Al teatro Trastevere dal 31 gennaio al 5 febbraio un rewind di pensieri e parole della beat generation con TAPE#51, Kerouac. Uno spettacolo della compagnia “Un rigo sì e un rigo no”, scritto da Martina Tiberti e diretto da Raffaele Balzano.

Nella New York degli anni ’50, due amici rinchiusi in un disordinato appartamento, bottiglie di vino, musica jazz e marijuana sono gli ingredienti principali per l’inizio del racconto.

Jack Kerouac e Neal Cassady vogliono immortalare la realtà quotidiana nella scrittura, così che non sfugga insieme al tempo che scorre. Jack crede che registrare le loro conversazioni possa essere un innovativo punto di partenza per creare racconti sinceri e autentici. Neal non è molto convinto, ritiene che forse per scrivere bisognerebbe uscire, respirare posti e esperienze nuove da cui nascono idee adatte alla penna di uno scrittore.TAPE#51, Kerouac

Ma Kerouac, nel suo momentaneo blocco dello scrittore, si convince che un romanzo cresca e si sviluppi

“nella solitudine, nell’ignoranza, nella paura, nella sofferenza, nella follia, in un tipo di felicità psicotica che serve da incubatore alla nascita dello stupore…”

E da questo libero, non convenzionale, esperimento letterario, agevolato da sostanze stupefacenti e da abbondanza di vino, nascono flussi di coscienza, pensieri che ripercorrono le tematiche della poetica di Kerouac, che ammaliano lo spettatore e lo accompagnano con velocità beat tra sogni e libertà di cui quella generazione passata si è fatta portavoce per tutti i giovani.

Giochi di parole, inframezzi poetici e musica jazz di sottofondo è il mix inaspettato che scaturisce dal palco del teatro romano, mentre lo spettatore viene guidato verso un sogno di libertà che al termine lascia rapiti e affascinati.

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