Vita e opere di William Shakespeare vengono confrontate con quelle di altri grandi intellettuali, in un testo (edito da Mimesis nella collana “Eterotopie”, pagine 114) sulla vita nel teatro e sul teatro nella vita, sul significato delle maschere, sulla solitudine del buffone e sulla tragedia moderna dell’artista, apprezzato anche dalla più autorevole critica shakespeariana internazionale.

L’autore Stefano Sciacca, laureato in giurisprudenza all’Università di Torino, ha studiato Human Rights Law presso la University of Oxford e collaborato con l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, è consigliere della Fondazione Culturale di Noli per la quale ha curato conferenze e mostre (Tracce di Realismo a Noli, 2015), è autore di romanzi (“Il Diavolo ha scelto Torino”, Robin 2014), di saggi di critica cinematografica (“Prima e dopo il noir”, Falsopiano 2016) e di video sulla storia dell’arte e del cinema (“Cinema e Psiche: il manipolatore”, 2018).

Mi attrae particolarmente la vastità di riferimenti – da Shakespeare e Marlowe, passando per Nietzsche, Dostoevskij e Kurosawa. Ho ammirato in ugual modo come viene caratterizzata la particolare posizione di Shakespeare in relazione alla sua società – una posizione che, alla fi ne, si avvicina al complesso ruolo di quello che Goneril chiama ‘il pazzo a cui tutto è concesso”. (Stephen Greenblatt)

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