A diversi  anni dall’uscita del suo ultimo film e dopo l’essersi ripromesso di non tornare più dietro la macchina da presa, il grande regista Ettore Scola  torna al cinema con Che strano chiamarsi Federico, Scola racconta Fellini in occasione della celebrazione del ventennale della morte di uno dei più famosi registi italiani.

L’opera, anche se non può definirsi un vero ritorno alla attività di regista da parte di Scola, nasce dalla voglia di raccontare più di 40 anni di amicizia con Federico Fellini e di ricordare un maestro indiscusso del cinema italiano che ha saputo lasciare in eredità opere indimenticabili ancora del tutto attuali.

Scritto a sei mani con le figlie Paola e Silvia Scola Che strano chiamarsi Federico non può essere generalmente classificato come un film di repertorio, ma più una commistione tra film documentario e narrazione in cui sono svelate emozioni, esperienze ma principalmente il legame d’amicizia che dalla fine degli anni 40 ha legato profondamente i due artisti.

Interamente girato negli spazi storici del Teatro 5 di Cinecittà che ha visto nascere quasi tutti i film di Fellini e “La Famiglia” e “Il viaggio di Capitan Fracassa” di Scola, e dove sono stati ricostruiti i set degli interni, il film si avvale di una voce narrante che accompagna lo spettatore lungo tutto il lungometraggio e della partecipazione di diversi attori impegnati ad impersonare i ruoli di Fellini e Scola da giovani durante i primi anni della loro conoscenza, di Fellini più anziano e del comune amico Marcello Mastroianni che nella realtà ha rappresentato per entrambi i registi un importante tramite affettivo ed artistico.

Il film ha così inizio, secondo la ricostruzione di Silvia Scola durante la conferenza stampa, durante gli anni 50 e i primi incontri tra Fellini e Scola nella redazione dello storico giornale satirico “Marc’Aurelio” in cui giovanissimi e di grande talento si misuravano con vignette satiriche e di critica dell’epoca e la cui redazione è stata in parte ricostruita all’interno del Teatro 5.
Il racconto prosegue con gli incontri, le comuni amicizie, come Mastroianni e Sordi, la frequentazione di bar notturni e le lunghe passeggiate in macchina scivolando nella notte romana della dolce vita alla scoperta di piccoli angoli di umanità e di  un mondo grottesco che molto hanno successivamente ispirato Fellini nella realizzazione di molti suoi film.

Progetto a cavallo tra documentario e film “Che strano chiamarsi Federico”  rappresenta un autentico omaggio di un artista ad un altro artista in cui i sogni, i ricordi e le fantasie si fondono con i frammenti personalissimi  della memoria. Un escursus emozionale che ripercorre il legame e la vita dei due grandi uomini consacrando per sempre Federico Fellini  nell’olimpo degli artisti senza tempo.

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INFORMAZIONI TECNICHE
Che strano chiamarsi Federico. Scola racconta Fellini.
Regia: Ettore Scola
Sceneggiatura: Ettore Scola, Paola Scola, Silvia Scola
Fotografia: Luciano Tovoli
Musiche : Andrea guerra
Scenografia: Luciano Ricceri
Prodotto da : Paypermoon-Palomar, Istituto Luce-Cinecittà con Rai Cinema,
Cinecittà Studios in collaborazione con Cubovision di Telecom Italia e con
il sostegno della Direzione Generale Cinema.
Distribuito: Bim, Luce Cinecittà.

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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust
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“L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” Marcel Proust

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