Nominato direttore generale della Reggia di Monza nei primi mesi del 2017, Piero Addis si è sempre distinto sia nella sua vita accademica che lavorativa, laureandosi in Pittura e Discipline artistiche alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano e coprendo negli anni più ruoli da dirigente artistico presso numerosi istituzioni.

Noi siamo andati ad intervistarlo in occasione della mostra Transavantgarbage di Marisa Laurito ospitata dalla Reggia di Monza fino al 31 ottobre.

Reggia di Monza

 

Cosa l’ha convinta ad ospitare la mostra?

Conosco Marisa da molto tempo e l’ho seguita anche nel suo percorso artistico, dalla Biennale di Venezia fino ad alcune sue mostre personali.

Quando ho visto la sua “Healthy food”, l’ho vista presentarsi al pubblico con una sfaccettatura diversa rispetto a quella a cui il grande pubblico è abituato. L’ironia e la cura trasmesse da quella singola fotografia mi ha fatto scoprire una Marisa che non conoscevo. L’argomento, inoltre, mi ha toccato profondamente quindi le ho chiesto se voleva creare una mostra che riguardasse tutte le regioni italiane.

Tutto questo è nato grazie a quella singola fotografia di Marisa esposta alla galleria di Milano.

Lei ha avuto un ruolo all’interno di Transavantgarbage?

Ho lavorato al suo fianco fin dall’inizio, ci siamo sentiti praticamente tutti i giorni. Ovviamente poi il percorso è dell’artista quindi le scelte finali sono sempre state di Marisa. Io mi sono limitato a darle consigli e suggerimenti quando ne aveva bisogno

Marisa mi ha detto di aver avuto una crescita personale, specialmente perché non si aspettava di trovare una situazione così tragica, anche per lei è stato così?

Si anche per me è stato molto sorprendente e mi ha aperto gli occhi su molte situazioni di cui non ero a conoscenza. Ad esempio non pensavo che anche in Lombardia, Veneto e zone simili si potessero trovare delle terre dei fuochi.

Che l’Italia sia una terra di veleni non è una novità, che questi veleni siano sparsi in luoghi dove non immaginiamo invece lo è eccome, almeno per me.

Ricoprendo il ruolo di direttore generale della Reggia di Monza, mi sono sentito particolarmente toccato anche perché quest’anno abbiamo incentrato il nostro programma sul tema dell’ambiente.

La Reggia è un parco di 730 ettari con 220mila alberi piantati secondo uno schema seguito da alcuni dei più grandi architetti della storia. Noi dobbiamo tutelare la Reggia e luoghi come questo, come Pompei, il Colosseo e molti altri ma per farlo serve una consapevolezza del tesoro che abbiamo tra le mani e la volontà di rispettarlo in modo che per terra non ci siano nemmeno le cicche di sigaretta. Anche vietando la possibilità di fumare in questi luoghi se necessario. Non perché faccia male alla persona, ognuno è libero ciò che vuole con il proprio corpo, ma perché così si fa del male all’ambiente che è l’unica cosa che rimarrà dopo di noi.

Reggia di Monza

E secondo lei che ruolo possono avere le varie forme artistiche nell’aumentare la consapevolezza dei cittadini?

Sicuramente la fotografia ha un ruolo determinante in questo. Infatti ha il vantaggio di riuscire a parlare alle persone senza bisogno di mediazione e con un’immediatezza irreplicabile. E in questo le opere di Marisa riescono perfettamente trasformando la sua mostra quasi in un reportage di guerra, con le sue atrocità e le sue disgrazie.

Inoltre il vantaggio di Marisa è che il pubblico delle mostre oramai è un pubblico colto e preparato e quindi in grado di cogliere alla perfezione la potenza del messaggio simbolico dietro i suoi scatti eliminando, di conseguenza, la necessità di inserire una forma di mediazione e quindi il rischio di modificare il messaggio che Marisa vuole lanciare.

Grazie ad iniziative come questa l’arte si riappropria del suo ruolo sociale e sono contento che possano trovare lo spazio che meritano all’interno della Reggia di Monza.

Reggia di Monza

Quali altre iniziative ospiterà la Reggia?

In questo momento stiamo lavorando su un cartellone che vede diversi protagonisti, principalmente giovani. Mi piace l’idea di ricreare un vivaio dell’arte in cui coltivare dei talenti.

Affronteremo tematiche sociali, ad esempio a Natale ospiteremo una natività bellissima di una delle città colpite dal terremoto. In questo modo, grazie a questa iniziativa, potremo sensibilizzare l’opinione pubblico anche su un argomento come quello del terremoto che magari può essere concluso per molti di noi ma che non finirà mai per chi l’ha dovuto vivere sulla propria pelle.

Per il futuro si vedrà, ogni artista ha il proprio tema e vedo che molti di loro hanno a cuore argomenti come l’immigrazione. L’importante è non limitare l’arte ad un ruolo estetizzante e fine a se stessa ma renderla in grado di guidare anche le nuove generazioni che troppo volte vengono ingiustamente additate come stupide.

E le istituzioni come possono aiutare questi giovani artisti?

Purtroppo molte volte le istituzioni fanno fatica a supportare queste iniziative e tocca quindi trovare dei privati disposti ad appoggiarle. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di supportarle dando loro la possibilità di essere ospitate qui alla Reggia di Monza che comunque è un luogo di fama internazionale.

Ma questo è un problema a monte, senza un governo che metta al primo posto l’obiettivo di sfruttare pienamente il patrimonio artistico e culturale del proprio stato, e ricordo che l’Italia possiede il 70% del patrimonio mondiale, si potrà fare poco o nulla.

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Responsabile Redazione di Roma, Autore La Nouvelle Vague Magazine
Nato a Roma, studia Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Roma tre. Appassionato di cinema, libri, serie tv e arti marziali, sogna di diventare giornalista professionista.
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