Il dolcissimo volto dell’attrice e ambasciatrice Unicef Alessandra Mastronardi è stato protagonista della seconda parte della terza giornata del Festival del giornalismo Link, che si sta svolgendo in questi giorni a Trieste.

Ad accompagnarla sul palco, in uno scambio di riflessioni dal titolo “Dalla parte dei bambini”, il portavoce e ormai amico Unicef Andrea Iacomini e la voce di Caterpillar su Rai Radio2, Massimo Cirri.

La collaborazione tra la Mastronardi e l’Unicef perdura da quasi un decennio, pur essendo nata praticamente per gioco, da un pomeriggio di volantinaggio in Piazza del Popolo con l’iconica casacca blu nel 2008.

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Poi la proposta di Iacomini di provare a fare un viaggio, per vedere cosa fa sul campo il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. La Sierra Leone.

Ma poi, come spesso capita, è subentrato il cosiddetto “mal d’Africa”.

Senza pensare che quel viaggio mi avrebbe cambiata tantissimo. 

Io sono gli occhi dei donatori, vostri, in maniera fisica lì sul campo.

Il lavoro non è soltanto burocratico ma c’è un incredibile lavoro diplomatico, psicologico, Ma anche sanitario e scolastico.

La Sierra Leone dicevamo, poi il Libano e il desiderio di allungarsi fino ad Aleppo, che poi si è dovuto scontrare con la situazione del luogo.

Sofia, Sofia e i “blue dots”

È notizia di qualche giorno fa l’arrivo di due sorelle minorenni, non accompagnate, arrivate qui al confine triestino dall’Ucraina.

Caricate sul pullman dalla nonna. No, messe dalla nonna ma caricate dalla guerra. La guerra fa questo, fa scappare le persone

Inevitabile quindi non approfondire la stretta attualità del confine, del conflitto e di ciò che aspetta le più piccole e i più piccoli che arrivano sul nostro territorio in cerca di accoglienza.Prima dell’incontro, come raccontato dalla Mastronardi, l’opportunità di incontrare le due Sofie, due studentesse ucraine, e la loro classe in un istituto triestino e la visita a uno dei Blue Dots, i punti blu di UNICEF e UNHCR per bambini e famiglie migranti.

Molti sono usciti chiudendo dietro di sé la porta a chiave. E quelle chiavi le hanno con sè, sperando di tornare.

Potremmo essere noi, domani. Gli altri siamo noi, nati in un altro paese

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