Sono una persona infame, sono una persona cattiva

Comincia così, in  modo assolutamente ironico, la seconda edizione del Salotto Bukowski.

Ad esordire in questo modo è Jacopo Ratini, ideatore ed fondatore di questo progetto, che nei panni del “vecchio sporcaccione” Charles Bukowski, ospita,in un salotto ideale, autori , scrittori, poeti che hanno reso grande la letteratura mondiale, ricreando, come lui stesso sostiene, un incontro narrativo.

Conoscere Jacopo, in occasione della prima serata del Salotto Bukowski, è stato molto interessante. Classe 1982, laureato in psicologia del lavoro, matura, durante gli anni dell’università, una grande passione per la scrittura e soprattutto la scrittura delle canzoni. La lunga gavetta nei locali romani ,ma soprattutto il talento, lo portano a partecipare ed a vincere diversi concorsi musicali in qualità di cantautore fino ad arrivare alla grande esperienza di Sanremo che lo ha visto in gara nell’edizione del 2010 pubblicando,lo stesso anno il suo primo album ufficiale.

Da grande appassionato di scrittura non si ferma a questo, ma porta avanti anche progetti letterari che vedono,a Ottobre del 2012, la pubblicazione di un libro di poesie e racconti brevi dal titolo” Se rinasco voglio essere Yoko Ono“per la casa editrice Edizioni Haiku.

Il Salotto Bukowski va così ad aggiungersi alle molteplici attività che Jacopo intraprende, rappresentando il realizzarsi di un desiderio e cioè quello di portare la poesia, i racconti, la letteratura ad un livello più diretto con il pubblico e fuori dai luoghi normalmente deputati a questi scopi come il teatro.

L’esperimento del Salotto Bukowski prende così vita al “Beere e mangiare and Co“, locale romano a Via Carlo Passiglia 1, che già l’anno scorso ha ospitato questo tipo di serate.

Ospite assoluto di questo primo appuntamento della nuova edizione è stato l’autore statunitense Edgar Lee Masters, interpretato dall’attore  Daniel De Rossi, che ha scelto e decantato le poesie tratte dall’Antologia di Spoon River, una raccolta di poesie che, sotto forma di epitaffio, raccontano la vita delle persone sepolte nel cimitero di una immaginaria cittadina della provincia americana.

Cinque le tematiche scelte per la scaletta: il senso della vita, la poesia, il potere ed il proibito,incomprensione degli artisti ed il finale.

E la serata ha inizio con la bellissima poesia di Edgar Lee Masters, George Gray, interpretata da Daniel De Rossi che ha portato subito alta l’attenzione del pubblico che, dopo il momento di intensa poesia, viene travolto, per tutta risposta, dal grande realismo di Bukowski con l’interpretazione di “S’impara” da parte di Jacopo.

La parola torna a Lee Masters/Daniel che sceglie la poesia “il suonatore Jones” toccante testo, cantato anche da De Andrè, a cui , Bukoswki/Jacopo risponde con un poema dal titolo “e così vorresti fare lo scrittore” in cui l’autore esorta chiunque a desistere dal fare qualcosa che sia al di là della propria portata.Citando le sue stesse parole “se non ti esplode dentro a dispetto di tutto non farlo”  credo molti dei presenti hanno  potuto trovare similitudini con la propria esperienza di vita.

E così. via via. vengono snocciolate e decantate due ore intense di poesie e racconti ,un vero botta e risposta, di simpatici siparietti tra aurori/attori ed audience presente nel locale.

Una condizione di assoluta fusione tra chi legge e chi ascolta, che si scioglie in un unico momento narrativo, in cui qualsiasi elemento come una risata o il rompersi di un bicchiere può soverchiare e riscrivere l’intero spettacolo che prenderà pieghe nuove ed inaspettate.

Abbiamo avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Jacopo e Daniele:

Sei laureato in psicologia del lavoro, ma in realtà hai sviluppato un grande talento. Sei infatti un artista versatile e poliedrico. Come è nata questa passione?

Talento lo hai detto tu e per questo ti ringrazio. A 18-19 anni, come molte persone non sapevo ancora bene cosa fare. Però mi piaceva scrivere canzoni e siccome sono nato in una famiglia in cui dopo il liceo o si va a lavorare o si sceglie l’università io mi sono laureato.Durante gli anni dell’università ho maturato e capito quella che era realmente la mia passione e cioè, quella di stare in mezzo alla gente, cantando, leggendo e piano piano sono riuscito, e sto riuscendo a dare corpo e una fisionomia a questa passione.

Ho cominciato a scrivere canzoni a 16 anni, ma è più tardi verso i 24 anni ho cominciato a dare una professionalità al mio percorso artistico perfezionandomi. Non esistendo una vera scuola per cantatutori, nei locali del circuito romano ho cominciato a proporre le mie canzoni, a partecipare a vari concorsi fino ad arrivare,  autoproducendomi, al Festival di Sanremo.

Il tempo mi ha dato ragione, non essendo un artista con le spalle coperte o con agganci, non mi sono scoraggiato come spesso fanno molti artisti che, per le più svariate ragioni, smettono di fare l’artista a tempo pieno o del tutto.

Un pò come Bukowski che ha rinunciato alla scrittura per più di dieci anni?

Si infatti, sei preparatissima!  Diciamo che su Bukowski esiste tutta una parte mitologica che lo riguarda.quella di uno scrittore che ha vissuto una vita all’insegna del bere, delle donne e senza lavorare.

Al contrario quando andiamo a sviscerare la sua storia ci accorgiamo che in realtà ha sempre lavorato o perlomeno si parava le spalle sempre in qualche modo. Era dunque una persona, come ha anche dimostrato in ambito letterario, furba.

Hai scelto Bukowski. Perchè proprio questo autore, cosa rappresenta per te?

Il salotto Bukowski nasce come un omaggio. E’ l’autore che forse conosco meglio insieme ad un altro paio di autori.

Mi ha sempre appassionato nel modo di scrivere,nella capacità di sintesi, nella capacità di essere diretto senza peli sulla lingua che pochi altri scrittori e cantautori hanno a mio avviso.

Con il Salotto Bukowski sto portando avanti un mio obiettivo, quello cioè di portare la poesia,i racconti,la letteratura nei locali e non in teatro. Nei luoghi in cui, insomma, il pubblico non è abituato ad ascoltare qualcuno che legge.Per me è la sfida più grande.

Il Beere è stato il primo locale che, l’anno scorso, ha sposato questo progetto ed il tutto  ha funzionato perché, dopo un primo impatto, le persone ritornavano e, con il passaparola, portavano altro pubblico. Ho cercato di ospitare, come in un vero salotto, i più vari artisti e portarli con me su questo palco. che poi vero palco non è, e cercare di coinvolgere il pubblico.

 A proposito di palco. In questa particolare ambientazione ti trovi in contatto diretto con l’audience proprio perché un vero palco non esiste.Quanto è importante, nel Salotto Bukowsi, il rapporto con il pubblico?

In queste serate si gioca tutto con l’interazione con il pubblico: è un luogo di incontro narrativo tra pubblico e artista in primis che racconta e poi l’autore che viene raccontato.

Se durante la serata si rompe un bicchiere o qualcuno ride per 30 secondi, quello che stiamo leggendo verrà inevitabilmente influenzato da questi eventi e possono crearsi siparietti divertenti con il pubblico che  stravolgeranno totalmente la scaletta preparata in precedenza.

Questa sera ospite d’onore è l’autore Edgar Lee Masters in questo caso letto ed interpretato da Daniel De Rossi.
Daniel come nasce questa collaborazione con Jacopo?

Jacopo è venuto a vedere uno spettacolo teatrale scritto da me e gli è piaciuto molto.Da li è nata la proposta per questa collaborazione. Abbiamo iniziato l’anno scorso per la prima serata del Salotto Bukowski ho scelto l’autore Allen Ginsberg ed è stata un’esperienza bellissima.

Come nasce invece la scelta dell’autore di questa sera Edgar Lee Masters?

Ho sempre amato questo autore. Credo che l’antologia di Spoon River sia un testo che entra sotto pelle e che non tutti conoscono.

Sono poesie sotto forma di epitaffi e, scongiuri a parte, rappresentano il racconto di una vita in cui molte volte ci si può immedesimare. Questa sera infatti comincerò con una poesia che per molti anni , nel bene o nel male, è stata la poesia che meglio ha rappresentato la mia vita.

Salotto Bukowski…siete tutti invitati!

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