotografia sotto il patrocinio della Ville de Paris e di Roma Capitale.

Contatti:

http://www.palazzoesposizioni.it

 http://www.robert-doisneau.com/fr

 http://www.mnaf.it/fondazione.php

Alcune delle immagini esposte

 

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